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12/07/2020 Jeux de couleurs: Michisanti, Bigoni, Lento al Chiostro della Casa delle Culture
26 luglio ore 21.00

Federica Michisanti: contrabbasso. Francesco Bigoni: sax tenore, clarinetto. Francesco Lento: tromba. La giovane Federica Michisanti è una delle musiciste che si stanno imponendo nella scena del jazz italiano come contrabbassiste, compositrici e leader di propri gruppi e progetti. Una vera e propria onda che sta ridefinendo il profilo di questa musica. L’Horn Trio la vede affiancata da Francesco Bigoni al sassofono e da Francesco Lento alla tromba e al flicorno in un jazz cameristico dove il piacere della scrittura si coniuga ad aperture verso l’improvvisazione. Il disco Silent Rides uscito a fine 2018 contiene solo sue composizioni originali e le è valso la vittoria del referendum annuale della critica indetto dal mensile Musica Jazz come miglior nuovo talento nazionale.

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10/07/2020 Torna la musica al Chiostro con Federica Michisanti Horn Trio
Con il patrocinio della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri

La giovane Federica Michisanti è una delle musiciste che si stanno imponendo nella scena del jazz italiano come contrabbassiste, compositrici e leader di propri gruppi e progetti. Una vera e propria onda che sta ridefinendo il profilo di questa musica. L’Horn Trio la vede affiancata da Francesco Bigoni al sassofono e da Francesco Lento alla tromba e al flicorno in un jazz cameristico dove il piacere della scrittura si coniuga ad aperture verso l’improvvisazione. Il disco Silent Rides uscito a fine 2018 contiene solo sue composizioni originali e le è valso la vittoria del referendum annuale della critica indetto dal mensile Musica Jazz come miglior nuovo talento nazionale.

https://federicamichisanti.com/

Prenotazione obbligatoria:
tel. 371 1508883
mail. colleionci@gmail.com

Velletri – Casa delle Culture e della Musica
Ingresso: Biglietto 12 euro
Ridotto 8 euro (tessera AMRoC, tessera SBCR, tessera ass. Memoria 900)
Gratuito fino a 18 anni
colleionci@gmail.com
tel. 371 1508883

Alcune informazioni utili per il pubblico
Qui potete trovare i moduli da compilare e consegnare all’ingresso nella Casa delle Culture e della Musica di Velletri ed il Regolamento per l’accesso
Autodichiarazione per congiunti
Autodichiarazione posti singoli (distanziati)
Regolamento per l’accesso

Associazione culturale Colle Ionci
Fondazione Arte e Cultura Città di Velletri
Con il Patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Velletri
Accademia di alto perfezionamento Musicale Roma Castelli
Associazione Mozart Italia – Castelli Romani

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10/07/2020 Il direttore della Fondazione Claudio Maria Micheli ricorda Ennio Morricone

La scomparsa di Ennio Morricone ha lasciato tantissima amarezza in tutto il mondo della cultura, particolarmente in quello della musica. Operativo e attivo fino all'ultimo periodo, il grande compositore ha lavorato fino a dopo la quarantena. Mentre sul web circolano le sue splendide opere, condivise e ricondivise da tantissimi utenti, il direttore della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Claudio Maria Micheli ha ricordato la sua collaborazione con Morricone: "Caro Maestro, Riposa In Pace. Grazie per averci dato la gioia di essere stati diretti da te e poter cantare le tue meravigliose ed eterne melodie. Un ricordo indelebile nella storia del nostro Coro "Ruggero Giovannelli". 

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09/07/2020 Inizia con Sandro Veronesi e Diego De Silva la rassegna "Velletri Libris"
Con il patrocinio della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri

Inizia in grandissimo stile la quarta edizione della rassegna internazionale di letteratura "Velletri Libris", ideata e realizzata dalla Fondazione De Cultura e dalla Mondadori Bookstore Velletri-Lariano in collaborazione con la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura diretta dal Maestro Claudio Maria Micheli. Domenica 12 luglio, alle ore 21.00, presso il Chiostro della Casa delle Culture e della Musica due ospiti attesissimi: Diego De Silva e Sandro Veronesi, quest'ultimo premiato con lo Strega non più di dieci giorni fa. I due scrittori, intervistati da un altro autore affermatissimo, Paolo Di Paolo, che ha collaborato alla direzione artistica della rassegna, si confronteranno intorno al libro di De Silva "I valori che contano" (Einaudi). In questo romanzo torna l'amatissimo avvocato Vincenzo Malinconico, alle prese con i suoi insuccessi ma anche con una prova importante rappresentata dalla malattia. Tra umorismo e riflessione, scoprirà le cose che davvero lo fanno sentire vivo. Riguardo al "Colibrì" di Veronesi, invece, molto è stato detto. Un libro che ha vinto il Premio Strega non necessita di presentazioni e l'autore è stato ospite a Velletri, in Libreria, proprio per parlare dell'opera che è stata poi premiata del massimo riconoscimento letterario italiano. La serata sarà preceduta dalle degustazioni a cura di Gelatomania e Casale della Regina e dai vini del CREA. Area bambini a cura di Fantanimazione, allestimenti floreali invece ad opera di Enrico Scianca delle "Camelie del Generale". Viste le restrizioni per il coronavirus, è necessario prenotare all'email prenotazioni@velletrilibris.it e i posti a sedere saranno limitati e distanziati.

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06/07/2020 La musica protagonista, la costanza dell’arte (e dell’amore): addio all’ineguagliabile Ennio Morricone

"Nell'amore come nell'arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l'intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata". Chi lo ha detto, che quando muore qualcuno, bisogna ricordarlo per il fatto che resterà ancora vivo tramite la sua opera? Sicuramente sarebbe un buon viatico, utile ad esorcizzare la delusione, lo sgomento e l’idea che certe note si potranno risentire solamente grazie alla registrazioni. Ma essere tristi per la morte di Ennio Morricone è un dovere civico, morale, umano. Esauriamo la retorica che in queste ore vedrà esacerbato il proprio vocabolario per dire, semplicemente, che quello del Maestro è stato un contributo ineguagliabile allo scibile umano. Il suo insegnamento, difatti, riguarda (e dimostra) l’universalità dell’arte. La capacità di interconnessione fra un’arte e l’altra. La perfetta adesione della musica, in un ruolo assolutamente autonomo, per qualsiasi contesto. E, soprattutto, l’impossibile divisione fra sensibilità e capacità, fra amore e arte, tra sentimento e musica. La costanza è tutto, ci ha ammonito Morricone. Non importa come si arrivi ad una vetta, l’importante è che la persistenza accompagni il percorso e che il premio per il traguardo sia costruito su stabili basi. Pleonastico enucleare la grande mole di emozioni contenute nelle sue composizioni: per fortuna ognuno ha la sua musica del cuore, i brividi si spargono poeticamente da una persona all’altra. Tutto ha un caso, nella distribuzione, tranne che il risultato. E la pelle d’oca è la reazione fisica più dolce nei momenti in cui si fanno i conti con la nostalgia. Basterà menzionare un caso fra i tanti per addurre una prova scientifica e soddisfare l’urgenza di spiegare, con costanza appunto, la straordinaria empatia artistica di Ennio Morricone. “Gli occhiali d’oro” di Giorgio Bassani. Un romanzo forte, intenso, struggente. L’emblema dell’impegno civile del ferrarese. I personaggi della trasposizione filmica di Montaldo sono accompagnati da una musica intelligente, impeccabile, perfetta, che sa quando erompere e quando, invece, accompagnare sommessa l’andamento dei fatti. Ferrara, dalle mura dei suoi palazzi storici, trasmette le note di Morricone nelle sue pietre più belle. Fadigati si identifica con l’alchimia del suono pensata dal suo autore. Il Maestro ha reso la musica protagonista. E ci ha insegnato cos’è l’amore, come si svolge, come si costruisce. Ecco perché, oggi e per un po’ di tempo, dobbiamo essere tristi. E, in fondo, possiamo. Non potrebbe essere altrimenti.

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04/07/2020 Svelato il programma di “Velletri Libris”: grandi nomi alla Casa delle Culture, si comincia con il vincitore del Premio Strega. Gran finale con Bruno Vespa
In collaborazione con la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri

Il primo grande evento dell’estate è stato presentato: la rassegna internazionale di letteratura “Velletri Libris”, giunta alla sua quarta edizione, ha finalmente svelato gli illustri nomi che comporranno le tredici serate per un calendario tutto da vivere. Con una conferenza stampa trasmessa in streaming dalla Casa delle Culture, l’iniziativa ideata dalla Fondazione De Cultura e dalla Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano in collaborazione con la Fondarc è stata “lanciata”. A fare gli onori di casa Aurora De Marzi, che ha ringraziato i partner e dato la parola a Nadia Terranova, scrittrice e presidentessa della Giuria del Premio Nazionale “Velletri Libris”. L’autrice ha elogiato la qualità degli scritti pervenuti e la varietà dei temi trattati, rimandando alla lettura antologia “Per un pugno di storie” per la scoperta delle opere prescelte dai giurati. Concetto ripreso anche da Rocco Della Corte, giurato e referente del Premio, il quale ha proclamato ufficialmente i vincitori, provenienti da tutta Italia: in ordine sparso, si tratta di Valerio Cioccolini (I dolori del nuovo Werther), Nicoletta Manetti (Il treno), Claudio Causio (La sposa), Enrico D’Angerio (Rana bollita), Lorenzo Pistolesi (Una notte, al chiaro di luna), Alessia Mattacchioni (Volevo solo essere me stessa), Giacomo Alberto Vieri (Non vi mancherà niente), Paolo Scottini (Il cowboy), Giuseppe Scatà (La bicicletta), Vanessa Bassot (UN croco nella neve) più le due menzioni speciali, intitolate a Marcello Ilardi (Emanuela D’Amore, Di giorno scompare) e a Fernando Cancellieri (Sara Notaristefano, Breve storia di ordinari alibi familiari). Conclusa l’ufficializzazione dei dodici racconti che comporranno l’antologia, spazio a Guido Ciarla che non ha nascosto l’emozione confessando la difficoltà di organizzare la rassegna in tempi di pandemia (numerose saranno le regole da seguire, dall’igienizzazione delle mani alla mascherina fino ai posti distanziati e al percorso obbligato, nonché l’utilizzo di contenitori sterili per la degustazione che saranno consegnati all’ingresso per evitare assembramenti). Nonostante tutto, però, l’adesione degli autori è stata massiccia e il programma è di altissimo livello. Si comincia il 12 luglio con Diego De Silva e Sandro Veronesi, quest’ultimo vincitore del Premio Strega 2020. Il 16 luglio sarà la volta di Pietro Grasso, mentre il 18 Angelo Di Liberto dialogherà con Amèlie Nothomb. Il 23 luglio spazio a Luca Bianchini, il 25 arriverà Edoardo Bennato e il 29 il veliterno Aurelio Picca. Il mese di agosto vede in calendario quattro date: Roberto Ippolito (2), Valentina Bisti (6), Chiara Gamberale (28) e Ben Pastor (30). Gran finale a settembre con il duo Ezio Mauro-Walter Veltroni (il 3), la serata dedicata al Premio con tutti i giurati (Lorenzo Marone, Diego De Silva, Fabio Genovesi, Paolo Di Paolo, Giulio Perrone, Antonio Pascale) insieme a Nadia Terranova che presenterà il suo ultimo libro (5 settembre) e Bruno Vespa, nell’unica data estiva, domenica 6 settembre. Questa edizione si è avvalsa della collaborazione alla direzione artistica di Paolo Di Paolo: il noto scrittore dialogherà con diversi autori durante le serate. Per quanto riguarda i partner, le degustazioni saranno sempre a cura di Casale della Regina e Gelatomania, con i vini selezionati dal Crea. Degli allestimenti floreali si occuperà “Le Camelie del Generale”. Relatori degli incontri Aurora De Marzi, Emanuele Cammaroto e Tiziana Mammucari (oltre a Di Paolo), mentre il fotografo ufficiale è Edoardo Amati. I più piccoli potranno impegnarsi in laboratori tematici a cura di Fantanimazione. Naturalmente le regole per il covid-19 saranno rispettate: all’ingresso sarà misurata la temperatura, il percorso da seguire sarà obbligato e i posti saranno limitati e distanziati. L’ingresso resta libero ma è consigliata la prenotazione al numero 0696155094 oppure alla mail prenotazioni@velletrilibris.it. Un ringraziamento particolare va agli sponsor Allianz Assicurazioni di Alessandra Cancellieri, Clinica Madonna delle Grazie e Banca Popolare del Lazio. Sarà un’estate tutta da vivere al Chiostro della Casa delle Culture, con gli straordinari incontri sotto le stelle che allieteranno la bella stagione veliterna. “Velletri Libris” sta per cominciare…

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29/06/2020 Campaniliana, giù il sipario sul programma: ecco tutti gli eventi della quarta edizione della rassegna dedicata ad Achille Campanile

Non era semplice, in questo difficile contesto, riuscire a confermare tutte le date della “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura giunta quest’anno alla sua quarta edizione. La kermesse dedicata ad Achille Campanile, sempre seguendo le normative vigenti per il covid-19, è tuttavia pronta a partire nel mese di ottobre in attesa che si chiudano le iscrizioni al concorso (il termine è il 15 luglio). La macchina organizzativa composta da Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, Memoria ‘900, Fondo Campanile e con i patrocini di CENDIC (Centro Nazionale per la Drammaturgia) e Comune di Velletri ha messo a punto un programma variegato e completo, la cui incognita è rappresentata soltanto dalle location (molto probabile, se tutto resta com’è, lo svolgimento di ogni iniziativa presso il Teatro Artemisio-Volonté). Si comincia sabato 10 ottobre alle ore 17.00 con il convegno di studi sul teatro italiano contemporaneo, con particolare attenzione a quello umoristico, partendo da Campanile. |2 Relatori l’attore e regista Pino Quartullo, volto noto di cinema, televisione e palcoscenico, lo scrittore umoristico Pino Imperatore, lo sceneggiatore Rosario Galli e l’attrice e regista Liliana Paganini. Coordina il dibattito Rocco Della Corte. Doppio appuntamento la settimana successiva, sabato 17 ottobre: alle 17.30 avrà luogo la presentazione del lavoro sull’archivio di Campanile, con l’inventario approntato dalla dottoressa Nicoletta Rinaldi della Sapienza Università di Roma. Seguirà la presentazione del libro “L’umorismo cosmico”, di Rocco Della Corte, pubblicato da Atlantide Editore. Modera i due eventi Vera Dani, referente del Premio Campanile. |3 Da segnare in agenda, poi, la data di domenica 18 ottobre: alle ore 17.30 andrà in scena lo spettacolo “L’acquario”, di Claudio Grattacaso, opera segnalata nel concorso 2019, a cura della “Compagnia dell’Eclissi” di Salerno. Il gran finale è previsto per domenica 25 ottobre, alle 17.30, sempre al Teatro Artemisio-Volonté. |4 Alla presenza dei giurati Arnaldo Colasanti (scrittore e critico), Emilia Costantini (giornalista del “Corriere della Sera”) e Gaetano Campanile sarà premiato il vincitore dell’edizione 2020, con la consegna del premio in denaro di € 1500,00 messi a disposizione dalla Clinica Madonna delle Grazie. Immediatamente dopo la premiazione la compagna “La linea di confine” di Roberto Belli rappresenterà “Cinque panni che si lavano in famiglia”, di Andrea Ozza, opera vincitrice dell’edizione 2019. Per tutte le informazioni è sempre attivo il sito web campaniliana.it oltre che i profili ufficiali su facebook e instagram. Il programma è molto nutrito e sicuramente, nonostante le incertezze dovute alla pandemia, si preannuncia un’edizione di ottima qualità per la “Campaniliana”, sempre più alla ribalta nazionale anche grazie al coinvolgimento di attori e registi.

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21/06/2020 Scrittori, attori e cantanti sulla scrittura di Achille Campanile

Altre preziose testimonianze si stanno aggiungendo al lavoro di ricerca condotto per la “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura in programma a Velletri il prossimo ottobre. Dopo Pino Imperatore, Gabriele Cirilli, Emanuela Grimalda, Gioele Dix, Alessio Boni e Pino Quartullo questa settimana hanno parlato di Achille Campanile, nelle interviste realizzate da Rocco Della Corte, voci autorevoli del panorama culturale. In ordine di tempo, primo è stato il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Nanni Delbecchi. Molto attivo sul giornale diretto da Marco Travaglio, è un appassionato della produzione campaniliana e ha così definito lo scrittore romano che decise di vivere fra Lariano e Velletri: “Campanile ha un senso del paradosso strepitoso, che la sua eleganza linguistica rende ancor più insospettabile. E’ un ginnasta che si presenta alle Olimpiadi in smoking. E vince la medaglia d’oro”. Delbecchi, in occasione della prima edizione della “Campaniliana” nel 2017, scrisse un articolo a tutta pagina sul “Fatto” e partecipò, come ospite, al convegno. In quell’occasione tra i relatori vi era Giorgio Montefoschi, famoso romanziere e Premio Strega, che ha rilasciato a sua volta un’intervista soffermandosi sull’umanità dell’uomo prima che dell’intellettuale: “Ho avuto fortuna di conoscerlo perché prima di conoscere tutta l’opera di una grande scrittore, ebbi l’opportunità di conoscere l’uomo: un individuo meraviglioso, superiore a ogni mondanità a ogni preoccupazione sociale, indifferente rispetto al successo. Sapeva di essere un fuoriclasse e gli andava bene così. Anche perché viveva in una bella casa di campagna, fra Velletri e Lariano, con sua moglie e suo figlio che adorava, svariati nipoti e un pollo che non avevano mai il coraggio di far secco”. Anche la cantautrice e attrice Margherita Vicario, nota al grande pubblico per le sue partecipazioni a film di Fausto Brizzi, Antonio Manzini e Woody Allen al cinema e a diverse fiction (“I Cesaroni”, “La ladra”, “Nero a metà” per citarne alcuna) e attivissima nel campo musicale con ben tre singoli già lanciati nel 2020 (“Pincio”, “Giubbottino” e la cover “Is this love”), ha risposto ad alcune domande su Campanile: “E’ spiazzante e da un certo punto di vista facilissimo, quindi accessibilissimo, ma nello stesso tempo profondo e capace di creare delle domande, o almeno aprire dei varchi”. Infine, Marina Massironi, protagonista di trasmissioni televisive di successo come “Mai dire gol” e “L’ottavo nano”, nonché di film celeberrimi come “Tre uomini e una gamba”, insieme ad Aldo Giovanni e Giacomo con i quali ha lavorato per anni, Marina nel 2000 vince sia il Nastro d'argento, sia il David di Donatello come migliore attrice non protagonista per “Pane e tulipani”, ha svelato di aver incontrato il teatro di Campanile agli esordi: “Il suo mettere insieme il reale e l’assurdo, la capacità di reinventare le parole, svuotarle del loro significato e utilizzarle nel linguaggio come un giocoliere, di insinuare l’equivoco e poco dopo ingenuamente negarlo, è insieme divertente e molto stimolante”. Prosegue dunque la raccolta di testimonianze per ampliare la ricerca e aggiungere qualcosa di nuovo alla interpretazione, da parte degli addetti ai lavori, della produzione campaniliana. L’Ufficio Stampa è già al lavoro per nuove interviste e proseguirà ad oltranza per ascoltare sempre più pareri con l’obiettivo di restituire un ritratto di Achille Campanile profondo, vario e veritiero.

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16/06/2020 Ripulita dal rampicante secco la parete anteriore del muro esterno del Teatro Artemisio-Volonté

In attesa di capire in quali modalità potrà riprendere l'attività al Teatro Artemisio-Volonté, con la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura al lavoro per studiare la ripresa, alcuni interventi di riqualificazione si stanno svolgendo all'esterno del Teatro stesso. Nella giornata del 15 giugno è stato ripulito il muro antistante la scalinata, limitrofo all'ingresso superiore del Teatro, da alcune piante rampicanti secche. Ora risulta ben visibile l'insegna che riporta il nome del Teatro. 

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14/06/2020 Un nuovo pianoforte alla Casa delle Culture
Splendido modello gran coda Bosendorfer

Grazie all'Associazione Culturale Colle Ionci, alla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura  al Maestro Carlo Grante, l'Auditorium del Casa delle Culture e della Musica - che si spera sarà presto intitolato al musicista veliterno Ruggero Giovannelli - si arricchisce di un altro meraviglioso gioiello. Si tratta di un pianoforte gran coda Bösendorfer splendido. "Speriamo di ascoltare al più presto il suo meraviglioso suono" - ha detto il direttore artistico Claudio Maria Micheli, nel pubblicare le prime immagini del 'nuovo arrivato' sul palco dell'Auditorium - "Dobbiamo stare insieme per la Cultura", ha aggiunto, "non con le chiacchiere ma con i fatti!".

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12/06/2020 Tutti pazzi per Achille Campanile: interviste a Emanuela Grimalda, Alessio Boni, Gioele Dix e Pino Quartullo
Numerosi gli artisti che portano la loro testimonianza su Campanile

Prosegue, ad alti ritmi, la raccolta di testimonianze sul genere umoristico e sulla produzione letteraria a trecentosessanta gradi di Achille Campanile. Sono numerosi gli attori, registi, scrittori e giornalisti che hanno rilasciato un’intervista a Rocco Della Corte, giornalista e membro del Comitato Scientifico della rassegna nazionale “Campaniliana” organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Dopo Gabriele Cirilli, infatti, sono giunte altre prestigiose testimonianze che aggiungono molto alla ricerca sulla diffusione del genere umoristico e sulla ricezione, da parte di pubblico e addetti ai lavori, dell’opera di Campanile. Il sito ufficiale, www.campaniliana.it, ha avuto un forte incremento di visualizzazioni grazie anche agli artisti che hanno condiviso l’intervista rilasciata sulla propria pagina ufficiale. Gabriele Cirilli ha aperto le danze, in seguito è arrivata la preziosa testimonianza di Emanuela Grimalda, nota attrice di cinema e teatro. “Ho letto Campanile negli anni della giovinezza, quando si leggevano i classici dell’umorismo come, appunto, dei classici. Non ho mai avuto la fortuna e il piacere di “recitarlo”. Ma si sa” – ha aggiunto la popolare attrice nota per i suoi ruoli in “Febbre da cavallo”, “Manuale d’amore”, “Un medico in famiglia”, “Sei forte Maestro” e “Boris” fra le tante – “che gli artisti sono sempre una fonte di ispirazione. E lui lo è stato sicuramente per me, soprattutto a livello letterario, visto che sono a mia volta autrice di testi comici e di pièce teatrali. Campanile è un magnifico rivelatore”. Non è stato da meno Gioele Dix, che durante la quarantena ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale delle pillole letterarie in video dedicandone una a Campanile, nello specifico leggendo “Galileo” e “Lord Brummel”. L’artista milanese, che lavora moltissimo in teatro anche come autore, ha sempre apprezzato sin da piccolo lo scrittore vissuto fra Velletri e Lariano: “Quello di Campanile era un teatro sofisticato, oggi una comicità così raffinata non sarebbe popolare anche se è godibile da chiunque. Ci vuole attenzione alla sottigliezza. Io penso alla cosa teatralmente più bella che ha scritto, secondo me: “Visita di condoglianze”. Ogni tanto quando sono di cattivo umore la rileggo e rido con le convulsioni, come se la leggessi la prima volta. Forse il teatro umoristico è complesso proprio perché meno immediato”. Anche Alessio Boni, uno degli interpreti più apprezzati del cinema, del teatro e della tv, reduce dal successo del suo “Don Chisciotte” a teatro e delle fiction record di ascolti “Giorgio Ambrosoli” e “La strada di casa” ha dichiarato il proprio apprezzamento per Achille Campanile: “Non ho mai incontrato persone con il senso dell’umorismo che non fossero intelligenti. Queste persone sono in grado di fare dei riferimenti letterari, storici, culturali che scatenano l’ironia. Senza rimandi culturali, non funzionerebbe l’allusione. Questo era Achille Campanile… L’umorismo” – ha concluso Boni – “viene sempre da una cultura pazzesca e da un’intelligenza altrettanto eccellente, come appunto era lui”. Molto approfondita anche la testimonianza di Pino Quartullo, che di Campanile ha letto quasi tutto e ha messo più volte in scena spettacoli teatrali ispirati al Maestro come l’ultimo intitolato “Anche gli asparagi hanno un’anima”: “Ha anticipato tutti. Ed è stato un pozzo da cui tanti hanno attinto come autori. Non posso fare nomi. Credo che se Campanile fosse ancora tra noi, avrebbe continuato a stupirci, a prenderci in giro con eleganza ed intelligenza e sarebbe ancora un punto di riferimento”. Le interviste integrali sono disponibili sul sito della rassegna e sulla pagina facebook ufficiale, e molte altre sono in fase di realizzazione. Un lavoro di ricerca, quello curato da Rocco Della Corte, che ha un duplice obiettivo: affermare l’attualità campaniliana per mezzo di addetti ai lavori di assoluto prestigio e portare nuovi elementi di riflessione sull’umorismo e sul messaggio di Campanile, attualizzato ai giorni nostri. All’unanimità, comunque, arriva la consapevolezza che un fine e intelligente scrittore come Achille non passa mai di moda.

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08/06/2020 Il Teatro Artemisio-Volonté è pronto a ripartire!
Dopo la sosta per il covid-19

Dopo la lunga sosta per il lockdown, il Teatro Artemisio-Volonté riparte. Il Direttore Artistico Claudio Maria Micheli è già al lavoro per la stagione 2020-2021, che sarà molto speciale e particolare dopo lo stop imposto dalla pandemia. Il Teatro di via Fondi è pronto ad accogliere nuovamente spettatori e compagnie per condividere momenti entusiasmanti nel segno della cultura. "Sarà dura" - ha detto il direttore - "ma bisogna in qualche modo ricominciare a programmare, le difficoltà con l'attuale decreto sono tantissime... Lavoriamo sperando che qualcosa migliori e che si ritorni alla normalità il più presto possibile, ce lo auguriamo tutti".

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31/05/2020 Gabriele Cirilli su Achille Campanile: “Un autore alla ricerca di un’ineccepibile e perfetta linguistica”
L'intervista pubblicata sul sito della rassegna "Campaniliana"

La rassegna nazionale di teatro e letteratura “Campaniliana”, dedicata allo scrittore Achille Campanile, si svolgerà per il quarto anno consecutivo a Velletri, in ottobre, grazie all’organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Tanti i personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura coinvolti, ma la novità di quest’anno è l’approfondimento giornalistico sull’autore romano pubblicato sul sito ufficiale (campaniliana.it): numerosi attori, registi e scrittori sono stati intervistati per dire la loro su Campanile. Tra questi il primo è stato Gabriele Cirilli, che ha ricordato così il suo approccio con il teatro campaniliano: “La nostra insegnante Annabella Cerliani ci faceva mettere in scena Achille Campanile e devo dire che mi colpì molto il modo di scrivere di questo nobile autore in quanto pur essendo la sua opera rivolta a tutti i tipi di target, anche quello popolare, in qualsiasi testo vi era una prosa curata, una scrittura precisa, certosina e cavillosa, sempre alla ricerca di una ineccepibile e perfetta linguistica. Non faceva secondo me scompisciare dalle risate ma induceva sempre al sorriso che poi è quello che predispone al buon giorno”, ha detto il noto attore, umorista e comico italiano, ricordato per le sue numerose esibizioni televisive tra cui “Tale e quale show” e “Un medico in famiglia”.

L'intervista integrale su www.campaniliana.it

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30/05/2020 Bando della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura per il servizio di custodia dei locali e delle attrezzature presenti nel Teatro Artemisio-Volontè e nella Casa delle Culture
Scadenza il 20 giugno 2020 alle ore 12.00

Il Direttore Amministrativo della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, dottoressa Paola Gaibisso, comunica che è stato diramato un bando con il seguente oggetto: “servizio di custodia dei locali e delle attrezzature presenti nel Teatro Artemisio-Volontè e nella Casa delle Culture”. La durata è di due anni dalla data della firma del contratto e l’importo di base d’asta è di € 15.000. La scadenza per la presentazione del bando è fissata il 20 giugno 2020 alle ore 12.00, mentre tutta la documentazione di gara si può visionare su www.velletri.acquistitelematici.it.

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28/05/2020 Atti vandalici nei confronti dell'insegna del Teatro Artemisio-Volonté

Ennesimo atto vandalico nei confronti dell'insegna del Teatro Artemisio-Volonté. Ignoti, infatti, si sono recati davanti all'ingresso del Teatro di Velletri e hanno staccato la lettera "E" dalla scritta, in ferro battuto, posizionata all'esterno della struttura. Si tratta del secondo atto vandalico in pochi mesi nei confronti del teatro e in particolare dell'insegna. La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri condanna tale episodio, sintomo di una scarsa educazione civica. Nelle prossime settimane l'insegna verrà restaurata e tornerà completa come appena installata.  

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25/05/2020 Intervista a Pino Imperatore: “La scrittura di Campanile un continuo, spassosissimo, surreale gioco di prestigio”
Lo scrittore e umorista risponde al nostro Ufficio Stampa

Fra i più importanti scrittori umoristici contemporanei, Pino Imperatore ha legato il suo nome ad Achille Campanile per la fondazione di un laboratorio di scrittura teatrale umoristica a Napoli. Intervistato dall’Ufficio Stampa della “Campaniliana”, ha lodato l’iniziativa nazionale di Velletri organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura e raccontato i suoi primi passi nel mondo della scrittura umoristica, per poi soffermarsi sul suo personale incontro letterario con gli scritti di Achille Campanile. Buona lettura!

Pino Imperatore, prima di parlare di Campanile, un paio di domande sulla sua carriera da scrittore. Quando ha capito che la scrittura umoristica poteva essere la strada ideale per la sua narrativa?

Quando nell’estate del 2001 ho vinto il premio nazionale “Massimo Troisi” per la scrittura comica. In quel momento ho preso coscienza delle mie potenzialità e mi son detto: “Cavolo, i miei testi funzionano davvero; fanno ridere non solo gli amici ma anche lettori e giudici qualificati”. È stata la svolta: da quell’estate in poi, ho orientato tutto il mio sforzo creativo verso la risata.

Far ridere è più difficile che far piangere: un’affermazione sempre più consolidata; come la spiega?

L’umorismo e la comicità si scontrano da secoli con retaggi culturali, sociali, psicologici e religiosi che tendono a mettere in un angolo le persone che ridono, e sotto una campana di vetro quelle che ridono poco o non ridono affatto. Un portatore sano di ironia e di spasso viene di solito schedato come giocherellone, burlone, pazzerello, e quindi ritenuto incontrollabile o trascurabile, se non addirittura pericoloso. Al contrario, chi mostra un atteggiamento gravoso, austero e composto viene associato alla serietà e alla rettitudine morale. Sfruttando anche inconsapevolmente questi pregiudizi, chi vuole far piangere ci riesce con poca fatica. Chi vuole far ridere, invece, deve farsi in quattro. Come razza umana siamo attratti più dal dramma che dalla commedia. Il pianto intenerisce, impietosisce, commuove; il riso, soprattutto quando è di lunga durata, disturba e fa paura.

Quando si accende, nel comporre un testo, la miccia dell’umorismo?

In me sempre, in ogni momento, in modo naturale. Mi viene spontaneo, anche quando sto descrivendo un episodio cruento o un personaggio negativo, orientare la narrazione verso l’umorismo. Basta un guizzo, uno scarto di lato, per far emergere le parole dal buio e colorarle di allegria.

Quali sono secondo lei i principali Maestri dell’umorismo, italiano e mondiale, in letteratura e teatro?

Oltre a Campanile, che per me è un “fuori quota”, metto sul podio un’altra dozzina di autori; sei sono italiani e sei stranieri. Gli italiani: Giovannino Guareschi, Marcello Marchesi, Eduardo De Filippo, Luciano De Crescenzo, Alessandro Bergonzoni e Stefano Benni. Gli stranieri: Jerome Klapka Jerome, Pelham Grenville Wodehouse, Mark Twain, Frédéric Dard, Arto Paasilinna e Woody Allen. Senza dimenticare il mio scrittore contemporaneo preferito, Joe Lansdale, che nei suoi romanzi utilizza un’ironia devastante.

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Concorda con chi dice che purtroppo oggi il genere umoristico fatica a essere considerato di pari dignità rispetto ad altri canoni definiti più classici?

Concordo, ahimè. E per esperienza diretta dico: chi continua a reputarlo un genere di serie B, ha una visione limitata della letteratura, della vita, della psiche umana, e quasi sempre è una persona frustrata, scorbutica, priva di senso dell’umorismo.

Arriviamo ad Achille Campanile: lei ha fondato, a Napoli, un Laboratorio di scrittura comica e umoristica unico in Italia dedicato al Maestro. Quando è nato e cosa ha prodotto in questi anni?

È nato nella magica estate del 2001, subito dopo la mia vittoria al “Troisi”. Lo fondai a Napoli, la città che mi ha accolto da bambino e che più amo; la città più comica del mondo. Da allora il Laboratorio ha prodotto pubblicazioni, dibattiti, workshop, reading, lectio comiche, riflessioni sull’umorismo e sulla comicità. Un percorso entusiasmante. Nel 2005 riuscimmo anche a portare nella città partenopea, nella prestigiosa sede del Maschio Angioino, la mostra “Umorista sarà lei!”; un risultato ottenuto grazie alla disponibilità e all’impegno di Gaetano Campanile, Angelo Cannatà e Silvio Moretti, con i quali nacque una bella amicizia.

Quali sono le collaborazioni che ha instaurato il Laboratorio e quali i numeri (iscritti, opere messe in scena, etc.) dello stesso?

Di iscritti ne abbiamo avuti a centinaia, giovani e meno giovani; tutti con la passione per la letteratura comica e umoristica di qualità. Abbiamo realizzato molte letture teatralizzate e collaborato con associazioni, istituti scolastici, istituzioni culturali ed enti pubblici. Diffondendo ovunque buonumore.

Come ha incontrato, personalmente, la letteratura di Achille Campanile e cosa la ha colpita?

Campanile l’ho scoperto da ragazzo, mentre a Napoli bighellonavo tra le bancarelle di libri usati di Port’Alba e di Piazza Cavour. Mi incuriosì innanzitutto l’originalità dei titoli dei suoi libri: “Se la luna mi porta fortuna”, “La moglie ingenua e il marito malato”, “Giovinotti, non esageriamo!”, “L’inventore del cavallo”, “Agosto, moglie mia non ti conosco”. Cominciai a leggerlo e poi a rileggerlo, scoprendo che dietro ogni sua storia ce n’è un’altra e poi un’altra e poi un’altra ancora, all’infinito. E comprendendo che nelle sue opere la risata non implode su sé stessa, ma accende mille pensieri e riflessioni.

Nonostante il tipo di genere letterario anti-convenzionale, sono numerosi i critici che lo hanno eletto a classico del Novecento: in cosa si individua, a suo avviso, il classico in Campanile?

Nella capacità che ha avuto di trattare, a modo suo e con uno stile impeccabile, tematiche universali: l’amore, la morte, l’amicizia, il tradimento, le illusioni, la storia, l’ipocrisia, l’inventiva, il conformismo, la fallacia delle azioni umane. I suoi libri sono e resteranno sempre attuali. Quali sono le caratteristiche della scrittura campaniliana che preferisce? Se dovessi riassumere la sua scrittura in una sola parola, direi: spiazzante. Leggere Campanile significa trovare dietro ogni rigo una sorpresa inaspettata. Tu stai lì buono buono a seguire la trama di una sua opera, ti fai un’idea precisa di come si dipanerà la vicenda, e paf!, lui cambia improvvisamente rotta e ti trasporta da un’altra parte. La scrittura campaniliana è un continuo, spassosissimo, surreale gioco di prestigio. Prendiamo, ad esempio, il racconto “Asparagi e immortalità dell’anima”: Campanile disserta filosoficamente sulla possibile esistenza di un legame tra i due elementi (il primo materiale e l’altro no), a un certo punto ti fa credere che un rapporto (al quale tu magari non hai mai pensato) possa davvero esistere, e alla fine (doccia fredda e risata) conclude che “da qualunque parte si esamini la questione, non c’è nulla in comune fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima”. Come si fa a non amare uno scrittore così?.

Se dovesse consigliare a un lettore a digiuno dell’autore un’opera di Campanile, quale titolo gli proporrebbe e perché?

Le “Tragedie in due battute”. Perché sono un condensato di genialità, talento e creatività. E perché dimostrano che per fare grande letteratura e raccontare un mondo, una storia, una condizione, bastano poche parole.

La “Campaniliana” è una rassegna di teatro e letteratura ormai attiva da quattro anni, a Velletri, con convegni, mostre, studi e dibattiti sull’opera di Campanile. Crede in queste attività di memoria e divulgazione?

Guai se rassegne del genere non ci fossero! Servono a conservare e a tramandare il patrimonio d’idee di un autore, a svelarne nuovi tratti e a farlo conoscere alle nuove generazioni. Quando nelle scuole leggo brani di Campanile, i ragazzi, e in alcuni casi i docenti, mi ringraziano per aver fatto scoprire loro un autore così straordinario e stimolante. Viva, dunque, la “Campaniliana” e tutte le iniziative dedicate al Maestro di tutti noi.

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21/05/2020 Ruggero Giovannelli orgoglio musicale di Velletri: ingegno “eccellentissimo e forse primo nel suo tempo”
Un articolo di approfondimento sul musicista al quale il direttore Micheli vuole dedicare l'Auditorium

Musico eccellentissimo e forse il primo del suo tempo: questa definizione, che dà il titolo ad un libro in merito, è la più esemplificativa per descrivere la caratura di Ruggero Giovannelli. Nato a Velletri nel 1560, da Francesco Giovannelli e Francesca Demane, è stato un compositore e cantore di musica sacra e profana, lavorando su testi di Torquato Tasso e Jacopo Sannazaro fra gli altri. Operando a cavallo fra Rinascimento e Barocco, l’artista veliterno è diventato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Scuola Romana, allievo del grande Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il suo esordio documentato risale al 1582, anno in cui fu pubblicato a Ferrara il suo madrigale “Nel foco d'un bel lauro”, parte della raccolta “Il lauro secco”. La sua carriera è stata in continua ascesa: nel 1583 maestro di cappella nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, in sostituzione di Pellio, nel 1594 si sposta alla Cappella Giulia sostituendo proprio Palestrina, nel 1599 alla Cappella Pontificia come tenore e poi maestro pro tempore. Notevoli anche le collaborazioni e i servizi presso il cardinale Pietro Aldobrandini e il duca Giovanni Angelo Altemps, oltre a quelli in istituzioni quali l’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma, il Collegio inglese e l’Oratorio dei Filippini. Con l’ingresso nel periodo Barocco, Ruggero Giovannelli si distinse per un certo sperimentalismo: pur essendosi formato sui canoni della tradizione musicale del Palestrina, infatti, si cimentò nel concertato, nel basso continuo, componendo tantissimi madrigali, villanelli e canzonette. |2 Del musicista veliterno si ha notizia certa di tre volumi di cinque libri ciascuno, oltre a diversi mottetti a tre e cinque parti e canzonette a tre parti. Dal 1591 la fama raggiunta da Giovannelli gli garantì una capillare diffusione anche al di fuori dei confini nazionali: molte sue composizioni, infatti, circolavano con regolarità all’estero. Diversi studi scientifici hanno approfondito la tipologia della produzione musicale di Giovannelli: chi sottolinea il suo stile severo coerente con la tradizione palestriniana, altri propendono per l’affermazione di un “salto” verso l’autonomia rispetto al Maestro con una posizione mediana della sua musica fra scrittura polifonica cinquecentesca e scrittura policorale seicentesca. Al di là delle nozioni tecniche e teoriche, è indubbio che tra gli illustri figli della cultura a Velletri non si possa dimenticare questo grande artista, nato all’ombra delle mura veliterne in un periodo molto florido per quanto riguarda la musica. Morto a Roma, lontano dalla sua terra natale, nel 1625, fu portato in processione dai cantori verso la Chiesa di Santa Marta, luogo della sepoltura. Oggi Velletri ricorda Ruggero Giovannelli con una strada (quella dove ha sede il locale Commissariato di Polizia) e con un Coro, diretto dal Maestro Claudio Maria Micheli, con all’attivo trenta anni di attività e trecento concerti in tutta la penisola. Nell’ottica della valorizzazione della cultura e della riscoperta dei profili illustri nostri concittadini, non si può che auspicare il recupero di una memoria attiva anche per questo insigne maestro della musica italiana che ha scritto pezzi di storia immortali.

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19/05/2020 L’Auditorium della Casa delle Culture intitolato a Ruggero Giovannelli? La proposta del Direttore Claudio Micheli
Il noto musicista e compositore nacque a Velletri nel 1560

Claudio Micheli, nei giorni scorsi si è parlato sui social di Ruggero Giovannelli e lei ha lanciato l’idea di intitolare a questo grande personaggio della musica italiana e non solo, nato a Velletri, l’Auditorium della Casa delle Culture. Come le è venuta questa idea e che tipo di motivazioni avrebbe un’eventuale intitolazione?

Riallacciandomi all’articolo, molto apprezzato dal sottoscritto, uscito giorni fa sul suo Giornale riguardante la figura del grande compositore veliterno penso che per il nostro Auditorium, dopo quattro anni di piena attività musicale, sia arrivato finalmente il momento di essere intitolato ad una figura di spicco della storia culturale ed artistica di Velletri, e cioè il compositore Ruggero Giovannelli nato qui nel 1560. Nella location in questi anni, data la sua natura e l’acustica perfetta di cui dispone, sono stati effettuati circa 250 concerti che ricoprono la quasi totalità degli eventi svoltisi, saggi e convegni a parte, rivelandosi il luogo migliore in assoluto per proporre musica ed ascoltarla ottimamente, invidiatoci da tutto il territorio dei Castelli Romani e da personalità artistiche e non che lo hanno frequentato. La mia proposta, a differenza dei nostri teatri che già portano i nomi di grandi personalità del mondo del cinema o della prosa che hanno scelto di vivere nella nostra città, è quella di intitolare la sala al grande musicista, nato a Velletri. È stato senza dubbio un grande punto di riferimento per la scrittura di mottetti e madrigali, la cui produzione musicale fa parte da sempre dei programmi concertistici di polifonia sacra e profana in tutto il mondo. Non entrerò nei dettagli della sua immensa produzione. Allievo di Giovanni Pierluigi da Palestrina è stato secondo solo al suo inarrivabile maestro, un vanto per la nostra città e figura inattaccabile sotto ogni punto di vista, se mai si avessero dei dubbi per intitolare l’Auditorium al compositore, definito dalla storia “…Musico eccellentissimo e forse il primo del suo tempo”.

Qual è l’iter da seguire per questo atto ufficiale? Sarà una decisione condivisa?

Sarà mia premura parlare di questa proposta con il Sindaco della città, se d’accordo, per poi ascoltare il parere degli assessori e del consiglio comunale discutendone serenamente. Il fine è quello di ridare memoria e nuova luce al compositore e far conoscere anche ai più giovani uno dei figli illustrissimi della città, quasi totalmente ignorato dalle nuove generazioni e in parte da quelle precedenti, vuoi per la carenza di musica nelle scuole (grazie ai programmi ministeriali sempre più scadenti riguardo l’insegnamento delle arti nel paese che detiene il 70% dei beni culturali dell’intero pianeta) o per questo genere musicale, quale la polifonia, non così popolare nel sentire comune e dedicato a particolari settori della musica stessa, quali compositori di musica sacra, cantori, associazioni corali etc.. Si potrebbe anche, tramite l’impegno della Fondazione e dell’Assessorato alla Cultura, indire un concorso dedicato al compositore o una rassegna nazionale di musica polifonica sacra e profana da svolgersi o annualmente oppure ogni biennio, in collaborazione con qualche Associazione musicale del nostro territorio, da tenersi proprio in Auditorium, o nel Chiostro se in estate, e del quale progetto potrei farmene carico personalmente nel momento in cui potranno ricominciare le nostre attività culturali al momento in standby a causa del Covid. Prendo la palla al balzo per comunicare alla cittadinanza che, appena possibile, nel Chiostro della Casa delle Culture e della Musica, ed anche nel grande giardino esterno, ricominceremo con attività all’aperto da valutare, quali concerti, libri, teatro ed altro, mettendo in campo le dovute precauzioni e disposizioni che dal 15 giugno saranno obbligatorie per procedere in sicurezza. |2

Una decisione pertinente vista l’attività che si svolge in Auditorium…

Ho pensato che sarebbe stato molto bello e calzante dare il nome di un musicista all’Auditorium dove, nonostante la sua breve storia, si sono svolti concerti di tutti tipi con le formazioni più varie, dal classico al jazz, e perfino qualche rock band che a mio modesto parere, vista l’esperienza di questi anni e per il numero di decibel che produce, non ottiene il miglior risultato acustico in quella sala. Ma abbiamo avuto, anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Colle Ionci, sicuramente la più importante nel settore, eventi che spaziano dalla musica contemporanea, ai festival e rassegne chitarristiche, vocali, pianistiche, concerti di musica elettronica, ensemble di strumenti a fiato, arpe, archi, percussioni, gruppi di musica etnica…. Insomma non vedrei altro nome da far sposare con questa sala che non sia quello del grande Ruggero Giovannelli e spero in cuor mio che anche l’Amministrazione comunale voglia rendere onore, con questo gesto, ad uno dei figli più illustri che la città di Velletri abbia mai avuto.

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18/05/2020 Con Battista (e Achille Campanile) in bici al Giro d’Italia
Una delle opere più esilaranti scritta nel 1932

Circa un anno fa il Giro d’Italia passava a Velletri, e nonostante la pioggia l’evento richiamò a bordo delle strade centinaia di persone destando il positivo stupore dei telecronisti RAI, colpiti dal calore della popolazione veliterna di fronte ai corridori. Un evento nazionale storico, quello che assegna la maglia rosa, nel passato ancora più sentito di oggi, poiché non c’erano di certo le televisioni. Achille Campanile fu il vero e proprio capostipite di una generazioni di giornalisti e scrittori impegnati nel seguire il giro per raccontarlo, sulle colonne dei giornali, giorno dopo giorno. Dopo di lui, infatti, saranno cronisti delle corse illustri penne come Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Alberto Bevilacqua, Indro Montanelli, Anna Maria Ortese, Pier Paolo Pasolini, Dino Buzzati, Alfonso Gatto, Goffredo Parise, Giovanni Testori, e l’elenco potrebbe continuare. Nel 1932, Campanile, fu incaricato da “La Gazzetta del Popolo” di ricoprire il ruolo di inviato ufficiale per recensire il Giro vinto quell’anno dal mitico Antonio Pesenti, abile a prevalre sul forte belga Jef Demuysere. Erano anni di gloria per il ciclista italiano, che aveva già conquistato un terzo e un quarto posto ai Tour de France 1931 e 1932. Naturalmente il genio campaniliano non riuscì a ridursi ad una scarna e oggettiva cronaca, e diede adito alle creazioni della sua fantasia per creare le basi del futuro romanzo ciclistico “Battista al Giro d’Italia – Intermezzo giornalistico”, edito da Treves. |2 . Protagonista di questa vicenda professionale e umana è Battista, un servitore che gli fa compagnia e che diventa corridore a sua volta, mischiando la realtà e l’invenzione in una meravigliosa confusione popolare. Infatti, come raccontano testimonianze dell’epoca, il personaggio divenne talmente proverbiale nell’immaginario collettivo che spesso all’arrivo delle tappe le persone cercavano di scoprire quale fosse il posizionamento di Battista, considerandolo un atleta in gara. L’esilarante opera che ne viene fuori è dissacrante e vivace, e come scrive nel volume “La coda del drago. Il Giro d'Italia raccontato dagli scrittori” Campanile «dimostra di conoscere bene le regole e le tecniche giornalistiche ma si diverte a incrinarle, se non a rovesciarle». “Battista al Giro d’Italia”, insomma, è un’altra opera unica nel suo genere, antesignana dei tempi moderni seppur risalente ai primi anni Trenta. E Achille Campanile sublima una manifestazione popolare su larga scala contaminandola con il suo inconfondibile umorismo.

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14/05/2020 Teatro Artemisio-Volonté notizie per gli abbonati: voucher e sconti per rimborsare gli ultimi due spettacoli
Informazioni per i rimborsi 2019-2020

La pandemia da coronavirus ha purtroppo fermato le attività del Teatro Artemisio-Volonté quando mancavano ancora due spettacoli per la chiusura della stagione. Coloro che hanno acquistato il biglietto o l’abbonamento, però, non hanno perso le economie versate. La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, infatti, rende noto che l’importo sarà rimborsato sia per “Maurizio IV” che “Hollywood Burger”. Queste le modalità: voucher per i prossimi spettacoli o scalaggio della somma per chi rinnoverà l’abbonamento per il cartellone 2020-2021. Purtroppo per disposizione della SIAE e dell’Agenzia delle Entrate, valide per tutti gli abbonati ai teatri italiani, non si possono restituire somme in contanti all’abbonato o a chi avesse comprato il semplice biglietto d’ingresso per uno dei due spettacoli. Queste disposizioni sono dettate dalle leggi vigenti alle quali come Teatro Artemisio Gian Maria Volonté la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, come gestore del polo, dovrà aderire. Tutti gli aggiornamenti saranno riportati sul sito www.fondarc.it.

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11/05/2020 Il teatro è in crisi?
Una riflessione di tanti anni fa purtroppo ancora attuale

Crisi è una parola che proviene dal latino crisis e indica una scelta, una decisione o la fase decisiva di una malattia. È forse il termine più abusato degli ultimi anni, con un’impennata decisiva nei mesi della pandemia da coronavirus che ha destabilizzato il pianeta, ma per il settore culturale rappresenta purtroppo un evergreen. Non fa eccezione il periodo di attività di Campanile, già alle prese con una situazione complicata riguardo soprattutto il teatro. Luogo bistrattato, considerato per pochi eletti, eppure fonte di salvezza e cultura con una carica empatica riservata a pochi tempi dell’arte. Proprio gli esordi da regista teatrale non furono tra i più felici per Achille Campanile. Celebre fu il caso del Teatro Manzoni di Milano, nel 1930. La rappresentazione della sua commedia “L'amore fa fare questo ed altro” provocò infatti una divisione manichea del pubblico in sala, tra i sostenitori del testo e i detrattori che ne invocavano la sospensione. Lo scrittore romano, tuttavia, non si perse mai d’animo e continuò a lavorare incessantemente per il teatro affiancando all’attività di sceneggiatore e autore quella di critico e saggista. Rimarrà nella storia la sua dissertazione riguardante la crisi, purtroppo permanente, del teatro italiano e mondiale. Non ci dormiva ed era ossessionato da questa vicenda giorno e notte, tanto da dichiarare che spesso in sogno una prosopopea della “Crisi” gli appariva implorandolo di trovare una risoluzione. “Mi sveglio e comincio a lambiccarmi il cervello per risolverla”, scrive Campanile, che poi aggiunge con una carica spiazzante di essere interessato a trovare una soluzione non per la crisi in sé ma solo perché non se ne parli più. Umorismo nella serietà, in hilaritate tristis, ma le deduzioni campaniliane sono di una lucidità estrema. Pur accennando costantemente al faceto, senza smentire il suo stile, Campanile spazia dalle necessità economiche a quelle strutturali proponendo idee che nella loro bizzarria pure paiono paradossalmente più applicabili di quelle vigenti. Così, per esempio, dichiara che si potrebbero far recitare tre compagnie contemporaneamente, con sollievo degli attori sottoposti ad uno stress molto diverso. Sulle questioni di botteghino, poi, proclama: “Invece di mettere in vendita cinque­cento biglietti a venti lire l'uno, se ne mettono in vendita mille a dieci lire l'uno, cioè due biglietti per ogni posto numerato”, una ricetta senz’altro efficace per ovviare al problema dei pochi tagliandi staccati, rimandando ad una prova di forza (a pugni) tra i contendenti che si giocano lo stesso posto la vittoria finale (quella di poter assistere allo spettacolo). Fra lo scherzo e il serio, Achille Campanile raggiunge il suo scopo: rendere fruibile al grande pubblico una tematica che non può e non deve rimanere confinata ai soli addetti ai lavori. Inoltre, l’estrema chiarezza con cui vengono elencati problemi e paradossi, ottiene l’effetto desiderato di sensibilizzare sulla questione ponendosi il dilemma e analizzandolo per senso civico disinteressato. La soluzione, in fondo, Campanile l’ha suggerita: pensare in profondità con ironia e serietà. Proprio quello che il teatro continua a fare e proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Rassegna Nazionale “Campaniliana”: fra gli obiettivi della manifestazione dedicata a Campanile organizzata dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri c’è una grande attenzione al teatro. Il Premio Nazionale, infatti, valuta le opere inedite di genere umoristico migliori e oltre al premio in danaro offerto dalla Casa di Cura Madonna delle Grazie (€ 1500,00) contribuisce alla messa in scena dell’opera stessa con la prima nazionale al Teatro Artemisio-Volonté di Velletri. I vincitori del Premio sono stati, nelle prime tre edizioni, Francesco Brandi (2017, “Prestazione occasionale”), Adriano Bennicelli (2018, “Eden, sala danza. Domenica aperto”) e Andrea Ozza (2019, “Cinque panni che si lavano in famiglia”).

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09/05/2020 La “Campaniliana” patrocinata dal CENDIC: scrittura teatrale, formazione e arte da Campanile all’età contemporanea
Importante patrocinio per la rassegna 2020

La scrittura teatrale è una professione altamente specializzata e, in quanto tale, richiede una formazione che si potrebbe a giusto titolo definire permanente. È un “mestiere” che esige un lungo tirocinio in palcoscenico, che parte dall’artigianato per attingere all’arte, che si nutre di esperienza ed intuizione, d’ispirazione e pratica. Per queste ragioni deve essere una professione rispettata perché è il motore primo di ogni accadimento teatrale e deve poter offrire a chi la “esercita” la possibilità di vivere del proprio lavoro. In Italia occorre invertire una tendenza malata che sta museificando il nostro teatro e che fa perdere ogni aggancio con la realtà che si vive, con la contemporaneità e con la nostra identità nazionale. In queste parole è sintetizzata la mission del CENDIC, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, presieduto da Maria Letizia Compatangelo. |2 Una visione che si sposa al meglio con quella della “Campaniliana”, rassegna nazionale di teatro e letteratura nata a Velletri nel 2017 e giunta ormai alla quarta edizione con l’organizzazione della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Per questi motivi la rassegna dedicata a Campanile ha ricevuto il patrocinio del CENDIC per l’edizione 2020, grazie alla disponibilità di Maria Letizia Compatangelo che ha apprezzato molto il progetto “Campaniliana” (le cui date saranno rese note non appena sarà chiara la situazione pandemia). La professoressa Compatangelo è drammaturga, regista, saggista, laureata in Storia del Teatro, e dopo un’iniziale esperienza di attrice si è dedicata quasi interamente alla scrittura. Formatasi all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, insegna in diverse istituzioni accademiche e tiene corsi sui grandi del teatro italiano. La collaborazione con il CENDIC impreziosisce e di molto la “Campaniliana”, sempre più proiettata verso sinergie con enti nazionali nel suo intento di sensibilizzare, divulgare e unire intorno all’opera del Mastro Achille Campanile.

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08/05/2020 Giuria del Premio Campanile 2020, confermata la presenza di Emilia Costantini
Si compone quindi la commissione di questa edizione: Costantini, Colasanti, Campanile

La giornalista e scrittrice Emilia Costantini farà parte anche quest’anno della Giuria di qualità che valuterà i copioni partecipanti al Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, indetto dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura. Critica teatrale e giornalista professionista al «Corriere della Sera», dove si occupa di cultura e spettacolo, è anche opinionista televisiva e membro di giuria in vari premi letterari. Ha pubblicato romanzi e saggi di teatro, tra cui “La scena delle donne”, storia della drammaturgia femminile dalle origini ai nostri giorni. Ha condotto programmi di cultura e spettacolo alla Rai. È autrice di “Intervista immaginaria a Oriana Fallaci: donna-contro”, rappresentato anche negli Stati Uniti, a New York, dall’attrice americana Andrus Nichols, e di “Intervista immaginaria a Marina Berlusconi”, che ha debuttato al Todi Festival. Con Aliberti editore ha pubblicato “Tu dentro di me” (2009) e “Oltre lo specchio” (2010). Con Fivestore editore ha pubblicato la biografia di Rodolfo Valentino (2013). Per Imprimatur ha firmato “Quel segno sulla fronte” (2014). Dal 2018 è nella Giuria del Premio Nazionale Teatrale "Achille Campanile" e nell’edizione 2019 ha partecipato in qualità di relatrice anche al convegno “Per parlar chiaro”, insieme a Giancarlo Governi, Francesco Sabatini, Florinda Nardi e Arnaldo Colasanti.

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07/05/2020 Arnaldo Colasanti Presidente della Giuria per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” 2020
Il critico, accademico e scrittore di nuovo in sella alla Giuria

Sarà anche per quest’anno Arnaldo Colasanti il Presidente della Giuria di qualità per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”. La quarta edizione del concorso, bandito dalla Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, vede la scadenza delle iscrizioni fissata per il 15 luglio 2020. Colasanti è un critico letterario, scrittore, conduttore televisivo, accademico con tantissime esperienze nel mondo della cultura. Vincitore del prestigioso Premio Grinzane Cavour, è redattore della rivista “Poesia” e condirettore di “Nuovi Argomenti” con Dacia Maraini. Componente di vari Consigli di amministrazione e Comitati scientifici di Musei e Istituzioni, dal 2017 presiede la Giuria per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” e anche quest’anno, insieme agli altri giurati, valuterà le opere pervenute. Ricordiamo che la partecipazione al bando è gratuita. Il premio è dell'importo di € 1.500,00 da attribuire ad un'opera teatrale inedita, di genere umoristico e redatta in lingua italiana. Oltre a ricevere il premio in denaro, l'opera vincitrice avrà l'opportunità di essere messa in scena da una compagnia teatrale scelta tra quelle iscritte alla UILT, nella stagione teatrale 2020/2021, presso il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté a Velletri. Il plico postale, completo dell'intero contenuto richiesto dal bando, dovrà essere indirizzato a: Fondazione Arte e Cultura Città di Velletri – Premio Nazionale Achille Campanile – c/o Segreteria del Sindaco - Palazzo comunale. P.za Cesare Ottaviano Augusto n.1 - 00049 Velletri (RM).

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05/05/2020 Campaniliana, la parola a Guido Ciranna: “Ampio coinvolgimento di scrittori, cultori e di un pubblico nuovo”
Intervista al Presidente della Casa di Cura Madonna delle Grazie

Il Presidente della Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri, nonché membro della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri Guido Ciranna anche quest’anno ha confermato il suo supporto all’iniziativa del Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”, inserito nel più ampio contesto della rassegna “Campaniliana”. Un Premio, quello dedicato allo scrittore che visse fra Velletri e Lariano negli ultimi anni della sua vita, in continua crescita grazie alla collaborazione con la UILT e alla partecipazione dei tanti autori emergenti. Ecco quello che il presidente ha dichiarato in merito all’edizione 2020 (il bando di concorso scadrà il 15 luglio).

Presidente Guido Ciranna, anche quest’anno la “Campaniliana” prosegue ed approda alla quarta edizione. Facciamo un passo indietro: lo scorso anno il successo è stato tanto, sia per il numero di copioni pervenuti al Premio sia per le iniziative della rassegna, inaugurata da un convegno con sei ospiti di fama nazionale. Che giudizio dà all’edizione 2019?

Credo di poter dire che l’edizione 2019 sia stata non solo estremamente positiva, ma la prima in cui la scommessa fatta sulla cultura, e la dedizione nel portare avanti caparbiamente questo progetto, abbia iniziato a produrre i frutti sperati, frutti rappresentati dall’ampio coinvolgimento di scrittori, di appassionati cultori ma anche di un pubblico, che definirei nuovo, attratto o incuriosito dalla dimensione via via crescente dell’evento e che, nell’edizione 2019, ha condotto alla visibilità effettivamente avuta.

Nonostante l’emergenza coronavirus la “Campaniliana” è molto attiva in questa prima parte dell’anno: il 23 aprile c’è stata una maratona virtuale con letture del Maestro alla quale hanno partecipato molti appassionati, attori, lettori e settimanalmente vengono prodotti contenuti di divulgazione sull’opera di Campanile. Ritiene che queste iniziative possano impreziosire il lavoro della rassegna e tenere alta l’attenzione?

La cultura, a mio avviso, è principalmente condivisione, confronto e comprensione e, pur avendo una formazione professionale fortemente orientata alle nuove tecnologie (aspetto che si rispecchia, e chiarisce poi molto, nella digital transformation che la Clinica Madonna delle Grazie ha avuto negli ultimi dieci anni) non credo che il modello a cui vorrei tendere, per il futuro, sia quello dell’aggregazione virtuale. Auspicherei, per il bene di tutti, innanzitutto di lasciarci alle spalle questa terribile pandemia, per rivalutare gli abusi di social network e virtuale che in questi giorni tanto ci stanno stretti, ritornando a confrontarci e discutere, fianco a fianco, di tutte le tematiche che si vogliono affrontare, ma da persone e non più da avatar.

Parliamo del Premio: ormai dopo tre anni di buoni risultati, sia in termini di partecipazione che di qualità degli scritti, approdiamo al quarto. Anche quest’anno sono numerosi i copioni già pervenuti e c’è molto tempo fino al 15 luglio. Pensa che si possa ormai considerare vinta la scommessa della Fondazione e della Clinica nel dare fiducia ad un’iniziativa nazionale?

Precedentemente parlavo di frutti raccolti da una scommessa fatta sulla cultura, tuttavia questa non è una scommessa che si vince bensì una scommessa che si rinnova anno dopo anno, mettendo a frutto quanto di buono si realizza, ed utilizzandolo come base di partenza per la sfida dell’anno successivo. Se continuerà ad essere questo lo spirito, e non ho motivo di credere diversamente, ben difficilmente verrei meno dal supportare le iniziative che ci sarà modo di varare in futuro.

Quale presidente della Clinica e membro della Fondazione, come pensa che si stia comportando il mondo della cultura in questa fase? Concorda con chi dice che l’arte e la cultura siano state medicinali in questa quarantena, pensando ai tanti artisti che hanno tenuto compagnia via internet alle persone in casa?

Come operatore della sanità in questo momento ho avuto poco tempo per soffermarmi ad analizzare i comportamenti del mondo della cultura recenti: alla stessa maniera, però, leggendo i quotidiani e seguendo i tanti programmi televisivi di attualità, ho avuto contezza di quanto lamento da anni, ovvero di una scarsissima informazione di cosa sia e come funzioni la sanità nel suo complesso e, da operatore del settore, vedere raccolte fondi, opinioni e testimonianze - a volte anche di sostegno, ma non sempre - del mondo della cultura ma indirizzate verso solo alcune direttrici, maggiormente, ma anche clamorosamente, più visibili di un mondo invece estremamente complesso e che nella maggior parte dei casi opera nel silenzio, notare lo stupore per accadimenti percepiti come eccezionali laddove gli stessi sono semplicemente il frutto del compimento del dovere di ogni operatore del sistema sanità, non mi ha colpito particolarmente, o meglio, mi ha colpito per il fatto che, all’organizzazione sanitaria ed alle sue difficoltà, ma anche alle sue eccellenze, il grande pubblico ha approcciato solo in occasione della grande emergenza. Troppo spesso la visione di questo mondo è stata raccontata con messaggi errati, parziali o di parte ma comunque frutto di una visione poco approfondita di un mondo, quello della sanità, complesso e di cui, se non ce n’è bisogno, normalmente ci si disinteressa e, temo, quando passerà tutto questo, si tornerà nuovamente a disinteressarsi, a disinteressarsi delle problematiche di cui ha sofferto dal 2011 in avanti (ed anche delle cause e le “visioni di sistema” che hanno portato a tutto questo), ed a dipingere in maniera iniqua coloro che oggi dipingiamo come angeli. Ricordiamo sempre che tutto il personale sanitario è principalmente composto di persone che, nelle difficoltà quotidiane, assolvono al proprio dovere confrontandosi costantemente col dolore e con la malattia di pazienti e, né la malattia, né il paziente, è mai uguale ad un’altra malattia o un altro paziente.

Una domanda personale: qual è il suo libro preferito di Achille Campanile?

Ho sempre apprezzato la produzione Campaniliana e lo stile di Achille Campanile, conservo con grande cura alcune raccolte e romanzi, e ne rileggo spesso e con piacere alcuni passi; ultimamente ho riscoperto il Manuale di Conversazione ma, ripeto, non ho un libro preferito, bensì una lettura allargata della sua produzione che spesso viene stimolata, o meglio influenzata, dagli accadimenti del contesto attuale ed in cui Campanile risulta essere ancora attualissimo;

Pensa che la risposta dei tanti autori emergenti al bando possa dimostrare che c’è bisogno di una scrittura umoristica in Italia, visto che il genere è sempre stato un po’ snobbato dalla critica?

Ritengo che l’Italia, caratterialmente ormai, tenda a nascondere i suoi tanti tesori, tra cui tanti scrittori emergenti, o semplicemente amatoriali, che meriterebbero di essere portati al grande pubblico. Spesso dimentichiamo la nostra storia e che l’Italia raccoglie il 70% del patrimonio culturale mondiale: forse riprendere contezza di questo, e affrancare la cultura da un concetto di esclusività ed appannaggio di pochi “circoli” potrebbe contribuire al rilancio complessivo del sistema nazione, dell’orgoglio di essere italiani e dello spirito di appartenenza a questa meravigliosa nazione. 

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