Pubblicato il 22/01/2020 - Ultima revisione 22/01/2020


“Il Sindaco Pescatore” interpretato da Ettore Bassi, intervista all’attore: “Il teatro si deve insinuare nelle coscienze”

Con l'organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri

Rocco Della Corte





Al termine della matinée per le scuole, dopo il sold out della domenica pomeriggio e il pienone di studenti, Ettore Bassi ha rilasciato una breve intervista per raccontarci di questo progetto (e non solo) che tanta eco ha avuto a livello nazionale. Un ruolo, quello di Angelo Vassallo, che l’attore sente molto calzare su di sé tanto da aver letteralmente scelto di interpretare un testo del genere, impegnativo, difficile, ma anche profondamente semplice per una “storia sbagliata” – come direbbe Faber – che ha il compito di smuovere le coscienze e incitare tutti a ricercare una verità troppo spesso bistrattata e messa da parte. Ecco cosa ha dichiarato Ettore Bassi a Rocco Della Corte, in un’intervista in esclusiva per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri.

Ettore Bassi, sono ormai anni che porti in scena “Il Sindaco-Pescatore”. Impossibile non chiedere come è nato il sodalizio con la Fondazione Vassallo e con il fratello Dario, che si batte per la ricerca della verità giorno dopo giorno…

Sono quattro anni che lo portiamo in scena ed è nato per puro caso. Da una parte io ero alla ricerca di un testo da sentirmi addosso e portare in scena in modo autonomo e individuale, un vestito da sentirmi calzare. Dall’altra un giorno vado a una festicciola di ragazzini di un compagno di scuola di mia figlia e mi accorgo che il papà del proprietario di casa era Dario. Così iniziamo a parlare, non ci conoscevamo, e naturalmente viene fuori la storia di Angelo, con il libro che aveva appena scritto. Lo ho letto e mi ha colpito molto, in pochissimo tempo sono nati l’urgenza e il desiderio di trasformare questo racconto in una storia sul palcoscenico e per il palcoscenico.

Questa è una storia che indigna molto per le sue sfaccettature, per le omissioni, per le incertezze. Cosa ti ha spinto ad accettare questo ruolo così difficile per quello che ha il compito di comunicare in scena?

Più che ad accettare direi che qualcosa mi ha spinto a sceglierlo, ed è nato in me spontaneamente. Il motivo sta proprio in questo senso di omertà, in questa volontà di non arrivare a una verità su un caso così crudo, violento, come tanti purtroppo ce ne sono. Molti casi restano irrisolti e l’idea di tenere viva l’attenzione è fondamentale, non bisogna lasciare che una storia del genere cada nel dimenticatoio. È facile dimenticare proprio perché succedono tante cose del genere. Con il teatro si può tenere viva l’attenzione.

Nella parte finale del monologo fai diverse esortazioni alla verità, alla ricerca del giusto. Qual è la risposta del pubblico e in particolare dei giovani, visto che a Velletri hai tenuto anche una matinée per le scuole?

La risposta è sempre di grande attenzione e questo è molto importante. Poi, io credo, il teatro ha il compito di insinuarsi nelle coscienze ed è un processo che ha i suoi tempi: deposita un seme che germoglia piano, a me basta che uno solo di questi studenti abbia ricevuto qualcosa che resta nella sua anima e che cresca e già mi sento profondamente appagato perché capisco di aver raggiunto lo scopo.

Quali sono i prossimi progetti teatrali di Ettore Bassi?

Stiamo riprendendo il riallestimento di “Mi amavi ancora”, con Simona Cavallaro, che abbiamo portato in scena anche qui a Velletri all’Artemisio-Volonté. Ricomincerà un tour da fine gennaio a Pasqua. C’è insomma tanto teatro da fare…