07/08/2019 - Ultima revisione 07/08/2019


Breve viaggio fotografico di "Arte nell'orto"

Con il patrocinio della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri

FondArC





Arte nell’Orto esprime il desiderio di liberare l’arte dagli spazi consueti, per inserirla e viverla in un contesto naturale: ad ogni nuova edizione il pubblico assiste alla nascita di una nuova opera dalla terra, in un evento segnato dall’attesa. Quest’anno l’Accademia di Belle Arti di Roma, con la sua Direttrice Tiziana D’Acchille venerdì 19 luglio ha presentato al pubblico l’evento nell’Aula Magna della sua sede di Velletri, Convento del Carmine, volendo rimarcare l’importanza dell’iniziativa per il territorio. Quando nel 2007 Claudio Marini si è trasferito nella sua vigna di Colle San Francesco, sulla via dei 5 Archi, forse il paesaggio ancora meno densamente popolato della campagna veliterna, deve aver pensato che questo, un luogo legato alla storia della sua famiglia, era il posto giusto per fermarsi a riflettere e lavorare. Per lui, dopo l’importante passaggio della Biennale del 1980 rimasto artista fedele con coerenza ad un linguaggio che arricchisce la lezione di Burri e Fontana di una inedita cifra ludica, tutta sua, la cornice agreste, oltre a costituire la nuova realtà di studio ed abitazione, diventava il paesaggio ideale in cui costruirsi un mondo proprio. E siccome Claudio crede nell’amicizia vera, nella condivisione, cosa c’era di meglio per lui che chiamare gli amici artisti, a contribuire a quella visione? A differenza di altri celebri giardini dell’arte contemporanea (Niki de Sainte-Phalle a Garavicchio, Daniel Spoerri a Seggiano), o di visioni arcadiche in cui l’impronta dell’ideatore è forte e ineludibile, ma trasforma lo spazio agreste in un palcoscenico della mente (Tomaso Buzi a Montegabbione, Franco Maria Ricci a Fontanellato) Claudio ha creato qualcosa in cui il sapore della vigna resta protagonista, non spezza il legame tra la cultura contadina e il pensiero del fare artistico, altrove collocato in uno spazio alienato, l’odierno sistema dell’arte contemporanea. Anche nelle modalità e nei tempi in cui il luogo viene fruito e condiviso, la presenza delle installazioni non altera lo scopo dell’orto, lo raddoppia: a dare sempre nuovi frutti sono la Terra e il lavoro dell’uomo, la sua qui duplice Opera di Natura ed Arte. Ogni anno l’inaugurazione è come una Festa della Vendemmia, un ritrovarsi della comunità intorno al nuovo raccolto (l’opera), che viene festeggiato, e prosegue l’eterna vicenda della Natura. I riti contadini che hanno animato in passato lo spazio, i materiali della vigna, gli attrezzi per lavorare la terra, la grotta per conservare il vino sono presenze che dialogano e si declinano nei diversi significati cui le opere alludono. Con Ho fatto scalo a Troia, Claudio ha aperto nel 2007 questo Orto d’artista, con un richiamo formale alle Battaglie dell’arte rinascimentale italiana. E’ poi seguita la Nuvola (2008) di Giorgio Galli , realizzato con materiali che parlano del passato della vigna; nel 2009 Vincenzo Pennacchi propone la Nave dell’accoglienza, opera work in progress, su cui l’artista tornerà successivamente. Carmine Mario Muliere, non più tra noi, realizza nel 2010 Il centro della sfera, e Roberto Pruneddu nello stesso anno decide di intervenire sui primi due pali di cemento dell’Enel che punteggiano la vigna, sublimandoli nella sua visione estetica (Totem e Tabù). Manfred Vogt rinfresca l’inaugurazione del 2010 con il suo Organo ad acqua , citazione contemporanea degli organi rinascimentali (Quirinale, Villa d’Este) che emettevano suoni sospinti dalla forza idraulica. Di Sergio Gotti nel 2011 è un intervento sulla porta della “grotta romana”, l’ambiente sotterraneo scavato nella terra, destinato nella vigna a conservare le derrate e il vino, richiamate ironicamente anche dal titolo Oltre la porta; nello stesso anno Francesco Pernice con Alberi e Alberi, e Giancarlo Soprano con La valigia degli angoli retti offrono il loro significativo contributo all’Orto. Dal 2012 svetta a vigna Marini, visibile da lontano, quasi segnacolo del giardino d’artista, l’ Albero del Sole di Fausto Roma; del 2013 sono l’intervento di Enzo Lisi, di sapore concettuale, Scappato dalla porta e rientrato dalla finestra,che mi fa pensare ai paradossi della Filosofia, e la bella Sagoma di Stefano Trappolini. Nel 2014 Manlio Rondoni introduce la Pittura, con il suo Sogno di Oliver, per la prima volta nell’Orto; Alberto Timossi installa Flussi, con i suoi noti e riconoscibili tubi rossi; Mario Velocci ara simbolicamente la Terra, sovrapponendo a quella vera i suoi Campi arati. Biagio Iadarola celebra idoli sanniti che mi fanno pensare a Max Ernst nel suo Incernierati (2016), Teresa Marasca offre un omaggio al Padre in Mare di maggio (2017), Michele Peri propone al vento le sue Vele l’anno scorso.