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29/06/2020 Campaniliana, giù il sipario sul programma: ecco tutti gli eventi della quarta edizione della rassegna dedicata ad Achille Campanile

Non era semplice, in questo difficile contesto, riuscire a confermare tutte le date della “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura giunta quest’anno alla sua quarta edizione. La kermesse dedicata ad Achille Campanile, sempre seguendo le normative vigenti per il covid-19, è tuttavia pronta a partire nel mese di ottobre in attesa che si chiudano le iscrizioni al concorso (il termine è il 15 luglio). La macchina organizzativa composta da Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, Memoria ‘900, Fondo Campanile e con i patrocini di CENDIC (Centro Nazionale per la Drammaturgia) e Comune di Velletri ha messo a punto un programma variegato e completo, la cui incognita è rappresentata soltanto dalle location (molto probabile, se tutto resta com’è, lo svolgimento di ogni iniziativa presso il Teatro Artemisio-Volonté). Si comincia sabato 10 ottobre alle ore 17.00 con il convegno di studi sul teatro italiano contemporaneo, con particolare attenzione a quello umoristico, partendo da Campanile. |2 Relatori l’attore e regista Pino Quartullo, volto noto di cinema, televisione e palcoscenico, lo scrittore umoristico Pino Imperatore, lo sceneggiatore Rosario Galli e l’attrice e regista Liliana Paganini. Coordina il dibattito Rocco Della Corte. Doppio appuntamento la settimana successiva, sabato 17 ottobre: alle 17.30 avrà luogo la presentazione del lavoro sull’archivio di Campanile, con l’inventario approntato dalla dottoressa Nicoletta Rinaldi della Sapienza Università di Roma. Seguirà la presentazione del libro “L’umorismo cosmico”, di Rocco Della Corte, pubblicato da Atlantide Editore. Modera i due eventi Vera Dani, referente del Premio Campanile. |3 Da segnare in agenda, poi, la data di domenica 18 ottobre: alle ore 17.30 andrà in scena lo spettacolo “L’acquario”, di Claudio Grattacaso, opera segnalata nel concorso 2019, a cura della “Compagnia dell’Eclissi” di Salerno. Il gran finale è previsto per domenica 25 ottobre, alle 17.30, sempre al Teatro Artemisio-Volonté. |4 Alla presenza dei giurati Arnaldo Colasanti (scrittore e critico), Emilia Costantini (giornalista del “Corriere della Sera”) e Gaetano Campanile sarà premiato il vincitore dell’edizione 2020, con la consegna del premio in denaro di € 1500,00 messi a disposizione dalla Clinica Madonna delle Grazie. Immediatamente dopo la premiazione la compagna “La linea di confine” di Roberto Belli rappresenterà “Cinque panni che si lavano in famiglia”, di Andrea Ozza, opera vincitrice dell’edizione 2019. Per tutte le informazioni è sempre attivo il sito web campaniliana.it oltre che i profili ufficiali su facebook e instagram. Il programma è molto nutrito e sicuramente, nonostante le incertezze dovute alla pandemia, si preannuncia un’edizione di ottima qualità per la “Campaniliana”, sempre più alla ribalta nazionale anche grazie al coinvolgimento di attori e registi.

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21/06/2020 Scrittori, attori e cantanti sulla scrittura di Achille Campanile

Altre preziose testimonianze si stanno aggiungendo al lavoro di ricerca condotto per la “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura in programma a Velletri il prossimo ottobre. Dopo Pino Imperatore, Gabriele Cirilli, Emanuela Grimalda, Gioele Dix, Alessio Boni e Pino Quartullo questa settimana hanno parlato di Achille Campanile, nelle interviste realizzate da Rocco Della Corte, voci autorevoli del panorama culturale. In ordine di tempo, primo è stato il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Nanni Delbecchi. Molto attivo sul giornale diretto da Marco Travaglio, è un appassionato della produzione campaniliana e ha così definito lo scrittore romano che decise di vivere fra Lariano e Velletri: “Campanile ha un senso del paradosso strepitoso, che la sua eleganza linguistica rende ancor più insospettabile. E’ un ginnasta che si presenta alle Olimpiadi in smoking. E vince la medaglia d’oro”. Delbecchi, in occasione della prima edizione della “Campaniliana” nel 2017, scrisse un articolo a tutta pagina sul “Fatto” e partecipò, come ospite, al convegno. In quell’occasione tra i relatori vi era Giorgio Montefoschi, famoso romanziere e Premio Strega, che ha rilasciato a sua volta un’intervista soffermandosi sull’umanità dell’uomo prima che dell’intellettuale: “Ho avuto fortuna di conoscerlo perché prima di conoscere tutta l’opera di una grande scrittore, ebbi l’opportunità di conoscere l’uomo: un individuo meraviglioso, superiore a ogni mondanità a ogni preoccupazione sociale, indifferente rispetto al successo. Sapeva di essere un fuoriclasse e gli andava bene così. Anche perché viveva in una bella casa di campagna, fra Velletri e Lariano, con sua moglie e suo figlio che adorava, svariati nipoti e un pollo che non avevano mai il coraggio di far secco”. Anche la cantautrice e attrice Margherita Vicario, nota al grande pubblico per le sue partecipazioni a film di Fausto Brizzi, Antonio Manzini e Woody Allen al cinema e a diverse fiction (“I Cesaroni”, “La ladra”, “Nero a metà” per citarne alcuna) e attivissima nel campo musicale con ben tre singoli già lanciati nel 2020 (“Pincio”, “Giubbottino” e la cover “Is this love”), ha risposto ad alcune domande su Campanile: “E’ spiazzante e da un certo punto di vista facilissimo, quindi accessibilissimo, ma nello stesso tempo profondo e capace di creare delle domande, o almeno aprire dei varchi”. Infine, Marina Massironi, protagonista di trasmissioni televisive di successo come “Mai dire gol” e “L’ottavo nano”, nonché di film celeberrimi come “Tre uomini e una gamba”, insieme ad Aldo Giovanni e Giacomo con i quali ha lavorato per anni, Marina nel 2000 vince sia il Nastro d'argento, sia il David di Donatello come migliore attrice non protagonista per “Pane e tulipani”, ha svelato di aver incontrato il teatro di Campanile agli esordi: “Il suo mettere insieme il reale e l’assurdo, la capacità di reinventare le parole, svuotarle del loro significato e utilizzarle nel linguaggio come un giocoliere, di insinuare l’equivoco e poco dopo ingenuamente negarlo, è insieme divertente e molto stimolante”. Prosegue dunque la raccolta di testimonianze per ampliare la ricerca e aggiungere qualcosa di nuovo alla interpretazione, da parte degli addetti ai lavori, della produzione campaniliana. L’Ufficio Stampa è già al lavoro per nuove interviste e proseguirà ad oltranza per ascoltare sempre più pareri con l’obiettivo di restituire un ritratto di Achille Campanile profondo, vario e veritiero.

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16/06/2020 Ripulita dal rampicante secco la parete anteriore del muro esterno del Teatro Artemisio-Volonté

In attesa di capire in quali modalità potrà riprendere l'attività al Teatro Artemisio-Volonté, con la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura al lavoro per studiare la ripresa, alcuni interventi di riqualificazione si stanno svolgendo all'esterno del Teatro stesso. Nella giornata del 15 giugno è stato ripulito il muro antistante la scalinata, limitrofo all'ingresso superiore del Teatro, da alcune piante rampicanti secche. Ora risulta ben visibile l'insegna che riporta il nome del Teatro. 

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14/06/2020 Un nuovo pianoforte alla Casa delle Culture
Splendido modello gran coda Bosendorfer

Grazie all'Associazione Culturale Colle Ionci, alla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura  al Maestro Carlo Grante, l'Auditorium del Casa delle Culture e della Musica - che si spera sarà presto intitolato al musicista veliterno Ruggero Giovannelli - si arricchisce di un altro meraviglioso gioiello. Si tratta di un pianoforte gran coda Bösendorfer splendido. "Speriamo di ascoltare al più presto il suo meraviglioso suono" - ha detto il direttore artistico Claudio Maria Micheli, nel pubblicare le prime immagini del 'nuovo arrivato' sul palco dell'Auditorium - "Dobbiamo stare insieme per la Cultura", ha aggiunto, "non con le chiacchiere ma con i fatti!".

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12/06/2020 Tutti pazzi per Achille Campanile: interviste a Emanuela Grimalda, Alessio Boni, Gioele Dix e Pino Quartullo
Numerosi gli artisti che portano la loro testimonianza su Campanile

Prosegue, ad alti ritmi, la raccolta di testimonianze sul genere umoristico e sulla produzione letteraria a trecentosessanta gradi di Achille Campanile. Sono numerosi gli attori, registi, scrittori e giornalisti che hanno rilasciato un’intervista a Rocco Della Corte, giornalista e membro del Comitato Scientifico della rassegna nazionale “Campaniliana” organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Dopo Gabriele Cirilli, infatti, sono giunte altre prestigiose testimonianze che aggiungono molto alla ricerca sulla diffusione del genere umoristico e sulla ricezione, da parte di pubblico e addetti ai lavori, dell’opera di Campanile. Il sito ufficiale, www.campaniliana.it, ha avuto un forte incremento di visualizzazioni grazie anche agli artisti che hanno condiviso l’intervista rilasciata sulla propria pagina ufficiale. Gabriele Cirilli ha aperto le danze, in seguito è arrivata la preziosa testimonianza di Emanuela Grimalda, nota attrice di cinema e teatro. “Ho letto Campanile negli anni della giovinezza, quando si leggevano i classici dell’umorismo come, appunto, dei classici. Non ho mai avuto la fortuna e il piacere di “recitarlo”. Ma si sa” – ha aggiunto la popolare attrice nota per i suoi ruoli in “Febbre da cavallo”, “Manuale d’amore”, “Un medico in famiglia”, “Sei forte Maestro” e “Boris” fra le tante – “che gli artisti sono sempre una fonte di ispirazione. E lui lo è stato sicuramente per me, soprattutto a livello letterario, visto che sono a mia volta autrice di testi comici e di pièce teatrali. Campanile è un magnifico rivelatore”. Non è stato da meno Gioele Dix, che durante la quarantena ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale delle pillole letterarie in video dedicandone una a Campanile, nello specifico leggendo “Galileo” e “Lord Brummel”. L’artista milanese, che lavora moltissimo in teatro anche come autore, ha sempre apprezzato sin da piccolo lo scrittore vissuto fra Velletri e Lariano: “Quello di Campanile era un teatro sofisticato, oggi una comicità così raffinata non sarebbe popolare anche se è godibile da chiunque. Ci vuole attenzione alla sottigliezza. Io penso alla cosa teatralmente più bella che ha scritto, secondo me: “Visita di condoglianze”. Ogni tanto quando sono di cattivo umore la rileggo e rido con le convulsioni, come se la leggessi la prima volta. Forse il teatro umoristico è complesso proprio perché meno immediato”. Anche Alessio Boni, uno degli interpreti più apprezzati del cinema, del teatro e della tv, reduce dal successo del suo “Don Chisciotte” a teatro e delle fiction record di ascolti “Giorgio Ambrosoli” e “La strada di casa” ha dichiarato il proprio apprezzamento per Achille Campanile: “Non ho mai incontrato persone con il senso dell’umorismo che non fossero intelligenti. Queste persone sono in grado di fare dei riferimenti letterari, storici, culturali che scatenano l’ironia. Senza rimandi culturali, non funzionerebbe l’allusione. Questo era Achille Campanile… L’umorismo” – ha concluso Boni – “viene sempre da una cultura pazzesca e da un’intelligenza altrettanto eccellente, come appunto era lui”. Molto approfondita anche la testimonianza di Pino Quartullo, che di Campanile ha letto quasi tutto e ha messo più volte in scena spettacoli teatrali ispirati al Maestro come l’ultimo intitolato “Anche gli asparagi hanno un’anima”: “Ha anticipato tutti. Ed è stato un pozzo da cui tanti hanno attinto come autori. Non posso fare nomi. Credo che se Campanile fosse ancora tra noi, avrebbe continuato a stupirci, a prenderci in giro con eleganza ed intelligenza e sarebbe ancora un punto di riferimento”. Le interviste integrali sono disponibili sul sito della rassegna e sulla pagina facebook ufficiale, e molte altre sono in fase di realizzazione. Un lavoro di ricerca, quello curato da Rocco Della Corte, che ha un duplice obiettivo: affermare l’attualità campaniliana per mezzo di addetti ai lavori di assoluto prestigio e portare nuovi elementi di riflessione sull’umorismo e sul messaggio di Campanile, attualizzato ai giorni nostri. All’unanimità, comunque, arriva la consapevolezza che un fine e intelligente scrittore come Achille non passa mai di moda.

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08/06/2020 Il Teatro Artemisio-Volonté è pronto a ripartire!
Dopo la sosta per il covid-19

Dopo la lunga sosta per il lockdown, il Teatro Artemisio-Volonté riparte. Il Direttore Artistico Claudio Maria Micheli è già al lavoro per la stagione 2020-2021, che sarà molto speciale e particolare dopo lo stop imposto dalla pandemia. Il Teatro di via Fondi è pronto ad accogliere nuovamente spettatori e compagnie per condividere momenti entusiasmanti nel segno della cultura. "Sarà dura" - ha detto il direttore - "ma bisogna in qualche modo ricominciare a programmare, le difficoltà con l'attuale decreto sono tantissime... Lavoriamo sperando che qualcosa migliori e che si ritorni alla normalità il più presto possibile, ce lo auguriamo tutti".

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31/05/2020 Gabriele Cirilli su Achille Campanile: “Un autore alla ricerca di un’ineccepibile e perfetta linguistica”
L'intervista pubblicata sul sito della rassegna "Campaniliana"

La rassegna nazionale di teatro e letteratura “Campaniliana”, dedicata allo scrittore Achille Campanile, si svolgerà per il quarto anno consecutivo a Velletri, in ottobre, grazie all’organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Tanti i personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura coinvolti, ma la novità di quest’anno è l’approfondimento giornalistico sull’autore romano pubblicato sul sito ufficiale (campaniliana.it): numerosi attori, registi e scrittori sono stati intervistati per dire la loro su Campanile. Tra questi il primo è stato Gabriele Cirilli, che ha ricordato così il suo approccio con il teatro campaniliano: “La nostra insegnante Annabella Cerliani ci faceva mettere in scena Achille Campanile e devo dire che mi colpì molto il modo di scrivere di questo nobile autore in quanto pur essendo la sua opera rivolta a tutti i tipi di target, anche quello popolare, in qualsiasi testo vi era una prosa curata, una scrittura precisa, certosina e cavillosa, sempre alla ricerca di una ineccepibile e perfetta linguistica. Non faceva secondo me scompisciare dalle risate ma induceva sempre al sorriso che poi è quello che predispone al buon giorno”, ha detto il noto attore, umorista e comico italiano, ricordato per le sue numerose esibizioni televisive tra cui “Tale e quale show” e “Un medico in famiglia”.

L'intervista integrale su www.campaniliana.it

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30/05/2020 Bando della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura per il servizio di custodia dei locali e delle attrezzature presenti nel Teatro Artemisio-Volontè e nella Casa delle Culture
Scadenza il 20 giugno 2020 alle ore 12.00

Il Direttore Amministrativo della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, dottoressa Paola Gaibisso, comunica che è stato diramato un bando con il seguente oggetto: “servizio di custodia dei locali e delle attrezzature presenti nel Teatro Artemisio-Volontè e nella Casa delle Culture”. La durata è di due anni dalla data della firma del contratto e l’importo di base d’asta è di € 15.000. La scadenza per la presentazione del bando è fissata il 20 giugno 2020 alle ore 12.00, mentre tutta la documentazione di gara si può visionare su www.velletri.acquistitelematici.it.

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28/05/2020 Atti vandalici nei confronti dell'insegna del Teatro Artemisio-Volonté

Ennesimo atto vandalico nei confronti dell'insegna del Teatro Artemisio-Volonté. Ignoti, infatti, si sono recati davanti all'ingresso del Teatro di Velletri e hanno staccato la lettera "E" dalla scritta, in ferro battuto, posizionata all'esterno della struttura. Si tratta del secondo atto vandalico in pochi mesi nei confronti del teatro e in particolare dell'insegna. La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri condanna tale episodio, sintomo di una scarsa educazione civica. Nelle prossime settimane l'insegna verrà restaurata e tornerà completa come appena installata.  

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25/05/2020 Intervista a Pino Imperatore: “La scrittura di Campanile un continuo, spassosissimo, surreale gioco di prestigio”
Lo scrittore e umorista risponde al nostro Ufficio Stampa

Fra i più importanti scrittori umoristici contemporanei, Pino Imperatore ha legato il suo nome ad Achille Campanile per la fondazione di un laboratorio di scrittura teatrale umoristica a Napoli. Intervistato dall’Ufficio Stampa della “Campaniliana”, ha lodato l’iniziativa nazionale di Velletri organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura e raccontato i suoi primi passi nel mondo della scrittura umoristica, per poi soffermarsi sul suo personale incontro letterario con gli scritti di Achille Campanile. Buona lettura!

Pino Imperatore, prima di parlare di Campanile, un paio di domande sulla sua carriera da scrittore. Quando ha capito che la scrittura umoristica poteva essere la strada ideale per la sua narrativa?

Quando nell’estate del 2001 ho vinto il premio nazionale “Massimo Troisi” per la scrittura comica. In quel momento ho preso coscienza delle mie potenzialità e mi son detto: “Cavolo, i miei testi funzionano davvero; fanno ridere non solo gli amici ma anche lettori e giudici qualificati”. È stata la svolta: da quell’estate in poi, ho orientato tutto il mio sforzo creativo verso la risata.

Far ridere è più difficile che far piangere: un’affermazione sempre più consolidata; come la spiega?

L’umorismo e la comicità si scontrano da secoli con retaggi culturali, sociali, psicologici e religiosi che tendono a mettere in un angolo le persone che ridono, e sotto una campana di vetro quelle che ridono poco o non ridono affatto. Un portatore sano di ironia e di spasso viene di solito schedato come giocherellone, burlone, pazzerello, e quindi ritenuto incontrollabile o trascurabile, se non addirittura pericoloso. Al contrario, chi mostra un atteggiamento gravoso, austero e composto viene associato alla serietà e alla rettitudine morale. Sfruttando anche inconsapevolmente questi pregiudizi, chi vuole far piangere ci riesce con poca fatica. Chi vuole far ridere, invece, deve farsi in quattro. Come razza umana siamo attratti più dal dramma che dalla commedia. Il pianto intenerisce, impietosisce, commuove; il riso, soprattutto quando è di lunga durata, disturba e fa paura.

Quando si accende, nel comporre un testo, la miccia dell’umorismo?

In me sempre, in ogni momento, in modo naturale. Mi viene spontaneo, anche quando sto descrivendo un episodio cruento o un personaggio negativo, orientare la narrazione verso l’umorismo. Basta un guizzo, uno scarto di lato, per far emergere le parole dal buio e colorarle di allegria.

Quali sono secondo lei i principali Maestri dell’umorismo, italiano e mondiale, in letteratura e teatro?

Oltre a Campanile, che per me è un “fuori quota”, metto sul podio un’altra dozzina di autori; sei sono italiani e sei stranieri. Gli italiani: Giovannino Guareschi, Marcello Marchesi, Eduardo De Filippo, Luciano De Crescenzo, Alessandro Bergonzoni e Stefano Benni. Gli stranieri: Jerome Klapka Jerome, Pelham Grenville Wodehouse, Mark Twain, Frédéric Dard, Arto Paasilinna e Woody Allen. Senza dimenticare il mio scrittore contemporaneo preferito, Joe Lansdale, che nei suoi romanzi utilizza un’ironia devastante.

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Concorda con chi dice che purtroppo oggi il genere umoristico fatica a essere considerato di pari dignità rispetto ad altri canoni definiti più classici?

Concordo, ahimè. E per esperienza diretta dico: chi continua a reputarlo un genere di serie B, ha una visione limitata della letteratura, della vita, della psiche umana, e quasi sempre è una persona frustrata, scorbutica, priva di senso dell’umorismo.

Arriviamo ad Achille Campanile: lei ha fondato, a Napoli, un Laboratorio di scrittura comica e umoristica unico in Italia dedicato al Maestro. Quando è nato e cosa ha prodotto in questi anni?

È nato nella magica estate del 2001, subito dopo la mia vittoria al “Troisi”. Lo fondai a Napoli, la città che mi ha accolto da bambino e che più amo; la città più comica del mondo. Da allora il Laboratorio ha prodotto pubblicazioni, dibattiti, workshop, reading, lectio comiche, riflessioni sull’umorismo e sulla comicità. Un percorso entusiasmante. Nel 2005 riuscimmo anche a portare nella città partenopea, nella prestigiosa sede del Maschio Angioino, la mostra “Umorista sarà lei!”; un risultato ottenuto grazie alla disponibilità e all’impegno di Gaetano Campanile, Angelo Cannatà e Silvio Moretti, con i quali nacque una bella amicizia.

Quali sono le collaborazioni che ha instaurato il Laboratorio e quali i numeri (iscritti, opere messe in scena, etc.) dello stesso?

Di iscritti ne abbiamo avuti a centinaia, giovani e meno giovani; tutti con la passione per la letteratura comica e umoristica di qualità. Abbiamo realizzato molte letture teatralizzate e collaborato con associazioni, istituti scolastici, istituzioni culturali ed enti pubblici. Diffondendo ovunque buonumore.

Come ha incontrato, personalmente, la letteratura di Achille Campanile e cosa la ha colpita?

Campanile l’ho scoperto da ragazzo, mentre a Napoli bighellonavo tra le bancarelle di libri usati di Port’Alba e di Piazza Cavour. Mi incuriosì innanzitutto l’originalità dei titoli dei suoi libri: “Se la luna mi porta fortuna”, “La moglie ingenua e il marito malato”, “Giovinotti, non esageriamo!”, “L’inventore del cavallo”, “Agosto, moglie mia non ti conosco”. Cominciai a leggerlo e poi a rileggerlo, scoprendo che dietro ogni sua storia ce n’è un’altra e poi un’altra e poi un’altra ancora, all’infinito. E comprendendo che nelle sue opere la risata non implode su sé stessa, ma accende mille pensieri e riflessioni.

Nonostante il tipo di genere letterario anti-convenzionale, sono numerosi i critici che lo hanno eletto a classico del Novecento: in cosa si individua, a suo avviso, il classico in Campanile?

Nella capacità che ha avuto di trattare, a modo suo e con uno stile impeccabile, tematiche universali: l’amore, la morte, l’amicizia, il tradimento, le illusioni, la storia, l’ipocrisia, l’inventiva, il conformismo, la fallacia delle azioni umane. I suoi libri sono e resteranno sempre attuali. Quali sono le caratteristiche della scrittura campaniliana che preferisce? Se dovessi riassumere la sua scrittura in una sola parola, direi: spiazzante. Leggere Campanile significa trovare dietro ogni rigo una sorpresa inaspettata. Tu stai lì buono buono a seguire la trama di una sua opera, ti fai un’idea precisa di come si dipanerà la vicenda, e paf!, lui cambia improvvisamente rotta e ti trasporta da un’altra parte. La scrittura campaniliana è un continuo, spassosissimo, surreale gioco di prestigio. Prendiamo, ad esempio, il racconto “Asparagi e immortalità dell’anima”: Campanile disserta filosoficamente sulla possibile esistenza di un legame tra i due elementi (il primo materiale e l’altro no), a un certo punto ti fa credere che un rapporto (al quale tu magari non hai mai pensato) possa davvero esistere, e alla fine (doccia fredda e risata) conclude che “da qualunque parte si esamini la questione, non c’è nulla in comune fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima”. Come si fa a non amare uno scrittore così?.

Se dovesse consigliare a un lettore a digiuno dell’autore un’opera di Campanile, quale titolo gli proporrebbe e perché?

Le “Tragedie in due battute”. Perché sono un condensato di genialità, talento e creatività. E perché dimostrano che per fare grande letteratura e raccontare un mondo, una storia, una condizione, bastano poche parole.

La “Campaniliana” è una rassegna di teatro e letteratura ormai attiva da quattro anni, a Velletri, con convegni, mostre, studi e dibattiti sull’opera di Campanile. Crede in queste attività di memoria e divulgazione?

Guai se rassegne del genere non ci fossero! Servono a conservare e a tramandare il patrimonio d’idee di un autore, a svelarne nuovi tratti e a farlo conoscere alle nuove generazioni. Quando nelle scuole leggo brani di Campanile, i ragazzi, e in alcuni casi i docenti, mi ringraziano per aver fatto scoprire loro un autore così straordinario e stimolante. Viva, dunque, la “Campaniliana” e tutte le iniziative dedicate al Maestro di tutti noi.

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21/05/2020 Ruggero Giovannelli orgoglio musicale di Velletri: ingegno “eccellentissimo e forse primo nel suo tempo”
Un articolo di approfondimento sul musicista al quale il direttore Micheli vuole dedicare l'Auditorium

Musico eccellentissimo e forse il primo del suo tempo: questa definizione, che dà il titolo ad un libro in merito, è la più esemplificativa per descrivere la caratura di Ruggero Giovannelli. Nato a Velletri nel 1560, da Francesco Giovannelli e Francesca Demane, è stato un compositore e cantore di musica sacra e profana, lavorando su testi di Torquato Tasso e Jacopo Sannazaro fra gli altri. Operando a cavallo fra Rinascimento e Barocco, l’artista veliterno è diventato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Scuola Romana, allievo del grande Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il suo esordio documentato risale al 1582, anno in cui fu pubblicato a Ferrara il suo madrigale “Nel foco d'un bel lauro”, parte della raccolta “Il lauro secco”. La sua carriera è stata in continua ascesa: nel 1583 maestro di cappella nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, in sostituzione di Pellio, nel 1594 si sposta alla Cappella Giulia sostituendo proprio Palestrina, nel 1599 alla Cappella Pontificia come tenore e poi maestro pro tempore. Notevoli anche le collaborazioni e i servizi presso il cardinale Pietro Aldobrandini e il duca Giovanni Angelo Altemps, oltre a quelli in istituzioni quali l’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma, il Collegio inglese e l’Oratorio dei Filippini. Con l’ingresso nel periodo Barocco, Ruggero Giovannelli si distinse per un certo sperimentalismo: pur essendosi formato sui canoni della tradizione musicale del Palestrina, infatti, si cimentò nel concertato, nel basso continuo, componendo tantissimi madrigali, villanelli e canzonette. |2 Del musicista veliterno si ha notizia certa di tre volumi di cinque libri ciascuno, oltre a diversi mottetti a tre e cinque parti e canzonette a tre parti. Dal 1591 la fama raggiunta da Giovannelli gli garantì una capillare diffusione anche al di fuori dei confini nazionali: molte sue composizioni, infatti, circolavano con regolarità all’estero. Diversi studi scientifici hanno approfondito la tipologia della produzione musicale di Giovannelli: chi sottolinea il suo stile severo coerente con la tradizione palestriniana, altri propendono per l’affermazione di un “salto” verso l’autonomia rispetto al Maestro con una posizione mediana della sua musica fra scrittura polifonica cinquecentesca e scrittura policorale seicentesca. Al di là delle nozioni tecniche e teoriche, è indubbio che tra gli illustri figli della cultura a Velletri non si possa dimenticare questo grande artista, nato all’ombra delle mura veliterne in un periodo molto florido per quanto riguarda la musica. Morto a Roma, lontano dalla sua terra natale, nel 1625, fu portato in processione dai cantori verso la Chiesa di Santa Marta, luogo della sepoltura. Oggi Velletri ricorda Ruggero Giovannelli con una strada (quella dove ha sede il locale Commissariato di Polizia) e con un Coro, diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli, con all’attivo trenta anni di attività e trecento concerti in tutta la penisola. Nell’ottica della valorizzazione della cultura e della riscoperta dei profili illustri nostri concittadini, non si può che auspicare il recupero di una memoria attiva anche per questo insigne maestro della musica italiana che ha scritto pezzi di storia immortali.

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19/05/2020 L’Auditorium della Casa delle Culture intitolato a Ruggero Giovannelli? La proposta del Direttore Claudio Micheli
Il noto musicista e compositore nacque a Velletri nel 1560

Claudio Micheli, nei giorni scorsi si è parlato sui social di Ruggero Giovannelli e lei ha lanciato l’idea di intitolare a questo grande personaggio della musica italiana e non solo, nato a Velletri, l’Auditorium della Casa delle Culture. Come le è venuta questa idea e che tipo di motivazioni avrebbe un’eventuale intitolazione?

Riallacciandomi all’articolo, molto apprezzato dal sottoscritto, uscito giorni fa sul suo Giornale riguardante la figura del grande compositore veliterno penso che per il nostro Auditorium, dopo quattro anni di piena attività musicale, sia arrivato finalmente il momento di essere intitolato ad una figura di spicco della storia culturale ed artistica di Velletri, e cioè il compositore Ruggero Giovannelli nato qui nel 1560. Nella location in questi anni, data la sua natura e l’acustica perfetta di cui dispone, sono stati effettuati circa 250 concerti che ricoprono la quasi totalità degli eventi svoltisi, saggi e convegni a parte, rivelandosi il luogo migliore in assoluto per proporre musica ed ascoltarla ottimamente, invidiatoci da tutto il territorio dei Castelli Romani e da personalità artistiche e non che lo hanno frequentato. La mia proposta, a differenza dei nostri teatri che già portano i nomi di grandi personalità del mondo del cinema o della prosa che hanno scelto di vivere nella nostra città, è quella di intitolare la sala al grande musicista, nato a Velletri. È stato senza dubbio un grande punto di riferimento per la scrittura di mottetti e madrigali, la cui produzione musicale fa parte da sempre dei programmi concertistici di polifonia sacra e profana in tutto il mondo. Non entrerò nei dettagli della sua immensa produzione. Allievo di Giovanni Pierluigi da Palestrina è stato secondo solo al suo inarrivabile maestro, un vanto per la nostra città e figura inattaccabile sotto ogni punto di vista, se mai si avessero dei dubbi per intitolare l’Auditorium al compositore, definito dalla storia “…Musico eccellentissimo e forse il primo del suo tempo”.

Qual è l’iter da seguire per questo atto ufficiale? Sarà una decisione condivisa?

Sarà mia premura parlare di questa proposta con il Sindaco della città, se d’accordo, per poi ascoltare il parere degli assessori e del consiglio comunale discutendone serenamente. Il fine è quello di ridare memoria e nuova luce al compositore e far conoscere anche ai più giovani uno dei figli illustrissimi della città, quasi totalmente ignorato dalle nuove generazioni e in parte da quelle precedenti, vuoi per la carenza di musica nelle scuole (grazie ai programmi ministeriali sempre più scadenti riguardo l’insegnamento delle arti nel paese che detiene il 70% dei beni culturali dell’intero pianeta) o per questo genere musicale, quale la polifonia, non così popolare nel sentire comune e dedicato a particolari settori della musica stessa, quali compositori di musica sacra, cantori, associazioni corali etc.. Si potrebbe anche, tramite l’impegno della Fondazione e dell’Assessorato alla Cultura, indire un concorso dedicato al compositore o una rassegna nazionale di musica polifonica sacra e profana da svolgersi o annualmente oppure ogni biennio, in collaborazione con qualche Associazione musicale del nostro territorio, da tenersi proprio in Auditorium, o nel Chiostro se in estate, e del quale progetto potrei farmene carico personalmente nel momento in cui potranno ricominciare le nostre attività culturali al momento in standby a causa del Covid. Prendo la palla al balzo per comunicare alla cittadinanza che, appena possibile, nel Chiostro della Casa delle Culture e della Musica, ed anche nel grande giardino esterno, ricominceremo con attività all’aperto da valutare, quali concerti, libri, teatro ed altro, mettendo in campo le dovute precauzioni e disposizioni che dal 15 giugno saranno obbligatorie per procedere in sicurezza. |2

Una decisione pertinente vista l’attività che si svolge in Auditorium…

Ho pensato che sarebbe stato molto bello e calzante dare il nome di un musicista all’Auditorium dove, nonostante la sua breve storia, si sono svolti concerti di tutti tipi con le formazioni più varie, dal classico al jazz, e perfino qualche rock band che a mio modesto parere, vista l’esperienza di questi anni e per il numero di decibel che produce, non ottiene il miglior risultato acustico in quella sala. Ma abbiamo avuto, anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Colle Ionci, sicuramente la più importante nel settore, eventi che spaziano dalla musica contemporanea, ai festival e rassegne chitarristiche, vocali, pianistiche, concerti di musica elettronica, ensemble di strumenti a fiato, arpe, archi, percussioni, gruppi di musica etnica…. Insomma non vedrei altro nome da far sposare con questa sala che non sia quello del grande Ruggero Giovannelli e spero in cuor mio che anche l’Amministrazione comunale voglia rendere onore, con questo gesto, ad uno dei figli più illustri che la città di Velletri abbia mai avuto.

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18/05/2020 Con Battista (e Achille Campanile) in bici al Giro d’Italia
Una delle opere più esilaranti scritta nel 1932

Circa un anno fa il Giro d’Italia passava a Velletri, e nonostante la pioggia l’evento richiamò a bordo delle strade centinaia di persone destando il positivo stupore dei telecronisti RAI, colpiti dal calore della popolazione veliterna di fronte ai corridori. Un evento nazionale storico, quello che assegna la maglia rosa, nel passato ancora più sentito di oggi, poiché non c’erano di certo le televisioni. Achille Campanile fu il vero e proprio capostipite di una generazioni di giornalisti e scrittori impegnati nel seguire il giro per raccontarlo, sulle colonne dei giornali, giorno dopo giorno. Dopo di lui, infatti, saranno cronisti delle corse illustri penne come Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Alberto Bevilacqua, Indro Montanelli, Anna Maria Ortese, Pier Paolo Pasolini, Dino Buzzati, Alfonso Gatto, Goffredo Parise, Giovanni Testori, e l’elenco potrebbe continuare. Nel 1932, Campanile, fu incaricato da “La Gazzetta del Popolo” di ricoprire il ruolo di inviato ufficiale per recensire il Giro vinto quell’anno dal mitico Antonio Pesenti, abile a prevalre sul forte belga Jef Demuysere. Erano anni di gloria per il ciclista italiano, che aveva già conquistato un terzo e un quarto posto ai Tour de France 1931 e 1932. Naturalmente il genio campaniliano non riuscì a ridursi ad una scarna e oggettiva cronaca, e diede adito alle creazioni della sua fantasia per creare le basi del futuro romanzo ciclistico “Battista al Giro d’Italia – Intermezzo giornalistico”, edito da Treves. |2 . Protagonista di questa vicenda professionale e umana è Battista, un servitore che gli fa compagnia e che diventa corridore a sua volta, mischiando la realtà e l’invenzione in una meravigliosa confusione popolare. Infatti, come raccontano testimonianze dell’epoca, il personaggio divenne talmente proverbiale nell’immaginario collettivo che spesso all’arrivo delle tappe le persone cercavano di scoprire quale fosse il posizionamento di Battista, considerandolo un atleta in gara. L’esilarante opera che ne viene fuori è dissacrante e vivace, e come scrive nel volume “La coda del drago. Il Giro d'Italia raccontato dagli scrittori” Campanile «dimostra di conoscere bene le regole e le tecniche giornalistiche ma si diverte a incrinarle, se non a rovesciarle». “Battista al Giro d’Italia”, insomma, è un’altra opera unica nel suo genere, antesignana dei tempi moderni seppur risalente ai primi anni Trenta. E Achille Campanile sublima una manifestazione popolare su larga scala contaminandola con il suo inconfondibile umorismo.

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14/05/2020 Teatro Artemisio-Volonté notizie per gli abbonati: voucher e sconti per rimborsare gli ultimi due spettacoli
Informazioni per i rimborsi 2019-2020

La pandemia da coronavirus ha purtroppo fermato le attività del Teatro Artemisio-Volonté quando mancavano ancora due spettacoli per la chiusura della stagione. Coloro che hanno acquistato il biglietto o l’abbonamento, però, non hanno perso le economie versate. La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, infatti, rende noto che l’importo sarà rimborsato sia per “Maurizio IV” che “Hollywood Burger”. Queste le modalità: voucher per i prossimi spettacoli o scalaggio della somma per chi rinnoverà l’abbonamento per il cartellone 2020-2021. Purtroppo per disposizione della SIAE e dell’Agenzia delle Entrate, valide per tutti gli abbonati ai teatri italiani, non si possono restituire somme in contanti all’abbonato o a chi avesse comprato il semplice biglietto d’ingresso per uno dei due spettacoli. Queste disposizioni sono dettate dalle leggi vigenti alle quali come Teatro Artemisio Gian Maria Volonté la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, come gestore del polo, dovrà aderire. Tutti gli aggiornamenti saranno riportati sul sito www.fondarc.it.

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11/05/2020 Il teatro è in crisi?
Una riflessione di tanti anni fa purtroppo ancora attuale

Crisi è una parola che proviene dal latino crisis e indica una scelta, una decisione o la fase decisiva di una malattia. È forse il termine più abusato degli ultimi anni, con un’impennata decisiva nei mesi della pandemia da coronavirus che ha destabilizzato il pianeta, ma per il settore culturale rappresenta purtroppo un evergreen. Non fa eccezione il periodo di attività di Campanile, già alle prese con una situazione complicata riguardo soprattutto il teatro. Luogo bistrattato, considerato per pochi eletti, eppure fonte di salvezza e cultura con una carica empatica riservata a pochi tempi dell’arte. Proprio gli esordi da regista teatrale non furono tra i più felici per Achille Campanile. Celebre fu il caso del Teatro Manzoni di Milano, nel 1930. La rappresentazione della sua commedia “L'amore fa fare questo ed altro” provocò infatti una divisione manichea del pubblico in sala, tra i sostenitori del testo e i detrattori che ne invocavano la sospensione. Lo scrittore romano, tuttavia, non si perse mai d’animo e continuò a lavorare incessantemente per il teatro affiancando all’attività di sceneggiatore e autore quella di critico e saggista. Rimarrà nella storia la sua dissertazione riguardante la crisi, purtroppo permanente, del teatro italiano e mondiale. Non ci dormiva ed era ossessionato da questa vicenda giorno e notte, tanto da dichiarare che spesso in sogno una prosopopea della “Crisi” gli appariva implorandolo di trovare una risoluzione. “Mi sveglio e comincio a lambiccarmi il cervello per risolverla”, scrive Campanile, che poi aggiunge con una carica spiazzante di essere interessato a trovare una soluzione non per la crisi in sé ma solo perché non se ne parli più. Umorismo nella serietà, in hilaritate tristis, ma le deduzioni campaniliane sono di una lucidità estrema. Pur accennando costantemente al faceto, senza smentire il suo stile, Campanile spazia dalle necessità economiche a quelle strutturali proponendo idee che nella loro bizzarria pure paiono paradossalmente più applicabili di quelle vigenti. Così, per esempio, dichiara che si potrebbero far recitare tre compagnie contemporaneamente, con sollievo degli attori sottoposti ad uno stress molto diverso. Sulle questioni di botteghino, poi, proclama: “Invece di mettere in vendita cinque­cento biglietti a venti lire l'uno, se ne mettono in vendita mille a dieci lire l'uno, cioè due biglietti per ogni posto numerato”, una ricetta senz’altro efficace per ovviare al problema dei pochi tagliandi staccati, rimandando ad una prova di forza (a pugni) tra i contendenti che si giocano lo stesso posto la vittoria finale (quella di poter assistere allo spettacolo). Fra lo scherzo e il serio, Achille Campanile raggiunge il suo scopo: rendere fruibile al grande pubblico una tematica che non può e non deve rimanere confinata ai soli addetti ai lavori. Inoltre, l’estrema chiarezza con cui vengono elencati problemi e paradossi, ottiene l’effetto desiderato di sensibilizzare sulla questione ponendosi il dilemma e analizzandolo per senso civico disinteressato. La soluzione, in fondo, Campanile l’ha suggerita: pensare in profondità con ironia e serietà. Proprio quello che il teatro continua a fare e proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Rassegna Nazionale “Campaniliana”: fra gli obiettivi della manifestazione dedicata a Campanile organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri c’è una grande attenzione al teatro. Il Premio Nazionale, infatti, valuta le opere inedite di genere umoristico migliori e oltre al premio in danaro offerto dalla Casa di Cura Madonna delle Grazie (€ 1500,00) contribuisce alla messa in scena dell’opera stessa con la prima nazionale al Teatro Artemisio-Volonté di Velletri. I vincitori del Premio sono stati, nelle prime tre edizioni, Francesco Brandi (2017, “Prestazione occasionale”), Adriano Bennicelli (2018, “Eden, sala danza. Domenica aperto”) e Andrea Ozza (2019, “Cinque panni che si lavano in famiglia”).

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09/05/2020 La “Campaniliana” patrocinata dal CENDIC: scrittura teatrale, formazione e arte da Campanile all’età contemporanea
Importante patrocinio per la rassegna 2020

La scrittura teatrale è una professione altamente specializzata e, in quanto tale, richiede una formazione che si potrebbe a giusto titolo definire permanente. È un “mestiere” che esige un lungo tirocinio in palcoscenico, che parte dall’artigianato per attingere all’arte, che si nutre di esperienza ed intuizione, d’ispirazione e pratica. Per queste ragioni deve essere una professione rispettata perché è il motore primo di ogni accadimento teatrale e deve poter offrire a chi la “esercita” la possibilità di vivere del proprio lavoro. In Italia occorre invertire una tendenza malata che sta museificando il nostro teatro e che fa perdere ogni aggancio con la realtà che si vive, con la contemporaneità e con la nostra identità nazionale. In queste parole è sintetizzata la mission del CENDIC, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, presieduto da Maria Letizia Compatangelo. |2 Una visione che si sposa al meglio con quella della “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura nata a Velletri nel 2017 e giunta ormai alla quarta edizione con l’organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Per questi motivi la rassegna dedicata a Campanile ha ricevuto il patrocinio del CENDIC per l’edizione 2020, grazie alla disponibilità di Maria Letizia Compatangelo che ha apprezzato molto il progetto “Campaniliana” (le cui date saranno rese note non appena sarà chiara la situazione pandemia). La professoressa Compatangelo è drammaturga, regista, saggista, laureata in Storia del Teatro, e dopo un’iniziale esperienza di attrice si è dedicata quasi interamente alla scrittura. Formatasi all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, insegna in diverse istituzioni accademiche e tiene corsi sui grandi del teatro italiano. La collaborazione con il CENDIC impreziosisce e di molto la “Campaniliana”, sempre più proiettata verso sinergie con enti nazionali nel suo intento di sensibilizzare, divulgare e unire intorno all’opera del Mastro Achille Campanile.

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08/05/2020 Giuria del Premio Campanile 2020, confermata la presenza di Emilia Costantini
Si compone quindi la commissione di questa edizione: Costantini, Colasanti, Campanile

La giornalista e scrittrice Emilia Costantini farà parte anche quest’anno della Giuria di qualità che valuterà i copioni partecipanti al Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, indetto dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura. Critica teatrale e giornalista professionista al «Corriere della Sera», dove si occupa di cultura e spettacolo, è anche opinionista televisiva e membro di giuria in vari premi letterari. Ha pubblicato romanzi e saggi di teatro, tra cui “La scena delle donne”, storia della drammaturgia femminile dalle origini ai nostri giorni. Ha condotto programmi di cultura e spettacolo alla Rai. È autrice di “Intervista immaginaria a Oriana Fallaci: donna-contro”, rappresentato anche negli Stati Uniti, a New York, dall’attrice americana Andrus Nichols, e di “Intervista immaginaria a Marina Berlusconi”, che ha debuttato al Todi Festival. Con Aliberti editore ha pubblicato “Tu dentro di me” (2009) e “Oltre lo specchio” (2010). Con Fivestore editore ha pubblicato la biografia di Rodolfo Valentino (2013). Per Imprimatur ha firmato “Quel segno sulla fronte” (2014). Dal 2018 è nella Giuria del Premio Nazionale Teatrale "Achille Campanile" e nell’edizione 2019 ha partecipato in qualità di relatrice anche al convegno “Per parlar chiaro”, insieme a Giancarlo Governi, Francesco Sabatini, Florinda Nardi e Arnaldo Colasanti.

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07/05/2020 Arnaldo Colasanti Presidente della Giuria per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” 2020
Il critico, accademico e scrittore di nuovo in sella alla Giuria

Sarà anche per quest’anno Arnaldo Colasanti il Presidente della Giuria di qualità per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”. La quarta edizione del concorso, bandito dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, vede la scadenza delle iscrizioni fissata per il 15 luglio 2020. Colasanti è un critico letterario, scrittore, conduttore televisivo, accademico con tantissime esperienze nel mondo della cultura. Vincitore del prestigioso Premio Grinzane Cavour, è redattore della rivista “Poesia” e condirettore di “Nuovi Argomenti” con Dacia Maraini. Componente di vari Consigli di amministrazione e Comitati scientifici di Musei e Istituzioni, dal 2017 presiede la Giuria per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” e anche quest’anno, insieme agli altri giurati, valuterà le opere pervenute. Ricordiamo che la partecipazione al bando è gratuita. Il premio è dell'importo di € 1.500,00 da attribuire ad un'opera teatrale inedita, di genere umoristico e redatta in lingua italiana. Oltre a ricevere il premio in denaro, l'opera vincitrice avrà l'opportunità di essere messa in scena da una compagnia teatrale scelta tra quelle iscritte alla UILT, nella stagione teatrale 2020/2021, presso il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté a Velletri. Il plico postale, completo dell'intero contenuto richiesto dal bando, dovrà essere indirizzato a: Fondazione Arte e Cultura Città di Velletri – Premio Nazionale Achille Campanile – c/o Segreteria del Sindaco - Palazzo comunale. P.za Cesare Ottaviano Augusto n.1 - 00049 Velletri (RM).

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05/05/2020 Campaniliana, la parola a Guido Ciranna: “Ampio coinvolgimento di scrittori, cultori e di un pubblico nuovo”
Intervista al Presidente della Casa di Cura Madonna delle Grazie

Il Presidente della Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri, nonché membro della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri Guido Ciranna anche quest’anno ha confermato il suo supporto all’iniziativa del Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, inserito nel più ampio contesto della rassegna “Campaniliana”. Un Premio, quello dedicato allo scrittore che visse fra Velletri e Lariano negli ultimi anni della sua vita, in continua crescita grazie alla collaborazione con la UILT e alla partecipazione dei tanti autori emergenti. Ecco quello che il presidente ha dichiarato in merito all’edizione 2020 (il bando di concorso scadrà il 15 luglio).

Presidente Guido Ciranna, anche quest’anno la “Campaniliana” prosegue ed approda alla quarta edizione. Facciamo un passo indietro: lo scorso anno il successo è stato tanto, sia per il numero di copioni pervenuti al Premio sia per le iniziative della rassegna, inaugurata da un convegno con sei ospiti di fama nazionale. Che giudizio dà all’edizione 2019?

Credo di poter dire che l’edizione 2019 sia stata non solo estremamente positiva, ma la prima in cui la scommessa fatta sulla cultura, e la dedizione nel portare avanti caparbiamente questo progetto, abbia iniziato a produrre i frutti sperati, frutti rappresentati dall’ampio coinvolgimento di scrittori, di appassionati cultori ma anche di un pubblico, che definirei nuovo, attratto o incuriosito dalla dimensione via via crescente dell’evento e che, nell’edizione 2019, ha condotto alla visibilità effettivamente avuta.

Nonostante l’emergenza coronavirus la “Campaniliana” è molto attiva in questa prima parte dell’anno: il 23 aprile c’è stata una maratona virtuale con letture del Maestro alla quale hanno partecipato molti appassionati, attori, lettori e settimanalmente vengono prodotti contenuti di divulgazione sull’opera di Campanile. Ritiene che queste iniziative possano impreziosire il lavoro della rassegna e tenere alta l’attenzione?

La cultura, a mio avviso, è principalmente condivisione, confronto e comprensione e, pur avendo una formazione professionale fortemente orientata alle nuove tecnologie (aspetto che si rispecchia, e chiarisce poi molto, nella digital transformation che la Clinica Madonna delle Grazie ha avuto negli ultimi dieci anni) non credo che il modello a cui vorrei tendere, per il futuro, sia quello dell’aggregazione virtuale. Auspicherei, per il bene di tutti, innanzitutto di lasciarci alle spalle questa terribile pandemia, per rivalutare gli abusi di social network e virtuale che in questi giorni tanto ci stanno stretti, ritornando a confrontarci e discutere, fianco a fianco, di tutte le tematiche che si vogliono affrontare, ma da persone e non più da avatar.

Parliamo del Premio: ormai dopo tre anni di buoni risultati, sia in termini di partecipazione che di qualità degli scritti, approdiamo al quarto. Anche quest’anno sono numerosi i copioni già pervenuti e c’è molto tempo fino al 15 luglio. Pensa che si possa ormai considerare vinta la scommessa della Fondazione e della Clinica nel dare fiducia ad un’iniziativa nazionale?

Precedentemente parlavo di frutti raccolti da una scommessa fatta sulla cultura, tuttavia questa non è una scommessa che si vince bensì una scommessa che si rinnova anno dopo anno, mettendo a frutto quanto di buono si realizza, ed utilizzandolo come base di partenza per la sfida dell’anno successivo. Se continuerà ad essere questo lo spirito, e non ho motivo di credere diversamente, ben difficilmente verrei meno dal supportare le iniziative che ci sarà modo di varare in futuro.

Quale presidente della Clinica e membro della Fondazione, come pensa che si stia comportando il mondo della cultura in questa fase? Concorda con chi dice che l’arte e la cultura siano state medicinali in questa quarantena, pensando ai tanti artisti che hanno tenuto compagnia via internet alle persone in casa?

Come operatore della sanità in questo momento ho avuto poco tempo per soffermarmi ad analizzare i comportamenti del mondo della cultura recenti: alla stessa maniera, però, leggendo i quotidiani e seguendo i tanti programmi televisivi di attualità, ho avuto contezza di quanto lamento da anni, ovvero di una scarsissima informazione di cosa sia e come funzioni la sanità nel suo complesso e, da operatore del settore, vedere raccolte fondi, opinioni e testimonianze - a volte anche di sostegno, ma non sempre - del mondo della cultura ma indirizzate verso solo alcune direttrici, maggiormente, ma anche clamorosamente, più visibili di un mondo invece estremamente complesso e che nella maggior parte dei casi opera nel silenzio, notare lo stupore per accadimenti percepiti come eccezionali laddove gli stessi sono semplicemente il frutto del compimento del dovere di ogni operatore del sistema sanità, non mi ha colpito particolarmente, o meglio, mi ha colpito per il fatto che, all’organizzazione sanitaria ed alle sue difficoltà, ma anche alle sue eccellenze, il grande pubblico ha approcciato solo in occasione della grande emergenza. Troppo spesso la visione di questo mondo è stata raccontata con messaggi errati, parziali o di parte ma comunque frutto di una visione poco approfondita di un mondo, quello della sanità, complesso e di cui, se non ce n’è bisogno, normalmente ci si disinteressa e, temo, quando passerà tutto questo, si tornerà nuovamente a disinteressarsi, a disinteressarsi delle problematiche di cui ha sofferto dal 2011 in avanti (ed anche delle cause e le “visioni di sistema” che hanno portato a tutto questo), ed a dipingere in maniera iniqua coloro che oggi dipingiamo come angeli. Ricordiamo sempre che tutto il personale sanitario è principalmente composto di persone che, nelle difficoltà quotidiane, assolvono al proprio dovere confrontandosi costantemente col dolore e con la malattia di pazienti e, né la malattia, né il paziente, è mai uguale ad un’altra malattia o un altro paziente.

Una domanda personale: qual è il suo libro preferito di Achille Campanile?

Ho sempre apprezzato la produzione Campaniliana e lo stile di Achille Campanile, conservo con grande cura alcune raccolte e romanzi, e ne rileggo spesso e con piacere alcuni passi; ultimamente ho riscoperto il Manuale di Conversazione ma, ripeto, non ho un libro preferito, bensì una lettura allargata della sua produzione che spesso viene stimolata, o meglio influenzata, dagli accadimenti del contesto attuale ed in cui Campanile risulta essere ancora attualissimo;

Pensa che la risposta dei tanti autori emergenti al bando possa dimostrare che c’è bisogno di una scrittura umoristica in Italia, visto che il genere è sempre stato un po’ snobbato dalla critica?

Ritengo che l’Italia, caratterialmente ormai, tenda a nascondere i suoi tanti tesori, tra cui tanti scrittori emergenti, o semplicemente amatoriali, che meriterebbero di essere portati al grande pubblico. Spesso dimentichiamo la nostra storia e che l’Italia raccoglie il 70% del patrimonio culturale mondiale: forse riprendere contezza di questo, e affrancare la cultura da un concetto di esclusività ed appannaggio di pochi “circoli” potrebbe contribuire al rilancio complessivo del sistema nazione, dell’orgoglio di essere italiani e dello spirito di appartenenza a questa meravigliosa nazione. 

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05/05/2020 Lo scemo per finta che ti frega sempre: attenzione ai Celestino!
Focus sulle opere di Campanile

L’ingenuità è una brutta bestia, soprattutto per chi la coltiva in sé realmente. Capita, però, che molto spesso essere buoni e cadere dalle nuvole non sia una dote naturale ma una furba maschera. È il caso di Celestino, il protagonista della fortuna (propria) e della disgrazia (altrui) raccontata in un libro unico nel suo genere, Celestino e la famiglia Gentilissimi, edito da Rizzoli nel 1942. La struttura dell’opera è quanto mai particolare: riflessioni, appunti, lettere compongono una narrazione vibrante, frammentata nelle modalità proposte ma assolutamente lineare nello svolgimento dei fatti. A cambiare sono gli espedienti che il disturbatore seriale Celestino inventa per compromettere la quiete familiare della nobile famiglia Gentilissimi. Carlo, Elvira e le due figlie, Ada e Carlotta, vivono in un ambiente familiare fatto di convenzioni, anche un po’ ipocrita (e qui c’è la grandezza di una critica ai costumi discreta, sottile, ma spietata). La loro falsa routine è turbata dal rompiballe di turno, che non perde mai occasione per architettare equivoci e inganni ed infilarsi nel loro “nido” familiare. Tuttavia le presunte parentele illustri dell’ospite e un galateo ferreo da rispettare faranno consumare a Carlo e ai suoi familiari sin troppo rabarbaro per far fronte ai problemi gastrici nervosi indotti dallo scemo per finta. L’apparato macchiettistico eretto da Achille Campanile funziona in maniera impeccabile: impeccabili, infatti, sono le bugie che Celestino racconta; inoppugnabili sono le ragioni e le giustificazioni dell’invasore che si trova davanti il conte Gentilissimi, insieme alla sua famiglia; surreali ma logici gli scontri tra le parti, che si concludono sempre con il cedimento su tutta la linea degli aggressori (i Gentilissimi, che vorrebbero cacciare senza pietà l’indesiderato avventore) e il trionfo del sibillino insincero (Celestino, capace di passare da carnefice a vittima con congegnate menzogne sempre solide). Fra tentativi, magheggi, colpi di scena e incredibili scenette familiari Campanile conferma la sua maestria nel contagiarci, con la risata, con verosimili spaccati di superba ilarità tratti da una qualsiasi famiglia “bene” degli anni Quaranta. |2

Pillole campaniliane: la “Campaniliana”, rassegna di teatro e letteratura organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, nel 2020 giunge alla sua quarta edizione. Il Premio Nazionale Teatrale è in corso e sono già pervenuti numerosi copioni. On line si è svolta la maratona di lettura di opere di Campanile per la “Giornata Mondiale del Libro” e l’organizzazione sta studiando le prossime iniziative per continuare l’opera di divulgazione e riscoperta di uno dei più grandi Maestri del Novecento.

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04/05/2020 Fondazione Arte & Cultura in attesa della ripresa, Claudio Micheli: «L'arte tornerà, facciamo tesoro di quello che sta capitando all'umanità»
Intervista al Direttore Artistico

Fondazione Arte & Cultura in attesa della ripresa, Claudio Micheli: "L'arte tornerà, facciamo tesoro di quello che sta capitando all'umanità" In un periodo in cui la cultura è stata un vero e proprio traino per allietare la quarantena con tante iniziative virtuali ad opera di artisti di ogni settore, il direttore della Fondazione Claudio Maria Micheli ha fatto il punto della situazione riguardo alle iniziative - naturalmente sospese - del Teatro Artemisio e della Casa delle Culture e della Musica. Tante novità in vista e un bilancio del lavoro svolto fin qui, nella speranza che tutto possa riprendere al più presto.

Direttore, anche se la stagione del Teatro Artemisio si è interrotta in anticipo, possiamo fare un bilancio del 2019/2020?

La stagione del Teatro Artemisio Gian Maria Volonté, intendo quella iniziata nel Settembre 2019 e che sarebbe regolarmente terminata intorno alla metà del mese di Aprile 2020, è stata portata quasi tutta a termine, ad eccezione delle due commedie "Maurizio IV" con Guidi e Ingrassia, "Hollywood Burger" con Quartullo ed Iacchetti inserite nella nostra programmazione in collaborazione con l’Associazione Teatrale dei Comuni del Lazio. Inoltre si sono arenate due nostre coproduzioni quali "La buona novella", spettacolo con musiche di De André in collaborazione con Big Cedars e il Testamento di Faber, e il "Don Chisciotte" di Cervantes con la regia di Gennaro Duccilli. Questi spettacoli naturalmente non sono stati cancellati ma solo rinviati a data da destinarsi non appena avremo la possibilità di riaprire il Teatro. Voglio ricordare che questa stagione, la terza messa in campo dalla Fondazione Arte e Cultura, benché interrotta per ovvi motivi, ha prodotto risultati eccellenti di critica e di pubblico. Per ciò che riguarda stagione di prosa ha proposto dieci spettacoli di grande spessore tra i quali quattro fuori abbonamento prodotti dalla Fondazione come "Novecento", "In nome del Papa Re" che ha inaugurato la stagione, "Dio arriverà all'alba" e "Non parlarmi di me, Marta mia" sul carteggio tra Pirandello e Marta Abba. Cito solo per la cronaca che gli spettacoli hanno avuto una grande presenza di pubblico e due di questi sono stati rappresentati anche per le scuole con tutti sold out. Il Teatro sta pian piano creando un suo pubblico di abbonati e di fedelissimi che sta dando grandi soddisfazioni e la certezza sempre più reale che la città di Velletri risponde alla cultura, all’arte e allo spettacolo in genere, se naturalmente di qualità e di interesse.

Ci sono novità riguardo agli spettacoli rimandati e per chi aveva biglietti già acquistati? Gli abbonati, invece, come potranno far valere la loro card?

La ringrazio per la domanda che anticipa l’uscita di un comunicato che avremmo fatto a breve sulla questione. So che siamo in ritardo e che gli abbonati stanno chiedendo chiarimenti sull’eventuale rimborso, che ci sarà, ma gli stessi potranno capire che questo Tsunami ha sconvolto il mondo e bloccato ogni attività, non solo culturale, di questi due mesi passati; anche per noi informarci sulle precise modalità di rimborso non è stato facile e ci è stato comunicato da pochissimi giorni. Per quanto riguarda i due spettacoli "Maurizio IV" e "Hollywood Burger", facenti parte della stagione in abbonamento, i nostri spettatori non avranno nulla da perdere e saranno rimborsati con dei voucher per i prossimi spettacoli teatrali, oppure l’importo verrà scalato dal prossimo abbonamento quando tutto ripartirà nella normalità delle cose. Purtroppo per disposizione della SIAE e dell’Agenzia delle Entrate, valide per tutti gli abbonati ai teatri italiani, non si possono restituire somme in contanti sia all’abbonato o a chi avesse comprato il semplice biglietto d’ingresso per uno dei due spettacoli. Queste disposizioni d'altronde non sono una nostra prerogativa ma dettate dalle leggi vigenti alle quali come Teatro Artemisio Gian Maria Volonté dobbiamo attenerci.

Cosa c'è all'orizzonte per la riapertura del Teatro e in che modo dobbiamo immaginare una serata in compagnia a vedere uno spettacolo, rispetto a prima?

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La situazione teatri, sale da concerto, discoteche e tutti i luoghi di aggregazione al momento sono e saranno chiusi fino a data da destinarsi aspettando disposizioni nazionali, regionali e comunali. Naturalmente si riaprirà ma in condizioni ancora tutte da valutare. Io sono ottimista per natura e quindi credo che, con il comportamento esemplare e corretto che il 99% dei nostri compatrioti sta tenendo in questi drammatici giorni, sperando che il contagio non risalga per qualche scelta di apertura poco lungimirante e/o teste calde che vanifichino tutto il sacrificio e la clausura che stiamo facendo. Vedrete che i tempi si accorceranno e si potrà tornare a godere lo spettacolo dal vivo a diretto contatto con chi si esibisce, le vibrazioni delle parole, della musica in una sala da concerto o in teatro non hanno nulla a che vedere con le dirette video o i mega screen posti all’aperto mentre si recita o si suona da un’altra parte, pur apprezzando questo surrogato di spettacolo virtuale che giocoforza qualcuno sceglie di mettere in campo. Purtroppo al momento tutto questo è impossibile considerando che se per assurdo si aprisse domani, le condizioni sarebbero queste: sanificazione prima e dopo ogni spettacolo con costi altissimi, presidio medico all’entrata per prendere la temperatura ad ogni spettatore, ingresso in fila distanziati come al supermercato, due terzi della sala vuoti per la distanza da tenere con conseguente calo di vendita dei biglietti, mascherine, bar e foyer non frequentabili per pericolo assembramento, etc… Si può capire quindi che la cosa migliore è aspettare lo sviluppo, spero positivo, degli eventi, o navigare a vista come si dice, per poi riaprire in modo tale che andare a teatro o ad un concerto sia, come lo è sempre stato, un piacere per il corpo e per la mente, un momento di aggregazione culturale ed artistica di una comunità.

La Fondazione in tutto ciò come si sta muovendo? Le attività di programmazione proseguono?

La Fondazione, ed in particolare alcuni membri insieme al sottoscritto, in questi giorni si stanno confrontando su queste tematiche in video conferenza su piattaforme online o whatsapp, proprio per capire come e quando riprendere le attività. Io continuo a sentirmi e a ragionare con i miei collaboratori artistici per avviare una programmazione ovviamente con date da stabilire, considerando questa solo una sosta che non potrà in nessun modo cambiare lo spirito e la voglia di fare. La Fondazione come sapete ha a disposizione anche il chiostro e il giardino esterno presso la Casa delle Culture e della Musica: con questi spazi all’aperto e con le dovute precauzioni da prendere, sempre a stretto contatto con l’amministrazione comunale, si può pensare, se le condizioni migliorano e non peggiorano, di poter coraggiosamente riprendere un percorso verso la seconda metà dell’estate. Pensiamo alla rassegna Velletri Libris, che seppur in forma velatamente ridotta e rivisitata nella logistica, sarebbe un errore interrompere data la sua valenza culturale di livello nazionale pari ormai a quella di rassegne storiche più blasonate; oppure il Premio Nazionale Campanile “Campaniliana” nato qui a Velletri ormai conosciuto ed apprezzato nel mondo della scrittura teatrale; si potrebbe ridurre la platea del Chiostro mantenendo la distanza di sicurezza per ricominciare con i concerti all’aperto verso agosto/settembre; pian piano riaprire i corsi di teatro, il nostro coro dei ragazzi FondarCanto, le mostre e tutte le attività che orbitano intorno alla programmazione artistica e culturale della Fondazione, che spero si ampli sempre di più. Per l’Auditorium e il Teatro Artemisio aspetteremo giorni più felici, nel frattempo lasciamoli dormire e quando riapriranno sarà una grande festa per tutti, abbiamo bisogno dei nostri spazi culturali quali punti fermi per la convivenza sociale e civile. Mi permetto di citare tra le eccellenze anche il Teatro Tognazzi quale altra importante realtà veliterna e dico al collega Roberto Becchimanzi che quando tutto questo sarà alle nostre spalle penseremo ad una grande festa con una performance sperimentale a doppio teatro, magari ci riusciamo!

Molti professionisti dello spettacolo invocano misure straordinarie per la cultura. Cosa ne pensi?

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Sono in continuo contatto con i miei colleghi, sia artistici che preposti all’organizzazione di spettacoli, gestione di teatri o spazi di aggregazione e posso dire che la situazione è veramente drammatica, vista l’importanza che al momento si dà a questo settore lasciato come fanalino di coda dei problemi da risolvere. Non credo ci sia superficialità o incompetenza su questo argomento, credo invece che, come tutti i reparti ludici ma non superflui, il problema sia proprio quello logistico e di natura degli spazi. Nascono da sempre come luoghi di “aggregazione” e questa parola, ad oggi ancora proibita e pericolosa per la salute di tutti, spiega le motivazioni con le quali chi ci governa non può in nessun caso permettere che in una sala chiusa si incontrino persone potenzialmente contagiate dal virus, almeno per il momento. Quindi molte discussioni che leggo sui social sono a volte fuori luogo oppure non tengono conto seriamente della logistica di questi ambienti. Questo vale anche per le compagnie che recitano o le band che si devono esibire, camerini, trucco e parrucco, sarte, fonici, datori luci e tutto il mondo che gira intorno a questi spettacoli, le voci sono tante. Le orchestre e i cori di tutto il mondo sono fermi per ovvi motivi di distanza impossibile da mantenere durante le esibizioni e le prove. Bisogna accettare questa momentanea situazione che si sbloccherà da sola se tutti contribuiremo a far sì che il contagio non risalga.

Qual è il messaggio che vuoi mandare ai fruitori delle attività culturali e agli operatori, adesso che questo mondo si è fermato?

Il messaggio è molto semplice: cerchiamo di far tesoro di quello che sta capitando all’umanità intera. Quando si tornerà in un luogo dove tutti insieme si riderà, ci si commuoverà, si penserà, si condividerà una emozione allora quello sarà un grande giorno. Per cecità, per distrazione o per abitudine davamo per scontato il fatto di poter uscire la sera ed assistere ad uno spettacolo nel nostro Teatro: oggi non so cosa darei per poterci rientrare, accendere le luci del palcoscenico, della sala, del foyer o dello splendido Auditorium vanto indiscusso della nostra comunità. Ovviamente abbiamo solo rimandato l’appuntamento… presto si ricomincia, potete contarci! 

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02/05/2020 Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”: aperte le iscrizioni fino al 15 luglio 2020
Con l'organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri

C’è tempo fino al 15 luglio per partecipare al Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, giunto alla quarta edizione, nell’ambito della rassegna nazionale di teatro e letteratura “Campaniliana” dedicata al grande scrittore. Il concorso, indetto dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, si propone di individuare tra i tanti copioni pervenuti il miglior scritto inedito di genere umoristico. Il vincitore riceverà la somma di euro 1500,00 messi a disposizione dalla Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri, una targa ricordo offerta dal Fondo Campanile e la sua opera sarà messa in scena nella successiva edizione della rassegna, al Teatro Artemisio-Volonté, a cura di una compagnia UILT. Possono partecipare al concorso autori italiani o di altra nazionalità. Il premio sarà unico anche se l'opera fosse presentata da più coautori. Ogni opera dovrà essere trasmessa, a pena di esclusione dal concorso, soltanto a mezzo del servizio postale, tramite plico raccomandato, senza indicazione del mittente o altro segno di riconoscimento. Il plico dovrà contenere due copie cartacee dell'opera posta in concorso e una copia in formato elettronico (CD rom in formato PDF) anch'esse prive di segni di riconoscimento e recanti unicamente il titolo del lavoro. Dovrà inoltre contenere, in busta bianca e sigillata, le generalità dell'autore, il recapito postale, quello telefonico e un indirizzo di posta elettronica. Si richiede altresì un'autocertificazione in cui l'autore attesti che l'opera messa a concorso non sia mai stata rappresentata. L'inosservanza, anche parziale, di quanto sopra prescritto comporterà l'esclusione dal concorso. Il plico postale, completo dell'intero contenuto richiesto dal presente bando, dovrà essere indirizzato a: Fondazione Arte e Cultura Città di Velletri – Premio Nazionale Achille Campanile – c/o Segreteria del Sindaco - Palazzo comunale. P.za Cesare Ottaviano Augusto n.1 - 00049 Velletri (RM) e dovrà essere recapitato entro e non oltre il 15 luglio 2020. Per la data farà fede il timbro postale di spedizione. Resta inteso che il recapito del plico rimane ad esclusivo rischio del mittente ove, per qualsiasi motivo, non dovesse giungere a destinazione in tempo utile. Nei prossimi giorni sarà ufficializzata la Giuria di qualità. Per tutte le informazioni sono operativi il sito www.campaniliana.it e la pagina facebook “Campanile”, oltre ai canali della Fondazione (www.fondarc.it) e facebook “Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri”.

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01/05/2020 Teatro Artemisio-Volonté: nonostante il covid-19 una stagione da ricordare per Velletri
Con l'organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri

Nonostante lo stop imposto dalla pandemia, il Teatro Artemisio-Volonté ha mandato agli archivi una stagione fino a questo momento estremamente vivace, positiva e partecipata. La programmazione pensata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli, quest’anno ha proposto due tipi di offerta: una serie di spettacoli fuori abbonamento, ben quattro, e il consueto cartellone con sei date. Per quanto riguarda i fuori abbonamento, la prima data ha visto protagonista Antonello Avallone con “In nome del Papa Re”. Un grande classico, di Luigi Magni, sempre attuale nella sua indagine nei costumi e nelle ipocrisie della Roma papalina. Protagonista la poesia, invece, nello spettacolo di novembre in omaggio ad Alda Merini: |2 un cast la cui punta di diamante è stata Antonella Petrone ha incollato al palco gli occhi di quasi quattrocento spettatori, nel decimo anniversario dalla scomparsa della poetessa dei Navigli. L’anno solare 2019 si è concluso con “Non parlarmi di me, Marta mia”, un monologo interpretato da Elena Arvigo sulla base delle lettere di Luigi Pirandello a Marta Abba. Nel nuovo anno è tornato Antonello Avallone con “Novecento”, di Alessandro Baricco. Alcune di queste date sono state replicate, con una ottima cornice di pubblico da tutto esaurito, al mattino per le scuole di ogni ordine e grado. Per ciò che concerne la stagione in cartellone, sono andate in scena quattro compagnie teatrali di gran livello nelle varie date. Primo appuntamento con Enzo Decaro, in una vibrante commedia di Peppino De Filippo, “Non è vero ma ci credo”, per un sold out annunciato. Atmosfere particolari e tanti sorrisi anche con “Lullaby”, il primo dicembre, mentre a gennaio Ettore Bassi ha richiamato sia la platea della domenica pomeriggio che quella degli studenti il lunedì all’impegno sociale e alla storia, con “Il Sindaco pescatore” ispirato alla storia del primo cittadino di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente assassinato nel 2010. L’ultima data prima dello stop ha visto sul palco di Velletri una rivisitazione in chiave attualizzata dei “Sei personaggi in cerca d’autore” con Michele Sinisi. Una rilettura arguta e ardita del grande successo pirandelliano, in un esempio di teatro sperimentale. Restano da recuperare le due date previste per marzo, che avrebbero chiuso la stagione: “Hollywood Burger” con Enzo Iacchetti e Pino Quartullo e “Maurizio IV” con Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi. In attesa di sviluppo per il mondo dell’arte e del teatro, il bilancio della programmazione messa a punto dalla Fondazione diretta dal M° Claudio Micheli è positivo. La proposta culturale, infatti, è stata variegata. La risposta del pubblico è stata ottima e diversificata e la qualità degli spettacoli non ha deluso. Insomma, il Teatro Artemisio-Volonté è tornato una certezza per la gente di Velletri e la speranza è che torni presto operativo per nuove emozioni a sipario aperto.

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28/04/2020 Indagini insospettabili: asparagi e immortalità dell’anima. Quale rapporto?
Pillole campaniliane in attesa della rassegna 2020

Non c'è alcun rapporto fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima. ... Gli asparagi si mangiano, mentre l'immortalità dell'anima no. Inconfutabile, spiazzante nella sua dichiarazione dell’ovvio, dissacrante nel proporre al lettore una simile sagace deduzione con la serietà di uno scienziato che ha appena scoperto qualcosa di incredibile. Gli asparagi e l’immortalità dell’anima, titolo di un racconto che dà il nome all’omonimo libro edito da Rizzoli nel 1974, è l’ennesima dimostrazione di quanto con la parola si possa spaziare tra l’assurdo e l’infinitamente saldo in pochi millesimi di secondo. Achille Campanile raccoglie in questa perla di letteratura italiana trentotto racconti, scritti tra il 1925 e il 1974, in una sorta di esperimento che mette alla prova prima di tutto se stesso: è possibile notare sia la coerenza stilistica sia l’evoluzione tematica dello scrittore, che riesce a dare una forma organica ad una serie di produzioni che attraversano sessant’anni. L’ottica deformante, sempre predominante nell’opera campaniliana, riesce in fondo a superare la surrealità di un postulato e dissertare, con la stessa sicumera di un allievo hegeliano, sull’astratto per eccellenza e il frutto della terra, estremo baluardo della concretezza culinaria, naturale, biologica. Quest’ultimo è «ottimo lessato e condito con olio, aceto, sale e pepe», mentre l’altra «appartiene al mondo delle idee». Nulla di più distante scontato, eppure nessuno ne aveva parlato prima (l’autore, anzi, nota come siano state scritte molte più opere sull’anima che sugli asparagi, e nessuna che si occupi di una comparazione tra i due estremi prescelti). |2 Soltanto un genio come Achille Campanile poteva mettere in riga lettori e critici, ammiratori e detrattori, curiosi e osservatori, facendoli trovare tutti d’accordo sulla sua impeccabile conclusione logica e impegnandoli a riflettere, con o senza sorriso, su un accostamento che rappresenta ancora una volta l’enorme potenzialità della parola, con i suoi effetti incredibili nella sua dimensione di assoluta dignità. È una vera e propria indagine, condotta con scrupolo da Campanile, chissà da quale ispirazione, e con un iter che non ha nulla da invidiare ai protocolli laboratoriali. «Per concludere e terminarla con un'indagine che la mancanza di idonei risultati rende quanto mai penosa, dobbiamo dire che, da qualunque parte si esamini la questione, non c'è nulla in comune fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima». Fine e principio, null’altro a aggiungere. O forse troppo. Del resto Campanile è una miccia che dà il via ad un’esplosione di idee e pensieri.

 

La “Campaniliana”, organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, si propone di riscoprire la figura di Achille Campanile con edizioni tematiche, annuali, che comprendono il Premio Nazionale Teatrale e una serie di convegni e iniziative. Per ciò che riguarda il Premio 2020, le iscrizioni sono aperte: in ballo l'assegnazione di un premio dell'importo di € 1.500,00 da attribuire ad un'opera teatrale inedita, di genere umoristico e redatta in lingua italiana. Oltre a ricevere il premio in denaro, l'opera vincitrice avrà l'opportunità di essere messa in scena da una compagnia teatrale scelta tra quelle iscritte alla UILT, nella stagione teatrale 2020/2021, presso il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté a Velletri. Il plico postale, completo dell'intero contenuto richiesto dal bando consultabile integralmente su www.campaniliana.it, dovrà essere indirizzato a: Fondazione Arte e Cultura Città di Velletri – Premio Nazionale Achille Campanile – c/o Segreteria del Sindaco - Palazzo comunale. P.za Cesare Ottaviano Augusto n.1 - 00049 Velletri (RM) e dovrà essere recapitato entro e non oltre il 15 luglio 2020.

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24/04/2020 Una maratona di lettura per la “Campaniliana” nella Giornata del Libro
Tanti hanno omaggiato il Maestro nell'evento FondArC

Giovedì 23 aprile è la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore” e in tutto il pianeta si organizzano iniziative di lettura e valorizzazione del libro come elemento di creatività e crescita personale e collettiva. L’emergenza coronavirus purtroppo ha imposto le ben note limitazioni e non si è potuto che lavorare in virtuale, ma la “Campaniliana” ha risposto presente celebrando la prima iniziativa on line della rassegna 2020 (mentre il Premio Nazionale Teatrale è già entrato nel vivo con numerosi copioni pervenuti). Su coordinamento del responsabile comunicazione Rocco Della Corte, è stata avviata una raccolta di video per dare vita ad una autentica “maratona campaniliana”: attori, appassionati, lettori, affezionati del Maestro si sono messi in gioco leggendo i brani più significativi di Achille Campanile dal loro punto di vista e con la loro personale interpretazione. Dalle note “Tragedie in due battute” ai passi più lirici di “Cantilena all’angolo della strada”, passando per la proverbiale epigrafe de “Il povero Piero”: tanti sono stati i passi scelti dai lettori per omaggiare un grande del Novecento, che proprio tramite la rassegna “Campaniliana” organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, diretta dal M° Claudio Maria Micheli, Memoria ‘900 e Comune di Velletri rivive con le numerose azioni messe in campo nell’arco di tre edizioni. Tutti i video sono stati pubblicati sulla pagina facebook @Campanile e sul sito www.campaniliana, in un’apposita area dove sono visibili tutti insieme. Grande è stato lo share della maratona, con quasi quattromila persone raggiunte in meno di ventiquattr’ore, e il dato è ovviamente in costante aggiornamento perché proseguono le condivisioni, i likes e i commenti. L’evento ha dato il via, in maniera inedita, alla “Campaniliana 2020”, che nonostante l’incertezza non si ferma e anzi rilancia, in una forma diversa, la propria opera di sensibilizzazione e riscoperta della figura di Achille Campanile. A margine dell’evento telematico ha preso la parola la professoressa Vera Dani, referente del Premio e consigliera della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, per un commento: “Facendomi portavoce del Comitato organizzatore della “Campaniliana” 2020, ringrazio calorosamente quanti hanno voluto dare il loro contributo alla Giornata Mondiale del Libro, leggendo testi di Achille Campanile. In questo periodo così difficile per tutti è stato emozionante vedere e ascoltare persone che hanno superato le “distanze” con un abbraccio letterario e virtuale nel nome dell'Autore che, ormai da quattro anni, vogliamo ricordare per la sua sottile, brillante, linguisticamente fantasmagorica scrittura! Chissà come avrebbe commentato questo particolare momento che tutto il mondo sta vivendo... mi piace pensare che la sua scanzonata intelligenza ci avrebbe strappato comunque un sorriso e un pensiero positivo! Intanto noi stiamo continuando a lavorare per portare a termine l'edizione 2020 della “Campaniliana”; stiamo ricevendo telefonate da parte di autori che parteciperanno al Premio teatrale e che, con le loro richieste di informazioni e/o rassicurazioni, ci fanno ben sperare. Notevole anche il livello delle compagnie teatrali della UILT, due delle quali rappresenteranno l'opera vincitrice nel 2019, “Cinque panni che si lavano in famiglia”, di Andrea Ozza e “L'acquario, di Claudio Grattacaso”, opera segnalata, che contiamo in tutti i casi di mettere in scena. Vogliamo essere positivi e andare avanti con determinazione e entusiasmo, nonostante tutto! Ancora grazie, cari amici lettori: ci avete fatto un bellissimo regalo...!!”. Per ringraziare i numerosi lettori che hanno partecipato alla maratona con il loro video, Gaetano Campanile, figlio dell’autore, ha fatto a sua volta una lettura di una tragedia in due battute di suo padre, divenuta subito virale con centinaia di visualizzazioni in poche ore. Nei prossimi giorni saranno ufficializzate le ulteriori iniziative per questo bizzarro 2020, che sicuramente avrebbe ispirato il genio creativo del Maestro Campanile con le sfumature inedite di un periodo unico, o quasi, nella storia.

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