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30/12/2018 FOTO DEL CONCERTO DI FINE ANNO: gli scatti più belli dal palco del Teatro Artemisio
Alcuni scatti dello spettacolo del 28 dicembre alle ore 21

Prima parte del concerto: La prima dell'opera rossiniana Il Barbiere di Siviglia andò in scena il 20 febbraio 1816 ma fu soffocata da una tempesta di proteste. Nel pubblico si trovavano infatti molti sostenitori del 'vecchio' maestro Paisiello che volevano far fallire l'opera. Tuttavia il giorno successivo, alla seconda rappresentazione, la serata mutò in un altrettanto clamoroso trionfo.. L'opera di Rossini oscurò ben presto quella di Paisiello, divenendo una delle più rappresentate e probabilmente la più famosa del compositore pesarese, ancor oggi tra quelle maggiormente eseguite nei teatri di tutto il mondo. Questa sera l’orchestra Nova Amadeus di Roma diretta dal maestro Claudio Maria Micheli eseguirà la sinfonia. Sempre dal Barbiere di Siviglia ascolteremo l’aria di Rosina “Una voce poco fa” cantata dalla soprano Emanuela Di Gregorio, dove la pupilla del Dottor Bartolo, suo tutore, mette in mostra tutto il suo caratterino…. buon ascolto I Lombardi alla prima crociata, oggi purtroppo poco eseguita, è la quarta opera di Giuseppe Verdi, andata in scena al Teatro alla Scala l'11 febbraio 1843. L'opera ottenne comunque un buon successo, come l'opera precedente ad essa, il Nabucco. Ascolteremo dal Coro Ruggero Giovannelli la preghiera “O Signore dal tetto natio. Seguirà dall’opera Elisir d’amore di Gaetano Donizetti l’aria “Una furtiva lacrima” che viene cantata da Nemorino quando si accorge di una lacrima spuntata dagli occhi dell'amata Adina, e capisce di essere finalmente ricambiato. L’aria sarà cantata dal tenore Antonio Sapio Don Giovanni è un'opera lirica in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart. È la seconda delle tre opere italiane che il compositore austriaco scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte . E’ considerata uno dei capolavori di Mozart, della musica e della cultura occidentale in generale. L’orchestra Nova Amadeus diretta dal maestro Claudio Maria Micheli ne eseguirà la sinfonia. Seguirà il Coro della Zingarelle dal secondo atto della Traviata di Giuseppe Verdi, e la Soprano Emanuela Di Gregorio che canterà la famosa aria E’ strano… seguita dalla cabaletta “Sempre libera”. L’opera viene considerata parte di una cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi, assieme a Il trovatore e a Rigoletto, e la prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa forse di interpreti carenti e - probabilmente - per il soggetto allora considerato scabroso, non si rivelò il successo che il suo autore si attendeva. Diventerà poi l’opera più eseguita nel mondo.

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25/12/2018 FOTO DELL'INAUGURAZIONE: scatti dell'apertura di 'Caos e silenzio' di Sergio Gotti
Sergio Gotti inaugura la sua Mostra in Auditorium

Ecco alcuni scatti dell'inaugurazione della Mostra del Maestro Sergio Gotti, "Caos e silenzio", a cura di Silvia Sfrecola Romani, nell'Auditorium della Casa delle Culture e della Musica di Velletri.

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23/12/2018 Il Direttore Artistico FondArC Claudio Micheli a tutto tondo sulle attivita’ culturali: bilancio del 2018, auguri e obiettivi per il 2019
Un'intervista che ripercorre l'anno che sta per terminare e, con gli auguri, svela gli intenti per il 2019

Finisce un 2018 ricco di attività culturali all'ex Convento del Carmine e al Teatro Artemisio-Volonté. Per conoscere meglio le novità del prossimo anno, abbiamo intervistato il Direttore Artistico della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri, Maestro Claudio Maria Micheli, che traccia un bilancio delle attività svolte e svela alcuni progetti per il 2019...

Maestro Claudio Maria Micheli, fra pochi giorni finisce il 2018. La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, da te diretta, ha portato a termine un nuovo anno di attività nei due poli gestiti, la Casa delle Culture e il Teatro Artemisio-Volonté. Qual è il bilancio globale del lavoro svolto in questo lungo anno e quali sono gli obiettivi che ti poni per quello nuovo?

La Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri in questi primissimi anni di attività ha dimostrato, con il suo intenso e continuo lavoro, di attrarre a sé molte realtà culturali ed artistiche del territorio e non solo, individuando e collaborando con le stesse rimettendo al centro dell’interesse cittadino discipline come il teatro, la musica, le arti letterarie, le arti visive, cercando di recuperare quei valori di critica formativa e coinvolgendo il più possibile anche il mondo dei giovani ed i loro interessi. L’obiettivo per il 2019 è sicuramente quello ampliare la platea dei fruitori portando all’attenzione altre discipline: infatti oltre alla “Campaniliana”, a “Velletri Libris”, al Coro dei Ragazzi “Fondarcanto”, alla Stagione di prosa del Teatro Artemisio, alla Stagione concertistica, all’Estate nel Chiostro, ai Corso di recitazione, tutte rassegne ed eventi che sono già arrivati alla loro seconda annualità, partiranno anche le prime edizioni di eventi come il concorso “Gastronomicando, Cucina delle tipicità Enogastronomiche del Lazio” – rivolto ai giovani chef del Lazio tra i 18 e i 25 anni in collaborazione con ANCI Lazio, Istituto Alberghiero di Velletri, Comune di Velletri, affiancato ad una esposizione di prodotti gastronomici regionali. Avremo poi il “Festival della Donna”, una tre giorni di incontri, spettacoli, proiezioni, dibattiti, concerti, premi, in occasione della Festa della Donna in collaborazione con l’Associazione Evento Donna, rassegna che ha come finalità la promozione del tema dell’empowerment femminile, attraverso iniziative di solidarietà, impegno civile, sociale, culturale e scientifico. Si svolgerà poi la rassegna “Le SEI Corde”, Seminari, concerti e master class di chitarra acustica e classica, con artisti italiani, europei e di oltreoceano, in collaborazione con l’Acoustic Guitar Meeting di Cremona. Collegata alla “Campaniliana” faremo “ARTeatro “Umorista sarà lei…”, la prima stagione di Teatro umoristico collegata alla Campaniliana che si svolgerà al Teatro Artemisio, e poi una nuova formazione del FondarCanto dedicata ai ragazzi tra i 14 e i 24 anni del in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Velletri.

Una programmazione ricca, ma qual è la risposta della cittadinanza, anche paragonandola al 2017 e agli albori della nascita della Fondazione?

La risposta c’è e speriamo continui ad esserci e aumenti. La Fondazione continuerà ad offrire alla città anche eventi singoli quali concerti, spettacoli teatrali, convegni, collaborazioni con artisti, professionisti e con gli Istituti scolastici. Proprio in questi giorni si sta svolgendo nella Sala degli affreschi la mostra “Caos e Silenzio” del maestro Sergio Gotti, una eccellenza e vanto per la nostra città al quale ho chiesto personalmente, come ad altri artisti, una sua fattiva collaborazione e presenza nella Casa delle Culture, e da lì è nata l’idea di esporre in prima assoluta questo capolavoro della cui natura ora non svelo nulla ma che invito tutti ad andare a vedere, ma solo fino al 12 gennaio perché poi partirà, già richiesto, per altri lidi. La Fondazione, anche se giovane, si è fortemente radicata nel tessuto sociale e culturale della città di Velletri, esprimendo un grande senso di apertura e di ascolto verso coloro che esprimono voglia di cambiamento e di idee, concedendo spazi e visibilità ad artisti del territorio e non, facendo conoscere ancor di più, e se mai ce ne fosse ancora bisogno, le potenzialità della Casa delle Culture e della Musica. |2

Parlando più nello specifico dei poli culturali che lei ha l’onore di dirigere, la Casa delle Culture è diventato un simbolo della cultura a trecentosessanta gradi: libri, musica, concerti, mostre, convegni e tante altre realtà nazionali, come l’Accademia, che rendono ancor più prestigiosa la splendida location. Che aria si respira all’ex Convento del Carmine?

Questo luogo è diventato ormai un vero polo culturale ed artistico ricco di frequentazioni sia di studenti, grazie anche alla Biblioteca comunale e all’Accademia di Belle Arti situate al secondo piano dello stabile, che da artisti di ogni genere e da persone che amano la cultura e le arti. Gli incontri che avvengono ormai regolarmente tra ragazzi, studiosi, professori, musicisti, pittori, scrittori rende questo posto veramente unico nel territorio, una location che ci invidiano in molti e che tutti i Comuni limitrofi vorrebbero avere, diventando giorno dopo giorno una vera agorà, uno spazio ritagliato nella città dove le idee e il disquisire sugli argomenti messi in campo fanno il resto.

In tutto questo, quale è secondo te il merito della Fondazione?

I risultati ottenuti dalla Fondazione hanno senza alcun dubbio destato interesse, curiosità e partecipazione attiva da parte della cittadinanza e, soprattutto, sono stati e sono motivo di stimolo e di continuo dialogo costruttivo tra vecchie e nuove generazioni. Al di là del singolo evento, concorso o rassegna, lo scopo dalla Fondazione sarà sempre quello di rappresentare un punto di ripartenza culturale e un laboratorio di idee e di progetti interdisciplinari da mettere in opera ed aperti a tutti. Ad oggi possiamo essere pienamente soddisfatti sia dei numeri che della qualità espressa. La comunità tutta riconosce pienamente la Fondazione quale punto cardine della cultura per la città, sul quale può contare e del quale attualmente non si può fare a meno. Si riconosca il merito di aver dato un impulso non indifferente ad altre realtà artistiche assopite e poco fiduciose sull’andamento culturale della città che la Fondazione ha trovato dietro di sé e che ha fortemente rinvigorito. Senza ombra di dubbio il lavoro svolto ha permesso che tutto questo potesse accadere e realizzarsi creando delle basi solide e delle certezze sulle quali oggi si può costruire un modus di pensare e di rapportarsi con l’arte ed il mondo culturale con più consapevolezza e slancio, respirando sapere e confrontandosi con addetti ai lavori che possono guidare la fantasia dei giovani, o anche solo dei curiosi, che vogliono avvicinarsi a queste discipline.

Intanto è partita la stagione teatrale dell’Artemisio-Volonté. Come lo scorso anno, anche il 2018-2019 offre al pubblico un cartellone di tutto rispetto e sono già arrivati due sold out, con Amanda Sandrelli ed Ascanio Celestini. Bilancio?

L’altro gioiello di famiglia, il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté, sta pian piano ritornando alla vita sociale con le stagioni teatrali alle quali partecipano compagnie e attori di fama nazionale e tutto questo grazie ad un grande sforzo economico che la Fondazione ha messo in campo, credendo fermamente che la storia di questo teatro, ritornato a vivere dopo un lungo silenzio, vada onorata e protetta. La sua struttura, grazie ad alcune modifiche e correzioni che si stanno apportando sta tornando ad offrire ospitalità, comodità ed una importante strumentazione tecnica che altri teatri non hanno. |3 Tutto questo con il prezioso aiuto dell’amministrazione comunale e grazie all’ascolto ottenuto tramite un dialogo ed un confronto continuo con gli ultimi due Sindaci della nostra città, sicuramente stressati ed incalzati dal sottoscritto per le migliorie da fare su questa struttura, i cui risultati oggi sono però sotto gli occhi di tutti. Un lavoro lungo ma iniziato col piede giusto… se penso che in un passato non molto remoto qualcuno voleva diventasse un bel parcheggio o un grande supermarket mi vengono i brividi…quando invece ho avuto l’onore di alzare la bacchetta per dirigere i Carmina Burana di Orff, nel giorno della sua nuova inaugurazione, l’emozione era alle stelle. Ogni tanto le cose belle accadono, basta crederci.

Non resta che ascoltare gli auguri del direttore per le festività…

Con il convincimento che nel prossimo futuro si possa migliorare ancora e ottenere risultati sempre più soddisfacenti desidero augurare a tutta la città di Velletri, anche a nome della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura che qui rappresento in qualità di Direttore Artistico, un sereno Natale ed un 2019 pieno di soddisfazioni e di voglia di fare, di confronto, di dialogo, di stare insieme e….di tanta Arte e Cultura… le uniche due cose che innalzano inconfutabilmente lo spirito e la mente. Il mio mandato scade tra due anni esatti, spero in quel periodo, nel mio piccolo e con l’aiuto di tutti, di aver contribuito a migliorare nella mia città di adozione lasciando al mio fortunato successore qualcosa di bello da portare avanti. Mi basta questo.

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22/12/2018 Ascanio Celestini conquista Velletri: storie di donne e di uomini intense ed emozionanti con ‘Pueblo’
Grande successo per lo spettacolo del noto attore romano accompagnato da Gianluca Casadei

Un travolgente Ascanio Celestini ha conquistato Velletri. Tutto esaurito al Teatro Artemisio – Gian Maria Volonté, diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli, per la performance del noto attore romano, che ha portato sul palcoscenico veliterno “Pueblo”, un monologo intenso e ricco di insidie, esigente con il pubblico proprio per la sua spontaneità, irriverenza e complessità. Celestini, infatti, accompagnato in scena Gianluca Casadei (Pietro) e con una luce soffusa ad accompagnare le parole, ha valorizzato proprio le storie di tutti i giorni, le storie di una parte del popolo, quello più offeso ed emarginato. Così basta un tavolo, una tenda che ottunde lo sguardo o lo rende parziale, l’accompagnamento musicale e tanta voglia di dire quello che si vede e si pensa, per mettere in piedi uno spettacolo che non ammette distrazioni. Dalla voce martellante e soave di Ascanio Celestini si ascoltano le vicende di Domenica, una barbona che vive, dopo una vita difficile fatta di stenti e soprusi, in un prefabbricato stretto accanto ad un supermercato. Si apprende che esiste Violetta, il cui padre sa fare tutto, persino “la pasta col tonno”. |2 Si entra nella vita di Said, che lavora di notte nei magazzini, e che fa parte di quel popolo di centomila occhi senza identità, spesso sepolti sul fondo del mare. Indifferenza e sofferenza sono i mali dell’epoca contemporanea: Celestini, con sarcasmo alternato ad ironia, distingue bene questi concetti, li plasma come un demiurgo sulle storie che racconta, e che fanno della massa un contorno importante e rumoroso al “pueblo” che invece vive le situazioni dei mercati di Largo Spartaco al Quadraro piuttosto che dei duri e dolorosi ricordi negli istituti monacali. Un mix di argomenti, di finestre aperte e chiuse, che ha un grande merito: coltivare dei precisi richiami, anche comici, capaci di non far perdere il filo conduttore alla platea, strappando sorrisi ma anche alimentando la suggestione con le riflessioni a cuore aperto addolcite dalla fisarmonica o dal piano. Struggenti, infine, i cinquanta secondi finali, in cui nel “ma che ne sanno del dolore certe persone”, Celestini sintetizza il messaggio più alto fra i tanti inviati in un rapporto discreto col pubblico, quello secondo cui ogni popolo è fatto di persone, e ognuna di queste ha una storia che può far male alle spalle. Tanti applausi per l’attore romano, che alla fine della rappresentazione ha ricevuto il vivo apprezzamento del gremito Teatro Comunale. Una bella soddisfazione, invece, vedere tanta gente arrivare all’Artemisio-Volonté in una uggiosa sera pre-natalizia: segno che il lavoro svolto dalla Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri e dal Maestro Claudio Maria Micheli, direttore artistico, sta portando i frutti sperati e ripopolando, con i grandi nomi ma senza rinunciare alla qualità, un altro centro pulsante della cultura cittadina. “Pueblo” era il secondo spettacolo in cartellone per la stagione, l’ultimo dell’anno che sta per volgere al termine. Prossimo appuntamento è sabato 26 gennaio con Michele La Ginestra, Massimo Wertmuller e Ilaria Nestovito per “Come Cristo comanda”. Seguirà, il giorno dopo, un fuori abbonamento: spettacolo speciale di Moni Ovadia in occasione della giornata della memoria (27 gennaio). Due giorni in cui assicurarsi un posto a Teatro è fondamentale!

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22/12/2018 FOTO DELLO SPETTACOLO: Ascanio Celestini fa sold out al Teatro Artemisio
Alcuni scatti dello spettacolo di giovedì 20 dicembre alle ore 21

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19/12/2018 Arriva Ascanio Celestini al Teatro Artemisio
Alle ore 21

Giovedì 20 dicembre, alle ore 21.00, secondo grande appuntamento con la stagione del Teatro Artemisio-Gian Maria Volonté diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Grande protagonista sarà Ascanio Celestini, attore, regista, scrittore e drammaturgo romano che porterà in scena “Pueblo”. Lo spettacolo è il secondo capitolo di una trilogia ideale iniziata nel 2015 con un’altra piece, “Laika”, e vede al centro il popolo e i vari personaggi che in un bar, nei supermercati, per le strade si incontrano e danno sfogo alle loro storie, spesso emarginate e dimenticate dalla società civile. Ascanio Celestini, nome di punta del teatro italiano, è un pioniere del teatro di narrazione. Con una scenografia essenziale, l’attore e autore con il suo racconto si interfaccia direttamente con gli spettatori coinvolgendoli emotivamente e non solo nella rappresentazione. “Pueblo”, di Ascanio Celestini, è arricchito dalle musiche di Gianluca Casadei, dalla voce di Ettore Celestini, il suono a cura di Andrea Pesce, le luci di Danilo Facco, l’organizzazione di Sara Severoni, l’immagine di Riccardo Mannelli. Appuntamento al Teatro Artemisio-Volontè, diretto dal M° Claudio Maria Micheli, il 20 dicembre alle ore 21. Sarà possibile acquistare i biglietti in pre-vendita a “Il biglietto” (via Eduardo De Filippo) oppure on line sul ticketone, oltre che al botteghino del Teatro stesso a partire dalle ore 16.00 del giorno dello spettacolo. Un evento imperdibile per la seconda data della stagione 2018-2019, che da gennaio prevede diverse sorprese…

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12/12/2018 Ascanio Celestini, storie di popolo al Teatro Artemisio di Velletri giovedì 20 dicembre con 'Pueblo'
Inizio alle ore 21

Giovedì 20 dicembre, alle ore 21.00, secondo grande appuntamento con la stagione del Teatro Artemisio-Gian Maria Volonté diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Grande protagonista sarà Ascanio Celestini, attore, regista, scrittore e drammaturgo romano che porterà in scena “Pueblo”. Lo spettacolo è il secondo capitolo di una trilogia ideale iniziata nel 2015 con un’altra piece, “Laika”, e vede al centro il popolo e i vari personaggi che in un bar, nei supermercati, per le strade si incontrano e danno sfogo alle loro storie, spesso emarginate e dimenticate dalla società civile. Ascanio Celestini, nome di punta del teatro italiano, è un pioniere del teatro di narrazione. Con una scenografia essenziale, l’attore e autore con il suo racconto si interfaccia direttamente con gli spettatori coinvolgendoli emotivamente e non solo nella rappresentazione. “Pueblo”, di Ascanio Celestini, è arricchito dalle musiche di Gianluca Casadei, dalla voce di Ettore Celestini, il suono a cura di Andrea Pesce, le luci di Danilo Facco, l’organizzazione di Sara Severoni, l’immagine di Riccardo Mannelli. Appuntamento al Teatro Artemisio-Volontè, diretto dal M° Claudio Maria Micheli, il 20 dicembre alle ore 21. Sarà possibile acquistare i biglietti in pre-vendita a “Il biglietto” (via Eduardo De Filippo) oppure on line sul ticketone, oltre che al botteghino del Teatro stesso a partire dalle ore 16.00 del giorno dello spettacolo. Un evento imperdibile per la seconda data della stagione 2018-2019, che da gennaio prevede diverse sorprese…

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11/12/2018 Sergio Gotti presenta ‘Caos e Silenzio’ alla Casa delle Culture e della Musica. Dal 16 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019

La Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri, con la Regione Lazio e il patrocinio del Comune di Velletri, presenta la nuova opera del maestro.

INAUGURAZIONE

Domenica 16 dicembre ore 11,00

Per l’occasione: Musiche a cura dell’Accademia di Musica & Spettacolo “Officine Sonore” Letture a cura della Compagnia “Teatro della Luce e dell’Ombra” Laboratorio per bambini “Esplosione Lentissima Di Un Seme” a cura di “Babycampus Edutainment”

CAOS E SILENZIO, a cura di Silvia Sfrecola Romani

Casa delle Culture e della Musica - Piazza Trento e Trieste - VELLETRI

Ingresso libero Orari: 10/13 e 16,30/19,30 - Chiuso: 25, 26 e 31 dicembre e 1 gennaio

"Nelle antiche cosmologie con il greco χάος (caos) si indicava “il complesso degli elementi materiali senza ordine preesistente al Cosmo”[i] ovvero un Universo disordinato in contrapposizione ad un Universo Ordinato" come dire il prima ed il dopo, il bello e il brutto, il bianco e il nero, il pieno e il vuoto, il rumore e il silenzio… Ma il caos fa rumore?” A partire da questa domanda Sergio Gotti ha costruito la sua ultima mostra allestita a Palazzo della Cultura e della Musica a Velletri concepita come una sorta di installazione teatralizzata. "Siamo abituati alle sue roboanti sculture meccaniche ed alle sue splendide scenografie teatrali ma stavolta l'artista le ha messe insieme per creare un ambiente esperienziale, in cui gli spettatori diventano attori. Anche se non sappiamo cosa ci aspetta, appare subito evidente quanto diventi indispensabile prepararsi ad affrontare la grande galleria di ritratti, maschere e volti, che ricopre, con un effetto che i museografi chiamerebbero ad incrostazione, da quadreria seicentesca, tutte le pareti di una scatola-contenitore talmente grande da poterci entrare. Un'opera talmente imponente ed ambiziosa che sembra incredibile sia stata realizzata con il cartone. Un materiale umile, povero, che Sergio ha coraggiosamente richiamato dal mondo dell’imballaggio a quello dell’arte. La tecnica è straordinaria e sfida i benpensanti (è stato costretto a scriverlo “tagliato ed assemblato a mano”) ma su tutto è il dono di animare demiurgicamente la materia a stupire: come un moderno Prometeo o un dr. Frankenstein contemporaneo, Sergio conferisce al cartone una energia nuova, vibrante, palpabile, come attingendo all’origine naturale per risvegliarne lo spirito assopito. Questa installazione, apparentemente semplice e chiara, lineare, quasi ludica, in realtà è connotata da implicazioni e significati tali da essere una delle opere più complesse di Sergio Gotti, che “danza con il tempo come un filo d’erba[i]” (Battiato) e suona come un sereno ma inesorabile memento mori, un ammonimento misterioso sul senso non solo dell’arte ma della vita” (abstract dal catalogo a cura di Silvia Sfrecola Romani).

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10/12/2018 Domenica 16 dicembre si inaugura la mostra 'Caos e silenzio' di Sergio Gotti
Sarà aperta fino al 6 gennaio dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30 tutti i giorni esclusivi 25, 26, 31 dicembre e 1 gennaio

Si inaugurerà domenica 16 dicembre, alle ore 11.00, la Mostra d'arte "Caos e Silenzio" di Sergio Gotti, curata da Silvia Sfrecola Romani. Patrocinata dalla Regione Lazio, dal Comune di Velletri e dalla Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri, l'esposizione resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30 fino al 6 gennaio (esclusi 25-26-31 dicembre e 1 gennaio). Domenica 16 alle 11 avrà luogo la cerimonia inaugurale. La mostra si avvarrà della collaborazione dell'Accademia di Musica e Spettacolo "Officine Sonore". Le letture saranno a cura del Teatro della Luce e dell'Ombra, mentre i laboratori per bambini ("Esplosione lentissima di un seme" saranno a cura di Babycampus Edutainment. Si ringraziano gli sponsor che hanno supportato il progetto. Appuntamento alla Sala degli Affreschi!

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09/12/2018 Sabato 15 presentazione del libro 'L'opera di Carlo Fontana nei Castelli Romani' in Auditorium
Alle ore 17 in Auditorium, ingresso libero

Si svolgerà sabato 15 dicembre, a partire dalle ore 17.00, la presentazione del libro "L'opera di Carlo Fontana nei Castelli Romani" a cura dell'architetto Simona Zani. Nell'Auditorium della Casa delle Culture l'evento, patrocinato dalla Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli, dal Comune di Velletri e dal Centro Studi Oreste Nardini, vedrà come relatori insieme all'autrice del volume (edito da Gangemi editore) il professor Marco Nocca (Docente di Storia dell'Arte presso l'ABA di Roma e di Velletri), il professor Mario Bevilacqua (ordinario di Storia dell'Architettura all'Università di Firenze), l'Assessore alla Cultura Romina Trenta, l'Assessore all'Edilizia Francesca Argenti e il dottor Umberto Savo (collezionista d'arte) quale moderatore dell'incontro. Il lavoro di approfondimento svolto in questo libro sulle opere di Carlo Fontana nei Castelli Romani contribuisce a porre l'accento sul suo ruolo di iniziatore e caposcuola di quella generazione di architetti che consolideranno nel primo Settecento il sentire e l'operare formativo connesso alla poetica dell'Arcadia. La sua opera al di fuori di Roma, attivando la nuova tendenza, contribuisce nel caso laziale alla riqualificazione delle architetture nobiliari di campagna nei centri periferici rispetto alle grandi capitali del Barocco.

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27/11/2018 I ringraziamenti di Katia Anna Trombetti per lo spettacolo 'Di sesso femminile'
Tutto esaurito al Teatro

Tutto esaurito per lo spettacolo "Di sesso femminile", svoltosi domenica 25 novembre al Teatro Artemisio-Volonté. L'ideatrice, Katia Anna Trombetti, ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo stesso, patrocinato anche dalla Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli: "Con quel microfono in mano, con l'emozione e la gratitudine, forse non ho ringraziato tutti ma tutti vi ho nel cuore. Purtroppo per motivi di varia natura alcune persone non sono potute essere con noi, i miei cari amici Beppe Costa, protagonista del video del Perdono, Alessandro Galli che lo ha realizzato, Claudio Marini che con la sua opera "Prologo DSF" ci ha rubato il cuore, DirezioneArtistica della Fondarc Claudio Micheli che ci ha accolto e sostenuto, ringrazio I tencici Matteo, Fabrizio, Alessandro, e Daniele,che sono stati la magia dello spettacolo, Ulderico Agostinelli che ha documentato tutto. Ringrazio tutti i rappresentanti della stampa. Le meravigliose lettrici dell'altrettanto stupenda poesia di Gioconda Belli. Giampiero Villa per essere stato così disponibile, il mio amico Eugenio Dibennardo, Roberta Ciocchetti, Mirella, Emanuela, Ornella, Fausta, Patrizia, Lia e le ragazze dell'accoglienza; le mie compagne di viaggio che mi sono accanto da tutta la vita o solo conosciute per questa occasione, che, insieme a Marisa Fortebraccio sono state il corpo e il respiro, la musica e il canto di questo evento, la commissione Pari Opportunità che non ha uguali nel giro di migliaia di chilometri, il Sindaco Orlando Pocci, tutti gli assessori, mio figlio sempre e incondizionatamente, i miei amici di sempre e per sempre, tutti voi che eravate là, seduti, insieme a noi a patire, a sentire, a sperare. Ho fatto valigie piene di abbracci, di baci, di parole. Tutti, siete stati la mia poesia, la più bella poesia che un essere umano possa sognare, una poesia che dedico alla più incantevole ballerina del mondo: Sol. Grazie". Queste le parole di Katia Trombetti. 

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23/11/2018 Lo zio d’America e la macchina da scrivere: un contributo di Katia Anna Trombetti su 'Di sesso femminile'
Un contributo di Katia Anna Trombetti

Un giovane del sud Italia, espatriato in America nei primi anni del secolo scorso, alla ricerca di una vita migliore, sposò, qualche tempo dopo e per procura, la zia di mia madre. Vissero per quarant’anni oltre oceano, costruendo la loro famiglia e la loro vita, poi in vecchiaia vollero tornare. Ci fu un grande fermento tra i numerosi parenti per organizzare il comitato d’accoglienza e fu, devo dire, un periodo felice. Gli zii vennero ospitati a casa dei miei e vissero con noi per più di un mese, per ambientarsi e trovare, successivamente, una loro sistemazione. In realtà Zio Peppino e la moglie di nome Ezia, erano gente semplice. Lei aveva fatto vita da casalinga e dopo tutti quegli anni non conosceva granché della lingua del paese che li aveva accolti, ogni tanto la sentivi dire “yes” oppure “okay”, niente di più. Zio Peppino era un uomo riservato, parlava poco ma si vedeva che era felice quando io e mio fratello gli andavamo vicino. Una volta mangiò persino una castagna, solo perché gliel’avevo offerta, scoprii dopo qualche giorno che a lui le castagne non piacevano. Avevano portato con loro delle grandi valige e nessuno ha mai saputo veramente cosa contenessero se non per alcune cose, di cui una da sola fa poesia. Si erano riportati in Italia qualche decina di rotoli di carta igienica. Senza approfondire vi dico che, molto probabilmente, nella loro mente era rimasta impressa l’immagine del bagno della casa che avevano lasciato al paese dal quale erano partiti forse per sempre. Allora, accanto al water, nella migliore delle ipotesi, c’era un gancio metallico a forma di esse e infilzati ad una punta dell’oggetto c’erano pezzi di carta, strappati a mano, recuperati qua e là da giornali o dalla carta marroncina in cui era stato prima avvolto il guanciale o il formaggio o qualsiasi altro alimento comprato per nutrirsi. Sorvolando sulle parti basse, mio zio mi regalò la prima “felpa” della mia storia, nessuno aveva mai visto un capo d’abbigliamento di quel tessuto, la mia “felpa” nera, benché non fosse di lana la chiamavamo sempre maglioncino, c’era anche un disegno impresso sopra, mi spiace non averla più, odorava dei miei undici anni. I miei zii sono partiti poveri e sono tornati senza beni da esibire ma una eredità sentimentale me l’hanno lasciata. Quando gli zii andarono via dalla casa della mia famiglia, mi vollero donare una macchina da scrivere. Wizard truetype Brother typewriter corporation made in Japan, è quanto rimane sulla targhetta sbiadita dal tempo. Io mica ci potevo credere! L’avevo già vista in giro per casa e zio Peppino mi aveva dato istruzioni su come usarla. Ci mettevamo vicini mentre spingevo i tasti con un solo dito, riempendo i poveri fogli di errori e cancellazioni, ma ero affascinata da un oggetto che aveva portato magia nella mia vita decisamente proletaria. Dev’essere stato questo l’amore che zio Peppino ha visto nei miei occhi, perché prima di andare a stare nella sua nuova casa mi ha chiamata e mi ha regalato la macchina da scrivere. Grazie zio, grazie infinite! È con quel regalo che ho cominciato a buttare giù piccoli racconti segreti poi dispersi o immediatamente accartocciati. È là che le mie storie reali o inventate erano mie, là potevo decidere senza nessuno che mi dicesse ciò che dovevo fare, come mi dovevo comportare, senza nessuno che mi sgridasse. là, nel silenzio rotto solo dal dolce rumore dei tasti che stava camminando verso di me l’idea di libertà. Quella macchina da scrivere, simbolo di ogni possibilità narrativa è oggi uno degli oggetti di scena dello spettacolo teatrale DI SESSO FEMMINILE, al quale stiamo lavorando e sul palco, sarà nelle mani della mia amica eterna, che, a proposito di curiosità, molti anni orsono, ha vinto un concorso ed è stata eletta tra le prime dattilografe d’Italia. Non potevano esserci mani migliori, per pigiare su quei tasti l’armonia di una storia, per tenerci per mano, ancora una volta. P.S. la figlia di quel poetico signore che riparava le macchine da scrivere è oggi la fotografa di scena e il tecnico dello spettacolo DSF.

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19/11/2018 Intervista a Katia Anna Trombetti, ideatrice dello spettacolo 'Di sesso femminile' in programma al Teatro Artemisio
Lo spettacolo è ad ingresso libero

Per la giornata per l'eliminazione della violenza sulle donne, quest'anno si svolgerà al Teatro Artemisio-Volonté lo spettacolo "Di sesso femminile". Se abbiamo già dato in un precedente articolo le info necessarie, la parola è passata ora a Katia Anna Trombetti, ideatrice dello spettacolo stesso, che ci ha raccontato l'idea e la realizzazione di questo interessante lavoro.

Katia Anna Trombetti, ci racconta un po’ come nasce lo spettacolo teatrale “Di sesso femminile”?

Qualche anno fa, un’amica mi chiese di tenere un laboratorio con conseguente spettacolo teatrale, tutto al femminile. L’idea non mi sembrava particolarmente stimolante, anzi la trovai decisamente riduttiva e parziale. Perché parlare di donne se i due generi convivono da sempre? Lasciai quasi immediatamente quel pensiero fino a quando, esattamente un anno fa, una ragazza che conoscevo appena, una danzatrice di professione, venne a trovarmi per chiedermi un parere su un lavoro al quale avrebbe dovuto partecipare. Parlammo a lungo e ci rivedemmo ancora per il puro piacere di conversare, tempo nel quale ci raccontammo molto di noi stesse e pur essendo piuttosto giovane ritrovavo in lei le medesime domande che appartengono ad ogni donna. Lei partì per quel suo progetto ed io cominciai a pensare che avrei potuto riprenderla quell’idea suggeritami diverso tempo prima, perché c’erano così tante cose da dire sull’argomento. Forse ogni cosa ha il suo momento allora, semplicemente non ero pronta.

Tante donne, ma soprattutto tanti temi di stringente attualità toccati: come si è passati dall’idea alla realizzazione?

Che strane le idee, vivono di vita propria come la luce delle stelle, per anni non si accorgono che esisti e poi ti assalgono con un fulgore che sembra essere stato sempre stato lì. Nell’attimo stesso in cui ho pensato che forse avrei potuto dire qualcosa, ogni momento di ogni giorno mi sono venute incontro immagini, storie personali o storie provenienti da terre lontane, tragedie, sopraffazioni, o ancora, racconti raccolti nel tempo dalle amiche con le quali da sempre mi confronto e poi libri, poesie, lettere d’amore, musica. E’ stato come scoprire di possedere una collezione immateriale che abitava la stanza della mia esistenza. Scrivevo tutto, prendevo appunti su fogli occasionali per non perdere le idee. Ho dovuto solo selezionare, eliminare, scegliere, sottrarre. Ad una ad una, ho chiesto alle donne che vedrete avvicendarsi sul palco, cominciando dalla danzatrice, se avessero voluto far parte di un progetto che le riguardava in quanto donne. Amiche e conoscenti, alcune mai salite su un palcoscenico, altre professioniste di rilievo, note ben oltre il nostro territorio; ho pregato un’amica di girare un breve video, ad un’altra ho chiesto di ricoprire il ruolo di tecnico e di documentare il percorso con la fotografia, ad un’altra ancora di fermare con le sue foto le immagini dello spettacolo per esserne la memoria, ad una di riaprire la sua sartoria teatrale mettendo in moto un meccanismo di competenze impossibile da elencare qui. Tutte, senza esclusione alcuna, sebbene inizialmente titubanti, mi hanno risposto di sì. Così come mi hanno risposto “sì” i miei compagni di viaggio di sesso maschile: artisti, poeti, videomaker, scenografi. Mi presento sempre allo stesso modo: "Ciao sono Katia “vengo in pace e senza soldi”, vuoi lavorare ad un progetto con me?". Il passo successivo è stato la ricerca dei contatti: le richieste di uno spazio per la costruzione dello spettacolo al dirigente dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Cesare Battisti”; gli incontri con l’Assessore alla Cultura, con la Commissione Pari Opportunità e con il Direttore Artistico della Fondazione Arte e Cultura di Velletri. Insomma un lavoro incessante e pieno di ostacoli ma che privilegio avere accanto persone meravigliose e sensibili con le quali camminare per arrivare insieme ad incontrare il pubblico, farlo sedere e raccontargli una storia.

A suo avviso la settimana per l’eliminazione della violenza contro le donne sta diventando sempre più radicata nell’opinione pubblica?

Non è una domanda alla quale so rispondere, bisognerebbe avere i dati di uno studio di settore ma non ne sono in possesso, posso solo affermare con certezza che i mezzi per informarsi non mancano e sono facilmente accessibili a tutti. Certamente se ne dovrebbe parlare in famiglia, tanto per cominciare e poi a scuola, molto a scuola, di ogni ordine e grado e fare assemblee negli Istituti Superiori e nei Licei e nelle Università per far conoscere l’argomento e la dimensione del problema, elaborare riflessioni e confrontarsi.

Quanto è importante la sensibilizzazione e a chi, a suo avviso, si dovrebbe rivolgere principalmente?

D’impatto potrei dire che è molto importante, è la risposta più facile e quella alla quale credo di più, sebbene anche in questo caso ho una sorta di deformazione professionale. Ho insegnato per quaranta anni ed è stato un meraviglioso lavoro dove l’imperativo è stato svolgere al meglio il compito, perché non sai quali saranno i frutti che darà quell’albero, sai solo che devi piantare un seme ed innaffiarlo per farlo crescere sano e rigoglioso. Si, è molto importante e lo è per tutti.

La città di Velletri offre un programma di tutto rispetto, con iniziative che coprono tutti i giorni della settimana. Un commento sulla programmazione?

La risposta è già nella sua domanda. Grazie a lei, grazie a tutti.

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18/11/2018 'Di sesso femminile' al Teatro Artemisio domenica 25 novembre 2018
Ingresso libero

Nell’ambito delle iniziative culturali promosse dal Comune di Velletri nella settimana dal 19 al 26 novembre, il prossimo 25 novembre alle ore 18.30 andrà in scena presso il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté, diretto dal M° Claudio Maria Micheli, lo spettacolo teatrale "Di sesso femminile" ideato da Katia Anna Trombetti. L'ingresso è gratuito. Un sentiero intimo, percorso a piedi nudi attraverso la propria storia e quella delle altre, tra passato e presente, all’interno di tempi e di spazi solo apparentemente distanti tra loro, dove la relazione con il genere maschile è una costante naturale dalle innumerevoli combinazioni che si manifesta nella seduzione, nei conflitti, nell’attrazione, nella sopraffazione, nelle tragedie, nei sogni e nel desiderio inesauribile d’amore. Un punto di vista di genere, quello femminile che esterna i suoi sentimenti e il suo dolore, che denuncia, che spera.

 

Progetto ideato e diretto da Katia Anna Trombetti

Danzatrice Marisa Fortebraccio

Coreografia Katia Anna Trombetti in collaborazione con Marisa Fortebraccio

Violino Cristina Picca

Canto Francesca Trenta

Interprete di “Partitura per macchina da scrivere” Fiorella Mammucari

Lettura della lista dei desaparecidos in Argentina Emanuela Bauco

Le donne Antonella Consolandi, Eliana Gallo, Elisabetta Berdini, Graziella Mammucari, Mercy John, Lea Scozzi, Veronica Carapellotti.

Audiovisivo “Carillon” audiovisivo “Carillon”

regia Katia Anna Trombetti

la ballerina Sol Alvarez Castillo

musica “Bella”

voce Francesca Trenta con MeRitmiRi

riprese video Carmela Quaglia

montaggio Carmela Quaglia e Katia Anna Trombetti

audiovisivo “Perdono: elenco per difetto” di Katia Anna Trombetti

immagine e voce Beppe Costa

riprese video e montaggio Alessandro Galli

disegno luci, tecnico luci, Anna Maria De Conteris

costumi Antonella Consolandi

scenografia Katia Anna Trombetti, Enrico Lopez

collaborazione per gli oggetti di scena Giuseppina Ceraso

musiche “Foglie d’autunno” Aires Tango “La Barrosa” Paco De Lucia “Ariele e Calibano” Sineterra “Pizzica 1966” Luigi Stifani “Lettera d’amore”

composizione per violino di Cristina Picca “Fai sogni d’oro”

canto dalla tradizione popolare voce Francesca Trenta

violino Cristina Picca

progetto grafico Katia Anna Trombetti

grafica Anna Maria De Conteris assistente di produzione Fiorella Mammucari

ufficio stampa Emanuela Bauco

fotografia di scena Anna Maria De Conteris - Carla De Benedictis

realizzato in coproduzione con Giuseppina Ceraso - Eliana Gallo e Aldo Nardini

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17/11/2018 Alcuni scatti de 'La locandiera' con Amanda Sandrelli al Teatro Artemisio
Tutto esaurito per la prima stagionale del 2018-2019

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16/11/2018 Tutto esaurito per la prima stagionale del Teatro Artemisio con Amanda Sandrelli nei panni della 'Locandiera'
La grande regista e attrice ha aperto la stagione del Teatro veliterno per la direzione di Claudio Maria Micheli

Un vero e proprio successo quello ottenuto da Amanda Sandrelli ed il suo cast, presso il teatro Artemisio Gian Maria Volonté, diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli. La nota regista ed attrice, ha proposto ad il pubblico veliterno un'eccellente e fresca versione de “La Locandiera” di Carlo Goldoni. Prima data ed è già sold out. La stagione teatrale 2018-2019 del Teatro Artemisio di Velletri si è aperta martedì 13 novembre ed iniziata alla grande: “La Locandiera” della Sandrelli ha infatti strappato un notevole consenso al pubblico veliterno, facendolo commuovere e divertire allo stesso tempo. Il cast, grazie alla sua bravura, ha saputo dipingere egregiamente la sfumature della commedia goldoniana, che cammina sempre sul filo del rasoio, tra comicità e tragicità. La storia rappresentata è quella di Mirandolina, una locandiera, che gioca con i propri ammiratori (il servo, il Marchese ed il Conte), non concedendosi, ma ottenendo comunque doni e apprezzamenti. A stravolgere il quadro è l'arrivo del Cavaliere di Ripafratta, cinico e misogino, il quale non vuole legarsi a nessuna donna poiché le ritiene “tutte uguali”. Ed è qui che l'ingranaggio della commedia si sblocca: Mirandolina, non essendo abituata ad essere trattata con indifferenza e a prendere ordini, farà di tutto per far innamorate il Cavaliere. Quest'ultimo e Mirandolina finiranno però per innamorarsi sul serio. «Fra tutte le Commedie da me sinora composte – scrive Goldoni nell’avvertimento al lettore – starei per dire esser questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa.».|2 La Locandiera ci insegna infatti che di fronte all'amore non c'è né freddezza né razionalità, ed è proprio per questo che il sentimento riesce a piegare anche i due personaggi più cinici. L'essenza più caratteristica della protagonista emerge tramite i suoi stratagemmi, il suo estremo raziocinio è quello che spaventa, incuriosisce e fa innamorare allo stesso tempo personaggi e pubblico. Quasi una Carmen bizetiana meno passionale e più calcolatrice si oserebbe definirla. Si parla però troppo spesso di questa Mirandolina cinica, senza mai nominare il suo lato sensibile, un cuore la cui scorza dura viene infranta dal Cavaliere, un sentimento che lei non vuole forse per non lasciare il suo stile di vita, o forse per non ferire l'amato con la sua indole irrimediabilmente selvaggia. La locandiera si sposa infatti cinicamente, con un commento feroce detto sottovoce: “Anche questa è fatta”. L'intreccio de “La locandiera” di Goldoni, così come quasi in tutti i suoi lavori teatrali e operistici, va avanti tramite abili tranelli che conferiscono spesso comicità, inframezzati da riflessioni morali e conclusioni strappalacrime. |3 Il mondo veneziano settecentesco si riflette spesso nelle commedie goldoniane, i cui temi fondanti sono spesso, oltre all'amore, denaro, nobiltà decadute e arrampicatori sociali, il tutto condito da identità nascoste e agnizioni finali. La Sandrelli e il suo cast, sono riusciti abilmente a mettere in scena una Venezia settecentesca e goldoniana sia tramite la loro eccelsa recitazione che attraverso scenografia e costumi. La scenografia, scarna ed essenziale, è riuscita e far concentrare il pubblico sull'intreccio, e non su dettagli scenografici superflui, che spesso indeboliscono l'essenza della trama, e con essa, le emozioni. La semplicità spesso ripaga, come hanno dimostrato gli applausi del pubblico veliterno che ha seguito con dedizione i tre atti. Gli attori sono riusciti a passare da momenti estremamente comici a momenti molto commoventi (come voleva Goldoni), grazie alla loro eccellente abilità recitativa. Prossimo appuntamento in cartellone per la stagione dell’Artemisio-Volonté a dicembre con Ascanio Celestini.

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10/11/2018 ‘La locandiera’ con Amanda Sandrelli: info e prezzi per lo spettacolo che apre la stagione teatrale dell’Artemisio-Volonte’
Botteghino aperto dalle ore 16.00 al Teatro

Il capolavoro di Carlo Goldoni, interpretato da Amanda Sandrelli, andrà in scena a Velletri martedì 13 novembre. Alle ore 21.00, presso il Teatro Artemisio-Volonté diretto dal M° Claudio Maria Micheli, “La locandiera” aprirà ufficialmente la stagione 2018-2019 che presenta, come già annunciato, un cartellone di assoluto spessore. Da mercoledì 7 novembre è attiva la prevendita, on line su ticketone, e presso “Il biglietto” (con i diritti di prevendita).

Sarà possibile acquistare il ticket in Teatro, invece, prima dello spettacolo a partire dalle ore 16.00 al botteghino nel foyer, con la seguente suddivisione di prezzo:

- € 20,00 Platea (Primo Settore)

- € 18,00 Platea (Secondo Settore)

- € 15,00 Galleria

Sono attivi sconti a gruppi di 20 persone, per la Galleria, con un costo del biglietto ridotto a € 10,00. Per tutte le info: www.fondarc.it.

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09/11/2018 Risultati del concorso di idee per la realizzazione dell'insegna e della bacheca del Teatro Artemisio
Ecco i risultati del concorso di idee

Si pubblica il verbale della Commissione, disponibile anche nell'aria trasparenza.

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07/11/2018 Aperte le audizioni del Coro dei Ragazzi della Città di Velletri FondarCanto
Il mercoledi le audizioni alla Casa delle Culture

Sono riaperte le audizioni del Coro dei ragazzi della città di Velletri, FondarCanto. Un'esperienza interessante, importante e che ha ricevuto una grande risposta di giovani nell'ambito della programmazione culturale della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli. Il coro, guidato proprio dal Direttore della FondArC, è aperto ai ragazzi dai 7 ai 13 anni. E' fissata una prova alla settimana, il mercoledì, dalle ore 17.00 in poi con vari orari e gruppi di cantori suddivisi a seconda di età e grado di preparazione. Un'esperienza entusiasmante per i tanti bambini, considerando che già al suo primo anno di vita il coro dei ragazzi ha sostenuto concerti in autonomia e partecipato a diverse eventi come ospiti. Dalle parole di Claudio Micheli l'invito a partecipare: "Le audizioni sono aperte a tutti i ragazzi che vogliono provare a cantare. Il gruppo è ben amalgamato, canta un repertorio che va dai classici ai brani pop. Oltre al divertimento e al piacere di cantare insieme, la disciplina e lo studio sono i fattori fondamentali per l'ingresso nel coro e per la prosecuzione dell'esperienza". Insieme al Maestro Claudio Maria Micheli vi sono i validi collaboratori Valentina Pennacchini, mezzosoprano, per le lezioni di canto, e Graziano Cedroni, il Maestro con il quale i ragazzi preparano lo studio del repertorio con prove di sezione e d'insieme. L'ultima parola, poi, spetta al Direttore della corale che indica la strada e il repertorio da studiare ed eseguire in concerto. Tutte le lezioni si svolgono nell'Auditorium della Casa delle Culture e della Musica. Per info: direzioneartisticafondazione@gmail.com.

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01/11/2018 Amanda Sandrelli in 'La locandiera' il 13 novembre ore 21 al Teatro Artemisio
Prima stagionale del 2018-2019

Mirandolina è una donna feroce, orfana, abituata a comandare, a difendersi e a lottare. Lotta per portare avanti la locanda dopo la morte del padre, lotta contro quattro uomini in contemporanea, lotta per affermare la forza e la dignità di una donna amazzone, in un mondo in cui le donne sono solo oggetto di piacere o di disprezzo. Nel feroce mondo che Goldoni dipinge, la locandiera chiude tutte le porte, piega e stira panni, allontana il vero amore, sposa senza sentimenti il suo servo: resta l’indiscussa padrona della sua vita, ma con la testa e il cuore svuotati. Regia di Paolo Valerio.

Amanda Sandrelli in La locandiera

di Carlo Goldoni

adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini

regia Paolo Valerio, Francesco Niccolini con Alex Cendron, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci.  Scene Antonio Panzuto. Costumi Giuliana Colzi

Credo che sia il nome a trarre in inganno: Mirandolina suona troppo dolce, troppo seducente e brioso per poter nascondere qualcosa di diverso. Ma – si sa – i nomi talvolta ingannano. Eppure Carlo Goldoni mette in guardia ancora prima che il testo abbia inizio, lo fa nell’avvertimento destinato al lettore: «Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire esser questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa.» Goldoni non lascia scampo a dubbi, eppure per quasi duecento anni la tradizione ha voluto che Mirandolina fosse inchiodata alla sua natura dolciastra, un po’ cocotte, effervescente gaia ed esuberante. Era stata Eleonora Duse a fotografare questa tradizione con tre sole parole: «Brio, brio, brio.» Ma se La Locandiera giustamente viene considerato un autentico capolavoro del teatro di tutti i tempi, non è certo perché la sua protagonista è la paladina del brio e dell’effervescenza. Tutt’altro. È una donna feroce, orfana, abituata a comandare, a difendersi e a lottare. Lottare su più fronti: lotta per portare avanti la locanda dopo la morte del padre, lotta contro quattro uomini in contemporanea, lotta per affermare la forza e la dignità di una donna amazzone, in un mondo in cui le donne sono solo oggetto di piacere o di disprezzo. Non siamo in una parte qualunque del mondo: la scena, precisa Goldoni nella prima didascalia, è in Firenze e questo è un grande affresco di toscanità. Lo spiega con grande lucidità Guido Salvini, regista fiorentino legato a Pirandello e al Teatro d’Arte: «La scena si rappresenta in Firenze nella locanda di Mirandolina. Sta scritto ben chiaro all’inizio della commedia. Tutti i personaggi, che per interessi vari si trovano nella locanda, gravitano attorno al personaggio centrale e al suo satellite: Mirandolina e Fabrizio. Figure che a me sembrano profondamente e volutamente toscane: non nel senso dialettale che questa parola potrebbe esprimere, ma nel suo senso caratteristico. Goldoni troppe volte qualifica i toscani per rozzi, contrapponendoli ai veneziani: sia per la pronunzia più dura come per il fare meno gentile, sia per quella predisposizione al calcolo e al tornaconto che sono evidenti non solo in Fabrizio ma anche in Mirandolina. Basta conoscere le donne toscane, intelligenti e loquaci ma calcolatrici e autoritarie, per convincersi che Mirandolina è una di loro. È civilizzatissima e fine d’ingegno come i fiorentini quando lo sono: è donna che si è fatta a contatto coi forestieri, ma mantiene intatta la naturale rudezza toscana, vestita di belle e sciolte parole. Tiene a bada quattro uomini contemporaneamente e a tutti e quattro si rivela diversa, perché il suo desiderio intimo è piacere, ma anche perché, piacendo, la cassa si rimpingua. La civetteria di Mirandolina non è frivolezza, è calcolo.» Un marchese squattrinato, un ricco volgare che si è comprato una contea, un cavaliere misogino, due cattive attrici da rivista, un cameriere tutto fare che odia ricchi e nobili e che non vuole staccarsi dalla sua padrona, possibile sposa: sei satelliti, per usare il termine di Salvini, intorno al sole di questo piccolo e sciancato sistema solare. Una somma di debolezze, contraddizioni, inganni e violenze: la più grande delle quali è proprio il gioco feroce che Mirandolina intenta contro il cavaliere di Ripafratta. Vuole umiliarlo, quest’uomo che è abituato a umiliar le donne. Ci riesce. Ma – e questo è il vero colpo di genio di Goldoni –, il piano perfetto si incrina: lei stessa è vittima della sua seduzione spietata. Di fronte al fascino turbato di un uomo innamorato, tentenna, rischia di cadere come è caduto lui. Nel feroce mondo nuovo che Carlo Goldoni sa dipingere, la locandiera chiude tutte le porte, piega e stira panni, allontana il vero amore, sposa senza sentimenti il suo servo: resta l’indiscussa padrona della sua vita, ma scalza, la testa e il cuore svuotati. Al sicuro, certo, ma spogliata di quel turbamento amoroso che, inatteso, è arrivato a stravolgere la vita e i piani. Rinuncia, Mirandolina. Si sposa cinicamente, con il commento più feroce che mai abbia accompagnato una brulla cerimonia: «Anche questa è fatta.» E tutti vissero infelici e scontenti.

Francesco Niccolini

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31/10/2018 Platea gremita e tante risate per Prestazione occasionale di Francesco Brandi al Teatro Artemisio
Opera vincitrice della prima edizione del Premio Nazionale Teatrale Achille Campanile 2017

Brillante, simpatica, vivace e ben recitata: “Prestazione occasionale”, opera vincitrice della prima edizione del Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” 2017 e messa in scena, come da bando, nella successiva “Campaniliana”, ha riscosso un gran successo di pubblico. Domenica 21 ottobre quasi trecento persone, infatti, hanno riempito la platea del Teatro Artemisio-Volonté per assistere alla straordinaria e briosa rappresentazione della compagnia “Futura Teatro” di Firenze, affiliata alla UILT. Prima di aprire il sipario, la referente del Premio, professoressa Vera Dani, ha ringraziato i tantissimi spettatori e ha salutato Francesco Brandi, l’autore della commedia e il vincitore del premio 2017, seduto in prima fila, per poi chiamare sul palco Antonio Perrelli, presidente UILT. Il presidente ha lodato l’organizzazione della “Campaniliana” e assicurato che la collaborazione continuerà anche negli anni a seguire, poiché rientra perfettamente nello spirito artistico e professionale della Unione Italia Libero Teatro, intenzionata a promuovere tramite compagnie amatoriali di gran qualità anche opere che si pregiano di riconoscimenti importanti come il Premio Achille Campanile. Dopo questa breve introduzione, spazio alla storia: Lisa, insieme ai suoi tre migliori amici, in una sera apparentemente tranquilla decide di approfittarne per fare una richiesta quanto meno bizzarra. Ha infatti la ferma volontà di intraprendere una gravidanza, e propone ai tre uomini di avere con lei una “prestazione occasionale” per farla restare incinta. Da lì una serie di colpi di scena, ribaltamenti, rivelazioni ed esilaranti gag fino allo scioglimento della commedia, che ha una chiusura romantica e anti-convenzionale con il monologo di Enzo, uno dei tre uomini che da oltre venti anni cova un amore segreto nei confronti di Lisa. Tanti applausi alla fine dello spettacolo, per un’opera che dopo la vittoria del Premio Campanile ha fatto un importante tour in giro per l’Italia toccando, fra i numerosi palcoscenici, il Carcano di Milano, il Teatro de’ Servi di Roma e così via. Per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli, una grande soddisfazione per uno spettacolo prodotto e realizzato dalla FondArC e che ha rappresentato la seconda tappa della rassegna dedicata allo scrittore Campanile nel 2018.

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30/10/2018 Marco Del Greco e Anna Antonova a Velletri
Nell'ambito del Festival Sixways Lazio

Marco Del Greco (Italia) e Anna Antonova (Russia) in un concerto speciale che celebra l'incontro fra la chitarra classica incontra il pianoforte.

Domenica 4 novembre ore 18 Festival Sixways Lazio - Chitarra Classica e Oltre.

Casa delle Culture e della Musica - Velletri

Anna Antonova, pianoforte

Marco Del Greco, chitarra

Il programma:

Castelnuovo-Tedesco:

Fantasia Schumann:

Papillons op. 2 Schumann/Liszt:

Widmung Mirto: A&M Castelnuovo-Tedesco:

Concerto n. 1 op. 99

 

Ingresso:

biglietto intero euro 10,00

biglietto ridotto euro 8,00

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29/10/2018 Premio Nazionale Teatrale Achille Campanile: la seconda edizione vinta da Adriano Bennicelli
Il premio indetto dalla Fondarc ha il suo vincitore per il 2018

Serata di gala finale per la “Campaniliana”, che termina in grande stile la sua seconda edizione con la premiazione del vincitore del Premio Nazionale Teatrale e tanti ospiti illustri a portare sul palco dell’Auditorium della Casa delle Culture e della Musica il loro personale contributo sullo scrittore e giornalista Achille Campanile. Prima della premiazione in tanti hanno visitato la Mostra “Creazioni della fantasia e invenzioni letterarie”, eccezionalmente aperta per l’ultimo giorno, e che chiude con un ottimo bilancio di circa 400 presenze in appena sette giorni. Bravissima e professionale la presentatrice dell’evento, professoressa Vera Dani, la quale nei saluti di rito ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e contribuito alla buona riuscita della manifestazione, dai soci dell’Associazione Memoria ‘900 al curatore della Mostra Rocco Della Corte, passando per l’Amministrazione Comunale e ricordando il più prestigioso riconoscimento, quello del MIBAC, che ha patrocinato l’iniziativa voluta dalla Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura diretta dal Maestro Claudio Micheli. Primo ospite a salire sul palco è stato lo scrittore Diego De Silva, che in un intenso e interessante intervento ha sottolineato, con l’ironia che lo contraddistingue, l’attualità campaniliana nella critica televisiva e si è chiesto, condividendo con i numerosi presenti le varie ipotesi, cosa avrebbe detto Campanile di fronte ai tweet odierni dei politici, alle fake news, alla deriva “internettiana” e al tripudio social. Subito dopo De Silva Francesco Siciliano, attore di teatro e di televisione nonché figlio del grande critico Enzo, estimatore, sostenitore e amico di Achille Campanile, ha dato vita a dei reading che hanno toccato i testi più disparati, comprendendo la parte più lirica (da “Cantilena all’angolo della strada”), quella umoristica (“La quercia del tasso” e “La o larga”) e quella giornalistica, con la lettura di alcuni articoli esposti in mostra. Terza graditissima ospite la giornalista Emilia Costantini, prestigiosa firma del Corriere della Sera proprio per la sezione “spettacolo”: giurata del Premio per l’edizione 2018, ha lodato l’organizzazione e sottolineato come nelle sue assidue frequentazioni dei teatri romani si evinca una forte necessità di ridare spazio al palcoscenico, per l’alchimia che si crea tra pubblico e attori. In merito alla sua prima esperienza in Giuria, la Costantini si è riproposta di incentivare la diffusione di queste esperienze editoriali e teatrali come del resto fa quotidianamente con il suo lavoro. Ha portato invece il saluto istituzionale dell’Amministrazione l’Assessore alla Cultura Romina Trenta, che si è detta orgogliosa di questa iniziativa e ha assicurato il supporto delle istituzioni anche in virtù della candidatura di Velletri a città della cultura 2019, che vedrà impegnati molti membri dell’organizzazione nel Comitato Tecnico-Scientifico. La suspense è salita, con il passare del tempo, in attesa di conoscere il nome del vincitore: Vera Dani ha chiamato sul palco il presidente della Giuria di qualità, Arnaldo Colasanti, per chiedergli di esprimere la motivazione ufficiale che ha portato alla proclamazione. Il presidente si è dunque riallacciato al discorso del “Dizionario letterario” di Campanile, uno dei pezzi letti da Siciliano, per aggiungervi la parola “eden”, che nella sua radice etimologica si lega al sorriso. E così si è svelato il nome del vincitore, il regista e sceneggiatore romano Adriano Bennicelli, visibilmente emozionato e salito sul palco senza nascondere la sua gioia. “Per me è quasi un cerchio che si chiude” – ha raccontato – “perché vincere un Premio Nazionale così partecipato e con un nome così pesante mette i brividi. |2 Ricordo che da ragazzo, quando mi avvicinai al teatro in Parrocchia, uno dei primi testi che mi colpì fu ‘Il povero Piero’. Da lì iniziai ad amare Campanile, e la vittoria di questo premio è davvero un sogno che si realizza”. Bennicelli si è aggiudicato la seconda edizione con il copione Eden. Sala danza (domenica aperto) e ha ricevuto il premio in danaro offerto personalmente dal Presidente della Clinica Madonna delle Grazie (e vice-presidente della FondArC), dottor Guido Ciranna. Quest’ultimo ha fatto i complimenti all’organizzazione per l’impeccabile lavoro e si è detto orgoglioso di poter contribuire ad un’iniziativa dai larghi orizzonti (87 i copioni pervenuti quest’anno, di cui alcuni addirittura dall’estero, contro i 68 della prima edizione). Anche Gaetano Campanile ha donato al vincitore un Trofeo rappresentante la sagoma di Campanile riprodotta in oro con la targa riportante il nome del Premio e la data. Dopo le foto di rito, particolari omaggi agli ospiti consegnati dai ragazzi dell’IPSSAR “Tognazzi” di Velletri e alcuni aneddoti divertenti raccontati dal vincitore e da Gaetano Campanile, la professoressa Dani ha ringraziato i presenti che hanno riempito l’Auditorium (nonostante un tempo non clemente), chiudendo una splendida, elegante e gradevole serata di gala e dando appuntamento alla prossima edizione, nel 2019, della “Campaniliana”.

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24/10/2018 Campaniliana, un elogio ai ragazzi dell’IPSSAR Ugo Tognazzi di Velletri
Ottimo biglietto da visita per i ragazzi bravissimi nell'accoglienza al Carmine e a Teatro

Eleganti, professionali, gentili e preparati. I ragazzi dell’IPSSAR “Ugo Tognazzi” di Velletri, che si stanno occupando dell’accoglienza dei numerosi spettatori durante la rassegna “Campaniliana”, sono stati un valido supporto per la riuscita della stessa. Hanno presenziato, in divisa, sia al Convegno inaugurale che allo spettacolo teatrale all’Artemisio-Volonté. Nella mattinata di martedì, inoltre, hanno visitato la mostra interessandosi al percorso espositivo dedicato ad Achille Campanile e osservando le teche, i pannelli, gli oggetti personali dell’autore e l’area multimediale. L’organizzazione non può che elogiare i ragazzi dell’IPSSAR “Ugo Tognazzi” per la competenza e la bravura che hanno mostrato in occasione di un evento di spessore nazionale che ha visto centinaia di persone affollare la Casa delle Culture e il Teatro. Bravi!

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23/10/2018 Tante innovazioni alla Mostra fotodocumentaria su Campanile in Sala degli Affreschi
Aperta tutti i giorni fino a domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19

Sabato 20 ottobre si è aperto il sipario sulla mostra fotografico-documentaria che segue il tema scelto per la rassegna. A parlarne, con alcune brevi dichiarazioni, il dottor Rocco Della Corte, curatore scientifico della mostra insieme a Gaetano Campanile, figlio dello scrittore. La Sala degli Affreschi, sita nella Casa delle Culture e della Musica di Velletri, accoglie l’esposizione “Creazioni della fantasia e invenzioni letterarie”, aperta tutti i giorni fino a domenica 28 ottobre. Tanta l’attesa per questa mostra che seguirà il filo conduttore prescelto per la seconda edizione della rassegna “Campaniliana”, proponendo un percorso di visita totalmente rinnovato rispetto all’anno precedente, sia a livello di pannellistica, con immagini, documenti, manoscritti, corrispondenze e testi selezionati da Rocco Della Corte, sia sul piano della grafica curata da Gaetano Campanile. A rivelare alcuni dettagli è stato lo stesso Della Corte, curatore scientifico: «Il percorso tiene conto della biografia dell’autore, con una grande attenzione al versante giornalistico della sua carriera, per poi soffermarsi sulle fondamentali pagine scritte per la rivista “L’Europeo” e sull’attività di critico giornalistico-televisivo di Achille Campanile che ha inaugurato per primo questo filone di critica a pochi mesi dalla nascita della stessa televisione». «Il rigore filologico» - ha proseguito il curatore - «con il quale si è ricostruito l’intreccio tra il vissuto biografico di Campanile e i suoi continui contributi alla critica televisiva è stato mantenuto nell’allestimento di un’area multimediale, pensata come salottino dove i fruitori potranno guardare video inediti di Campanile che parla di temi come la crisi del teatro e della televisione intervenendo in trasmissioni note». Accanto al filone di critica militante, riguardo e attraverso i media, non sarà trascurata la produzione letteraria, anzi come ha sottolineato Della Corte «si è dato spazio, con l’assenso di Gaetano, alle creazioni della fantasia, in quanto spesso gli articoli di Campanile rappresentavano delle vere e proprie invenzioni, dei pretesti per ricamare su quello che vedeva in tv, ma abbiamo voluto mantenere lo sguardo sulle simultanee invenzioni letterarie. Ho cercato di collocare queste invenzioni letterarie, che rendono un classico tutta l’opera di Campanile, nel contesto più generale del Novecento italiano, mostrando le corrispondenze con Aldo Palazzeschi, Riccardo Bacchelli, Dino Buzzati e altri. Impagabile la collaborazione della Sapienza Università di Roma, con la professoressa Romiti e la dottoressa Nicoletta Rinaldi». L’attenzione della mostra rimane però sulla televisione, con l’esposizione di articoli pubblicati e racconti di critica televisiva. Interessanti gli abbinamenti tra manoscritti, con correzioni e cancellature autografe, e gli articoli andati a stampa su “L’Europeo”, ritagliati e ordinati dallo stesso Campanile, con la possibilità di seguire l’intero ciclo creativo. In ultimo Rocco Della Corte ha specificato altri aspetti: «Segno identificativo della mostra, che quest’anno – pur continuando a essere gratuita – avrà un ticket di ingresso come segnalibro-ricordo per i visitatori, sarà la teca espositiva con gli oggetti personali, deve restare un simbolo di continuità della mostra fotografico-documentaria, con le Olivetti, macchine da scrivere che lo hanno accompagnato tutta la vita, il monocolo, il cilindro». Con l’occasione i curatori Rocco Della Corte e Gaetano Campanile hanno ringraziato il Comune di Velletri, nelle persone del Sindaco Orlando Pocci e dell’Assessore alla Cultura Romina Trenta, e in modo particolare la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli, promotrice della rassegna e ideatrice del Premio Nazionale. Uno dei più prestigiosi risultati conseguiti dalla sinergia FondArC/Memoria ‘900, l’Associazione che ha svolto un intenso lavoro per la “Campaniliana” dai turni per la vigilanza alla promozione degli eventi, è il patrocinio del Mibac: un riconoscimento nazionale che testimonia la rilevanza della “Campaniliana”.

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