Pubblicato il 27/11/2019 - Ultima revisione 27/11/2019


Abbiamo bisogno della musica

Una recensione sulle iniziative in Auditorium

Fabio Ludovisi





Non ambisco mai di fare delle “recensioni” o delle “critiche”quando partecipo ad un concerto. Abitualmente cerco di registrare le emozioni che mi derivano dall’ascolto del programma che l’artista o gli artisti propongono al pubblico. In questo concerto specifico si trattava del secondo appuntamento con l’esecuzione integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven (stanno iniziando le celebrazioni del bicentenario della sua nascita), tenacemente voluto dall’Amroc ed in particolare dall’istrionico Valeriano Bottini, che sempre promuove dei progetti artistici particolari, e che vede come principale protagonista il maestro di origine bulgara ma di caratura internazionale, il pianista Ivan Donchev. Visto il mio amore particolare per il genio di Bonn, sono stato incuriosito dall’ascolto sin dal primo appuntamento, dal quale sono passati quasi dieci mesi (erano i primi di Febbraio di quest’anno). Ho scritto anche in quella occasione delle riflessioni, e guarda caso il leit-motiv era sempre quello delle emozioni. Dopo la consueta interessante introduzione all’appuntamento da parte dell’ineffabile Giancarlo Tammaro, lo stesso maestro proveniente dai Balcani ha voluto entrare nello specifico descrivendo temi e caratteristiche peculiari delle tre sonate di Beethoven che avrebbe eseguito, la n. 9, la 10 e la 4. Ordine voluto non per cronologia ma per senso estetico, visto che la terza sonata eseguita, pur essendo precedente alle altre, dura circa il doppio delle stesse ed ha soluzioni tecniche ed artistiche molto particolari, tanto che nella stessa si notano dei mosaici sonori nitidamente ripresi in alcune successive composizioni di Franz Schubert. Del resto il tedesco, giova ricordarlo, è stato un riferimento per moltissimi musicisti delle generazioni sue contemporanee e a seguire. Oltre al riferimento al grande musicista viennese, si avverte nella prima sonata eseguita un tipo di scrittura, ricordato anche in questo caso nell’introduzione all’ascolto dal mirabile esecutore, molto affine a quanto tanti anni dopo avrebbe modellato un altro viennese non di nascita ma di adozione, Johannes Brahms, con il suo tipico tratto sonoro. Come ho già avuto modo di affermare nel primo appuntamento, la sensazione che il maestro Donchev trasmette non risiede negli effetti speciali, nei fuochi di artificio. Il suo è un approccio con lo strumento e con la musica molto sereno e spontaneo, non traspare sforzo sovrumano dalle sue esecuzioni, che però sono tutt’altro che semplici dal punto di vista tecnico. Ti da una sensazione di serenità, da vicino di casa che si offre di farti scaldare al camino di casa sua, e in quelle due ore mi sono scaldato il cuore, eccome ! I due bis sono stati leggeri come tutto il concerto, ma intensi. Lo Chopin finale, malinconico e strappacuore, ha chiuso meritatamente un racconto d’altri tempi. Un pomeriggio che mentre impazzava all’esterno una pioggia a tratti molto intensa ha consentito a me e spero anche agli altri partecipanti di salire un po’ più in alto delle nostre umane vedute, di alzare lo sguardo verso il cielo e di respirare un tempo pur breve ma di assoluta bellezza. Qualcuno ha detto che la bellezza salverà il mondo: non a caso proprio un filosofo bulgaro, C. Todorov, ha scritto un saggio con questo titolo. Sicuramente ne abbiamo già degli anticipi in questo tempo. Dobbiamo sperare che non diventino sempre più rari, e che anche le nuove generazioni ne possano apprezzare l’incanto e la freschezza: ce lo richiede il nostro spirito, il nostro intimo. E da questo viene il mio ringraziamento per chi ancora crede in tutto questo, per chi promuove questi eventi nonostante tutte le difficoltà soprattutto di ordine economico. Oltre al plauso, è fondamentale, lo ripeto, esserci e sostenere attivamente le attività artistiche che vengono proposte, nel caso specifico, dalla nostra Accademia Musicale Roma Castelli, che da anni si spende proprio per questo. Ne abbiamo bisogno. Come l’aria. Non possiamo morire asfissiati. E ora appuntamento alla terza puntata di questo lungometraggio ... probabilmente in primavera. Ci sarà molto altro nel frattempo, ve lo garantisco. Siamoci !