COMUNE DI VELLETRI


Gli spazi:





Velletri (in latino Velitrae, greco antico Ουελὶτραι) è una città di circa 55.000 abitanti nel Lazio, in provincia di Roma. Inclusa in maniera più o meno dibattuta nell'area dei Castelli Romani nonostante la sua lunga e gloriosa tradizione di libero comune, Velletri è uno dei centri economicamente e culturalmente più vivi della provincia. È inoltre il primo comune tra i quindici comuni dei Castelli Romani sia per numero di abitanti, che per estensione territoriale (113 kmq, al pari di Napoli). Antichissima città dei Volsci, già autorevole al tempo di Anco Marzio tanto che trattava da paro a paro con Roma, lo storico Dionigi d'Alicarnasso la definisce ἐπιφανής, "illustre". È sede della Sede suburbicaria di Velletri-Segni, ed è stato teatro di due storiche battaglie: nel 1744 e nel 1848. Velletri fu nel Medioevo uno dei pochi liberi comuni del Lazio e dell'Italia centrale, e una delle pochissime città a conservare una propria vita cittadina. La vita culturale, effervescente fin dal XVII secolo con la nascita di numerose Accademie, è oggi piuttosto interessante, grazie a teatri, musei, cinema, biblioteche ed archivi.


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Il TERRITORIO



Il territorio di Velletri per la sua e posizione geografica e la fertilità del suolo fu sempre intensamente abitato. In epoca romana intorno alla via Appia si era costituita una fitta rete viaria, lungo la quale sorsero numerose ville rustiche, presso le quali si coltivavano soprattutto l’olivo e la vite. In epoca repubblicana queste ville erano per la maggior parte di piccole e medie dimensioni, in età imperiale, invece, aumentarono i grandi in conseguenza dell’accentramento di terre e della formazione di grandi proprietà.

Queste ville erano suddivise in una parte rustica, adibita alla produzione agricola, all’allevamento, alla lavorazione e deposito dei prodotti, ed in un parte residenziale, dotata di impianti termali e giardini. I resti presenti nel territorio sono numerosissimi, ma si tratta ormai di pochi ruderi di muri coperti di rovi oppure inglobati in abitazioni moderne: fanno eccezione le strutture di Cento Colonne (n. 28) e Civitana (n. 29) che conservano ancora parte della loro imponenza. Anche nella zona rurale non mancavano i luoghi di culto; in particolare sono noti quelli dell’Algido, di La Parata, Soleluna (n. 32) e Colle Ottone.

La presenza di tanti monumenti indusse i ricercatori di antichità a indagare nel territorio della città fin dal XVI sec., ma il periodo di maggior fervore di scavi si ebbe alla fine del 1700, quando vennero fatte a Velletri scoperte di tale importanza da attirare l’attenzione dell’intero mondo antiquario dell’epoca: nel 1777, in località Montesecco, fu rinvenuta una testa marmorea di Augusto (n. 23), nel 1784 si scoprirono le celebri terrecotte volsche, nel 1794 fu trovata, in contrada Colonnella, la statua dell’Ermafrodito (n. 26) ed infine nel 1797, in località Troncavia, la celebre statua colossale di Atena (n. 24-25), conosciuta come Pallade di Velletri. Questi materiali subirono la stessa sorte di tutti gli altri reperti che si andavano ritrovando: venivano ammirati e conservati come “tesori”, senza considerare il contesto di ritrovamento e, spesso, venduti sul mercato antiquario.


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PALAZZO DEI CONSERVATORI



Palazzo Vecchio o Palazzo dei Conservatori ; iniziato nel 1822 come sede della Delegazione di Velletri, divenne poi dal 1870 sede degli uffici giudiziari e del Palazzo di Giustizia.

Sulla facciata principale nel 1850 fu murato un bassorilievo, scolpito dal prof. Filippo Gnaccarini che rappresenta il ritorno al trono di Papa Pio IX, dopo 15 mesi di esilio a Gaeta, nel regno di Napoli, sotto l’egida di 4 potenze, Francia e Austria raffigurate a destra, Spagna e Regno di Napoli a sinistra. Al centro è raffigurata la provincia di Velletri, genuflessa, che riceve il papa.

Danneggiato nel 1944, l'edificio è stato ricostruito fedelmente al progetto originale.

Attualmente ospita alcuni uffici comunali.


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IL PALAZZO DEL MUNICIPIO



Il maestoso palazzo comunale, segno forte dell'autonomia politica della città, in cui il Vignola adattò lo schema costruttivo usato a Caprarola per i Farnese, fu continuato alla sua morte (1573) da Giacomo della Porta, e completato solo nel 1720.

Si presenta con una facciata su tre livelli, conclusa da ricco cornicione aggettante: il portico a piano terra, il piano nobile con teoria di finestre architravate, il piano secondo con finestre quadrate. All'interno, il piano nobile ospita la "Sala del Consiglio", in cui è ancora visibile Augusto e la profezia della Sibilla, brano superstite del ciclo d'affreschi raffiguranti episodi della vita di Ottaviano Augusto attribuiti erroneamente a Federico e Taddeo Zuccari (attivi seconda metà XVI secolo).

Seguono le sale di rappresentanza: la "Sala delle Lapidi", in cui sono numerose iscrizioni relative alla storia della città, e la "Sala Tersicore", un tempo destinata ai balli civici, oggi prestigioso spazio per conferenze.


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CITTÀ ROMANA



Velletri fu per molti anni oggetto di contesa tra Romani e Volsci per la sua posizione di contro del corridoio naturale che conduceva dall’entroterra al mare. La città, che aveva più volte sostenuto i Volsci, venne conquistata definitivamente dai Romani nel 338 a.C. e fu punita duramente per la sua infedeltà: l’aristocrazia locale venne esiliata ed i suoi beni assegnati a coloni romani, le mura furono demolite. Da quel momento Velletri condusse una vita tranquilla, unici eventi di particolare rilievo furono la costruzione della via Appia nel 312 a.C. e, a livello istituzionale, l’insediamento di un nuovo corpo di coloni in epoca dei Gracchi e di una colonia militare al tempo dell’imperatore Claudio

La gens Octavia, di origine veliterna, diede grande lustro alla città. Lo storico Svetonio racconta che ai suoi tempi si mostrava a Velletri la villa degli Ottavi, dove l’imperatore Augusto aveva trascorso la sua infanzia. Velletri fu per tutta l’epoca romana un centro fiorente, con una buona produzione agricola ed in particolare vinicola, posto al centro di una fitta rete di arterie stradali che rendeva agevoli i commerci sia con la capitale che con le città campane e con i porti di Anzio ed Astura.

Non sono più visibili i monumenti e le strutture dell’antica città romana. Questa occupava l’area compresa tra le vie Andrea Velletrano e dei Lauri a nord e porta Napoletana a sud. Il foro antico può probabilmente essere ubicato nella zona compresa tra Piazza Caduti sul Lavoro e la cattedrale di S. Clemente, un’epigrafe ricorda infatti l’esistenza di una basilica. Sui resti di una struttura romana (forse un podio) che si affacciava sulla piazza sorse nel XVI sec. il cosiddetto Teatro della Passione.

Accanto al foro, tra la via di S. Crispino e la via di S. Francesco, sorgeva forse l’anfiteatro, il cui restauro è ricordato in un’iscrizione del IV sec d.C. trovata in questa zona; anche la forma curvilinea degli isolati lungo via di S. Francesco e la presenza di strutture inglobate in edifici moderni sembrano confermare questa ipotesi. Infine è nota la posizione di almeno almeno tre templi, ma solo di tre è nota la posizione: uno era presso la Piazza del Comune, un altro nell’area al foro, in prossimità della cattedrale di S. Clemente (n. 20-21) ed un terzo sull’altura della chiesa della SS. Stimmate.